lunes, 9 de noviembre de 2009

North Stream: Il gasodotto russo-tedesco si fa

Passo avanti nell'autonomia energetica europea - Prova di sovranità e multipolarismo

Il gasdotto North Stream si fa. E' lungo 1223 km, andrà dalla Russia alla Germania, passando sotto il Mar Baltico e scavalca i Paesi dell'Europa dell'Est. Con l'approvazione della Danimarca, il progetto due giorni fa ha ricevuto l'ultimo via libera dai governi svedese e finlandese.
Il consorzio che realizzerà North Stream è guidato dal colosso energetico russo Gazprom, ma vi partecipano anche le tedesche E.On, Ruhrgas e Basf-Wintershall, inizia i lavori entro la primavera 2010 e termineranno entro il 2011.

La Polonia, Ucraina e Bielorussia vengono tagliate fuori, perciò denunciano che questa infrastruttura creerebbe una maggiore dipendenza dal vicino russo. I polacchi parlano di maggiori costi delle tubature maritime rispetto a quelle terrestri, in pratica la soluzione caldeggiata da loro costerebbe 3 miliardi di euro, mente il North Stream il triplo.

In realtà, è un risparmio netto per via dei diritti di transito e prelievo che non sarà più necessario pagare ai polacchi, ai baltici o ai bielorussi. Con margini di sicurezza di gran lunga superiori, visti i precedenti con l'Ucraina che -facendo la cresta o con la pretesa di pagare la propria bolletta energetica con il transito del gas russo sul suo territorio- ha più di una volta messo in seria difficoltà i consumatori europei.

E' una affermazione dell'autonomia europea in campo energetico, che stravolge il quadro geopolitico e le soluzioni sponsorizzate dagli Stati Uniti: cadono le forti pressioni per imporre il velleitario progetto Nabucco. Il consorzio russo-tedesco dà una risposta decisiva che coniuga il vantaggio dei minori costi con la sicurezza dei rifornimenti, mettendo al loro posto gli Stati vassalli dell'est tanto cari alla Casa Bianca.
La "nuova europa" prediletta da Rumsfled e Bush viene neutralizzata, e non potrà più mettere il bastone tra le ruote, nè fungere da cavallo di Troia per attizzare -per conto terzi- la fobia o il conflitto con la Russia. Questa rimane un grande mercato per le esportazioni dell'UE, nonchè fornitore di energetici sicuro ed affidabile, soprattutto ora, con gasodotti sottratti agli appetiti ed ai capricci di terzi.
Con il passo decisivo compiuto anche dal South stream, dopo il sì della Turchia al gasodotto marittimo sotto il mar Nero, che unirà la costa russa con l'Italia del sud, l'Europa ha fatto un passo importante verso il multipolarismo e la sovranità. Per quanto riguarda i vitali rifornimenti energetici futuri, difende i propri interessi strategici, basati sull'autonomia e la diversificazione. L'atlantista "partito anglosassone" deve prenderne atto, o indicare alternative credibili.


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