jueves, 21 de julio de 2016

TURCHIA: ACCERCHIATA BASE della NATO di INCIRLINK


La Turchia verso l'Eurasia La NATO avrà una "Turcexit"? 

Tito Pulsinelli La base militare NATO di Incirlink è accerchiata dalle forze militar istituzionali che fanno capo al governo di Ankara (QUI). Durante il fracassato golpe del 15 luglio sferrato contro Erdogan, la base di Incirlink è rimasta senza energia elettrica, dopo che era stata scorporata dalla rete civile. E' stato confermato anche che sono agli arresti  il général Bekir Ercan Van, comandante della base di Incirlik, vari
ufficiali, sottufficiali  e soldati turchi, con l'asccusa di essere coinvolti nel fallito golpe.  

Il 18 luglio, nella strategica base della NATO che alloggia 1500 soldati USA, si sono presentati i pubblici ministeri incaricati dell'inchiesta, per ispezionare e interrogare, nel quadro di quel che altrove verrebbe definita una vera e propria "perquisizione". Di fronte alla gravità di un intervento giudiziario contro una vitale struttura della NATO -strategica per l'operatività aerea in tutto il Medioriente e particolarmente ai danni della Siria- sorprende il silenzio totale dei multimedia occidentali. In fondo, non succede tutti i giorni un evento di tal forza, e stranizza che non meriti neppure un trafiletto.

I primi a condannare a caldo il il golpe furono i partiti legali e le associazioni  kurde, seguite dalle forze istituzionali kemaliste, dai nazionalisti all'estrema sinistra. Infine, la gente scese nelle strade per difendere Erdogan, non per incitare le pattuglie golpiste, che non esitarono a far fuoco sui civili.

Va ricodato che dopo le scuse presentate dalla Turchia per l'uccisione del pilota dell'areo russo SU-24 abbattuto nel cielo della Siria, il nuovo ministro degli esteri turco offrì al Cremlino l'uso della base aerea di Incirlink. Sembrava una trovata strampalata del Sultano. Com'è possibile il "condominio" di una base della NATO? Eppure, oggi comincia ad assumere un altro significato, soprattutto dopo l'arresto dei responsabili e piloti -anch'essi partecipanti al golpe- che aprirono il fuoco contro il Sukhoi.

Se il golpe andava a segno, oggi si parlerebbe di "trionfo della democrazia contro un tiranno musulmano". Non è avvenuto così, pertanto si ripiega su un ipotetico autogolpe, come da manuale. Invece ad Ankara parlano di  "Stato profondo" e parallelo, dove si annidano gli eredi della datata politica che riduceva la Turchia a bastione avanzato degli USA e dell'UE. Gli altolocati e subalterni pretoriani disposti a pagare l'accesso alla modernizzazione con  la passività. Le vecchie e sempre più sprezzanti alleanze non giustificano più una fedeltà pagata con l'inimicizia di tutto il  contesto regionale.

Ankara sta recidendo i legami di questo nucleo con il coagulo di ONG finanziate da vari governi, con le variegate reti "umanitariste" e quel magma opaco  che -attraverso Soros- risale all'apparato USA legato a Hillary Clinton. Vale a dire quelli che in questi anni, sono passati con disinvoltura dai legami con estremisti "musulmani con cravata" a quelli "con turbante". Il repulisti drastico include: 103 ufficiali e ammiragli ultras occidentalizzati, 6000 militari, 8 700 poliziotti, 30 governatori, 8000 magistrati, migliaia di rettori e presidi di licei.

L'imminente viaggio d'agosto del Sultano a Mosca ratificherà il marcato distanziamento della Turchia dal blocco USA-NATO-UE, e la confluenza progressiva con l'Eurasia. In arrivo forti scosse sismiche per la stessa NATO, fresca del trionfalismo ed esagerata autocebrazione di Varsavia, Avvicinamento con l'Iran, con la Russia e Cina, con le nazioni ex-sovietiche turcofone, fino alla ventilata adesione al patto commerciale-finanziario e di difesa eurasiatico dell'Organizzazione della Conferenza di Shangai (OCS).

Ritorna d'attualità il gran oleodotto che porterà il metano russo in Europa, vetato all'Europa meridionale da Washington, che preferisce la soluzione "con turbante" proveniente dai giacimenti delle petromonarchie del Golfo.

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