La crisi scatenata dall'improvvida aggressione della Georgia, vista dal Sudamerica
Tito Pulsinelli
All’operazione militare di Mosca, finora l’asse Stati Uniti-Unione Europea (UE), che si raggruppa sotto le vetuste bandiere della NATO, ha risposto con parecchia lentezza e confusione. Il gioco d’azzardo imposto al “rivoluzionaro colorato” georgiano, si sta rivelando come un bluff di poker contro i maestri degli scacchi. Sembra chiaro che
Nel frattempo, l’Ossezia del sud e l’Abkhazia gli dicono adios, e sono disponibili ad ospitare basi militari russe, come misura protettiva della loro indipendenza contro le ritorsioni georgiane e dei suoi guardaspalle stranieri.
Gli USA-UE hanno risposto con una intensa guerra propagandistica, campo di battaglia in cui sono maestri, e la stanno vincendo. Ma al di là della prosa veemente di Bernard Henry Levy, riprodotta e amplificata dalla catena di montaggio dell’informazione seriale, non c’è altro.
Nemmeno i vertici, sfuggono all’impressione di una cacofonia in cui vengono smentiti propositi bellicosi -o minacce di sanzioni- nel giro di solo ventiquattro ore. La questione principale è che l’ “occidente” è una categoria geopolitica assai datata, fuorviante, quasi un vuoto a perdere che non riesce più a camuffare gli interessi divergenti tra Stati Uniti e UE, e tra “vecchia Europa” e i pesi piuma del Baltico.
La minaccia della NATO di estromettere Mosca dai suoi consessi marziali, infatti, la lascia imperturbabile. Anzi, rilanciano che loro potrebbero vietare alla NATO l’uso del territorio russo, da cui oggi passano i rifornimenti alle armate impegnate in Afganistan.
Questo sarebbe un colpo duro, perchè obbligherebbe a far ricorso a più complicati e costosi ponti aerei, che aumenterebbero considerevolmente i costi già insostenibili della “guerra antiterrorista”.
E salterebbero anche i buoni uffici che i russi interpongono con l’Iran e
Il futuro della NATO come braccio armato USA-UE è ormai a un punto critico, in primo luogo perchè gli interessi materiali delle due sponde atlantiche non coincidono con l’automatismo costante e invariabile del passato. Il futuro della coalizione militare si sta giocando in Afganistan, dove le cose non vanno bene e si apre la discussione sulla sua funzione. Destano preoccupazioni crescenti il carattere offensivo con cui l'alleanza sta sconfinando verso l’infinito geopolitico e la tendenza a surrogare l’ONU.
In questa fase, inoltre, sono gli USA ad aver più bisogno dell’UE per effettuare trasfusioni finanziarie dalla Banca Centrale Europea all’economia cartacea
La posta in palio dell’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan presto farà affiorare i contrasti inter-europei, in cui Germania e Francia –al di là del minuetto diplomatico- difenderanno interessi più immediati e concreti contro le intemperanze polacche. Alla fine, parafrasando Stalin, diranno “quanto Prodotto Interno Lordo producono Varsavia e i valvassini baltici?”
Foto: Dmitry Kostyukov
L’UE dovrebbe finalmente parlare con voce propria, perchè finora non è chiaro quando si nasconde dietro la maschera “occidentale”, o quanto patisce l’alter ego atlantista. La tentazione delle ritorsioni poggia sulla convinzione che il sistema russo non potrebbe funzionare a lungo senza l’economia europea. Però l’UE deve mettere in conto che non può funzionare senza il gas russo nell’arco di qualche trimestre. Qui il ricordo va all’inverno di due anni addietro quando diminuì l’afflusso di gas russo. E, visto che anche all’Iran si applicano sanzioni, chi provvede al fabbisogno energetico? L’“alleato americano”?.
L’onda espansiva della NATO nella regione del Mar Nero ha incontrato un muro di contenzione solido. L’accelerazione dei tempi per l’entrata della NATO in Ucraina è una decisione volontarista che non otterrebbe l’espulsione dei russi dalla cruciale zona marittima.
Il “rivoluzionario colorato” che guida provvisoriamente l’Ucraina, pagherebbe con una secessione di grande proporzione tale imposizione dall’alto. La regione mineraria se ne andrebbe, e la flotta russa rinforzerebbe la sua presenza nel Mar Nero ben oltre il 2017. E in una zona più vasta di Sebastopoli, che comprenderebbe la costa dell’Abkhazia e il porto georgiano di Poti.
Le forzature della NATO, sono dettate dall’incalzare di una crisi polidimensionale, ma non riescono a cambiare la relazione globale delle forze in campo. Sono mosse reattive improntate a un verticismo che lascia dietro di sè società in convulsione. I nuovi Paesi che “aderiscono” soffrono fratture tra elites e società civile, e sono esposti a frammentazioni territoriali o separatismi. E permane un dato incancellabile e inalterabile:
Il dispiegamento anti-missilistico in terra polacca e ceca, è stato imposto senza consenso sociale, e lascia due Paesi seriamente divisi in fazioni contrapposte. C’è da chiedersi se è un prezzo che vale la pena di pagare, visto che aumenta la vulnerabilità interna e non conferisce nessun vantaggio risolutivo.
Bruxelles dovrebbe valutare perchè contro l’azione militare della Russia è stato impossibile attivare il GUAM ( alleanza militare tra Georgia, Ucraina, Azerbaygian e Moldavia), strumento delle multinazionali petrolifere anglo-USA per la salvaguardia dei corridoi energetici. E non è stato possibile varare nemmeno una di quelle consuete operazioni “umanitarie” –in cui l’Italia si distingue con forte presenzialismo- istallate dall’ONU in vari territori, dove si cerca di ottenere con altri mezzi quel che è stato impossibile agli eserciti.
Vale la pena riflettere, infine, sulla sorte dell’Unione Sovietica, collassata sotto il peso di spese militari crescenti, quando ricercava l’impossibile egemonismo assoluto. C’è il dubbio che ora si stiano invertendo i ruoli e i falchi di Washington siano caduti in trappola. Li si induce a battersi su molti e dispersi fronti, dove sacrificano le loro migliori risorse per ristabilire l’impossibile egemonismo unipolare.
Trapelato nella fulminea stagione post-92 e svanito come un arcobaleno, perchè gli Stati Uniti non hanno saputo proporre al mondo un nuovo modello di relazioni globali, che comunque riservasse a loro un posto di riguardo. Hanno ingannato tutti, trasformando
Hanno scelto di sognare ad occhi aperti, immaginandosi di vivere nella fase in cui Roma da repubblica diventava impero, cercando di imporre la necrofora dittatura globalitaria e il fanatismo estremista del “o con me o contro di me”. Oggi si profila all'orizzonte un’altra realtà multipolare di grandi blocchi geoeconomici. L’UE non sembra sapere da che parte stare, fino in fondo.


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