martes, 13 de octubre de 2009

Guerra al sindacato in Messico

Fabrizio Lorusso
http://lamericalatina.net
Il titolo del post sembra forse una provocazione, ma è più o meno quanto è successo qui in Messico nella notte tra sabato e domenica. Il presidente Felipe Calderon, d’accordo con il Ministro delle Finanze Agustin Carstens, ha decretato a mezzanotte la liquidazione della compagnia statale che fornisce energia elettrica al centro del Messico, la Luz y Fuerza del Centro o LyFC.

Ancora prima della pubblicazione del decreto circa 6000 uomini dell’esercito e della polizia federale, un corpo di polizia militarizzato, avevano già occupato i principali impianti dell’azienda in tutto il paese e sfollato i lavoratori presenti che sono stati sostituito temporaneamente da circa 800 tecnici mandati dal governo per mantenere le operazioni. Ecco il decreto: http://148.243.70.23/wp-content/themes/arras-theme/decreto_extincion_luz_y_fuerza_del_centro.pdf

La sede della compania a Città del Messico, nella esclusiva zona di Polanco, è stata la prima a cadere, ma ha continuato a funzionare e fornire energia senza problemi. Questa era infatti la ragione ufficiale dell’operazione militare anche se si sospetta che la repressione preventiva del dissenso non sia stato un fattore secondario. Ciononostante non è ancora chiaro il destino dei lavoratori e dell’azienda. Si parla di indennità, di rispetto dei diritti e forse della futura assunzione e ricollocamento di almeno un quarto di loro, circa 10mila persone.

L’azione di forza e la liquidazione sono state motivate ufficialmente dalle inefficienze e le perdite della compagnia (costi operativi pari al doppio delle entrate) che, secondo il potente sindacato messicano degli elettricisti, lo SME, non sono dovute ai lavoratori nè alla presenza di sindacati e di condizioni lavorative accettabili economicamente (che sono state frutto in parte di lotte sanguinose e dure conquiste sindacali e in parte anche di forme di cooptazione dell’ex partito di regime PRI, Partido Revolucionario Institucional).

La colpa viene attribuita alla cattiva gestione globale dell’impresa e alle inefficienze causate dai dirigenti mentri il governo ribatte che i costi del lavoro e dei diritti in vigore per LyFC sono ormai altissimi e insostenibili.
Qui alcuni grafici e dati in merito: http://blogs.eluniversal.com.mx/weblogs_detalle8915.html
Qui la storia di uno dei più antichi e agguerriti sindacati del Messico:http://www.eluniversal.com.mx/notas/632514.html

La confindustria messicana, COPARMEX, ha applaudito l’azione autoritaria di Calderon e ne ha auspicato l’applicazione anche ad altre statali e parastatali. I festeggiamenti in corso nella capitale e il clamore mediatico e popolare provocati dalla qualificazione ai campionati del mondo del 2010, ottenuta dal Messico proprio sabato sera grazie alla vittoria con El Salvador per 4 a 1, sono stati sicuramente un elemento di distrazione importante considerato dal governo al momento di sferrare l’attacco.
Da una parte è vero che la “rivale” e più grande impresa statale del settore dell’energia elettrica, la CFE o Comision Federal de Electricidad, la quale rileverà le attività de Luz y Fuerza dopo la liquidazione, è circa tre volte più “virtuosa” e rimane un’impresa statale. Ecco i motivi esposti da Calderon: http://www.youtube.com/watch?v=6QgyTvWA5yc

D’altro canto la mossa di Calderon sembra voler infliggere un duro colpo al sindacalismo messicano, spesso dominato da dirigenze arroganti e corrotte, ma che in questo caso riguarda uno dei pezzi più democratici e storici del mondo del lavoro organizzato. Calderon ha probabilmente voluto sfruttare le recenti divisioni interne al sindacato degli elettricisti che s'era separato in due corrente, subito ricomposte dopo la liquidizione forzata di sabato sera.

Gli oltre 40mila dipendenti di Luz y Fuerza sono sul piede di guerra e annunciano imponenti manifestazioni a partire da quella di giovedì prossimo 15 ottobre a Città del Messico mentre il PRD, Partido de la Revolucion Democratica, ha dichiarato di voler interrogare 4 ministri del governo di Calderon ed eccepirà la costituzionalità del decreto di liquidazione.
Dal punto di vista sociale il sindacato reputa insufficienti le proposte del Ministero del lavoro e delle finanza relative alle indennità garantite (33 mesi di stipendio e dei bonus, oltre al pagamento delle pensioni già in essere) soprattutto perché degli oltre 40mila lavoratori attivi solo 10mila potranno essere reinseriti nella nuova impresa o nella CFE e questo numero non è nemmeno sicuro e garantito.

Lo SME y Esparza, il suo lider riconosciuto, sostengono anche che molte grandi imprese che generano il 70% delle entrate dell'impresa sono costanetemente inadempienti nei pagamenti dell'elettricità e tra essi ricomprendono anche alcune sedi del potere politico. Il Ministro del Lavoro, Javier Lozano, ha ribadito in un'intervista alla giornalista Carmen Aristegui che tutte le soluzioni possibili erano già state provate e non avevano condotto a nessun risultato e allora è dovuto intervenire l'esercito con la polizia per rendere effettiva la liquidazione senza danni al servizio.

Il dirigente sindacale messicano dello SME, Martin Esparza, sta anche promuovendo tutti i ricorsi legali del caso e prevede una lunga lotta in difesa della compagnia e dei posti di lavoro. In effetti proprio sabato in giornata i dirigienti del sindacato si erano incontrati con esponenti del governo per negoziare un’uscita alla crisi cronica dell’impresa statale e quindi la notizia dell’occupazione militare di fabbriche e uffici è suonata come un’enorme beffa.
Mentre Calderon ribadisce l’utilità e necessità sociale del provvedimento, Andres Manuel Lopez Obrador, ex candidato presidenziale del PRD spaleggiato dal compagno di partito e sindaco della capitale, Marcelo Ebrard,, annuncia battaglie e rinnova il suo sostegno alla causa degli elettricisti.
Video: http://www.youtube.com/watch?v=YCWD6x_0NWQ&feature=related
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