jueves, 1 de abril de 2010

La prossima era della decrescita

...tutto fa PIL

Italo Romano
Per chi è nato negli ultimi cinquanta anni, sotto l’assurda dittatura del Pil, per chi ha vissuto per anni con l’idea che la misura della ricchezza e del benessere sia data il Prodotto interno Lordo. Per chi è abituato a lavorare ogni santo giorno, per oltre otto ore al giorno per un pizzico di benessere in più è un enormità di vita buttata nel cesso. Per chi nonostante soccombe sotto il peso del sistema e nonostante tutto esegue ubbidiente, e per chi il sistema lo cavalca o addirittura lo gestisce, l’idea di frenare questa folle corsa è inapplicabile.

Ingabbiati dal sistema. Senza movimento di uomini e merce non vi è lavoro, senza lavoro non vi sono soldi e senza soldi non si può bere, mangiare, vivere sotto un tetto dignitoso etc. E’ un sistema circolare che, nonostante la sua crudeltà, può sembrare perfetto. Eppure non è così. Difatti negli ultimi anni i costi sociali e ambientali sono stati ingenti, hanno oltrepassato la soglia della dignità civile. Il sistema è circolare ma lo sviluppo è rettilineo. In un mondo finito, quale è il nostro, è impossibile sostenere una crescita continua all’infinito. Ora pensandoci meglio il nostro “perfettissimo” sistema circolare, somiglia di più a un cane che si morde la coda.

Oggi tutto fa Pil: un terremoto, una frana, un incidente d’auto etc. Pensate alla catena messa in moto da un semplice tamponamento senza gravi conseguenze: meccanico per riparare le auto o concessionaria per ricomprarne una nuova, medici e infermieri, poliziotti o carabinieri, soccorso stradale, assicurazione delle auto coinvolte, eventuali avvocati e giudici per una possibile causa, carburante consumato etc.

Tutto questo ha contribuito a incrementare il nostro Prodotto interno lordo, che, per i signori economi, corrisponde a un incremento di benessere. Ma questo voi lo chiamate benessere? Allora possiamo arrivare a pensare che in uno nazione dove anche la percentuale di ossigeno che respiriamo è Pil, tutto è ben manovrato dall’alto e la manfrina che ci sorbiamo ogni dì dai telegiornali è puro moralismo.

L’uomo di oggi ha solo una scelta: essere merce o essere consumatore. Questa è l’unica libertà che abbiamo. Secondo la dittatura del Pil la felicità di un individuo è collegata all’ultimo iPad acquistato, all’ultima festa a cui si è partecipato, all’ultima vacanza low cost da cui si è appena tornati(preferibilmente puttan tour) etc. Da questa concezione di felicità il mondo che ne viene fuori è mostruoso!

In questi anni ho visto veri e propri tossicodipendenti da lavoro. Gente costretta a lavorare negli orari e nei giorni più assurdi. A nero, sottopagati, senza diritti, senza sicurezza, come robot o animali da soma. Causa le nuove tecnologie (pensate a quanto ci ha cambiato la vita il cellulare) viviamo a ritmi forsennati, per lo più inumani. La situazione ci è sfuggita di mano, ammettiamolo. Tutto ciò, non è più a misura d’uomo. Ci siamo chiusi in una cella e abbiamo buttato la chiave. Ci siamo resi schiavi di un’unità di misura.

Abbiamo dato troppa importanza al vil denaro! Oggi molti sarebbero disposti alle cose più orrende per avere quel poco di ricchezza che gli permettesse di vivere secondo uno dei tanti modelli preconfezionati tra cui questa dittatura ci “permette” di scegliere. E’ una catena di sensi di colpa, finti doveri e reali costrizioni che ci costringe a prendere parte a una lotta che non ci appartiene. Un gioco al massacro che ha una sola regola: il più forte vince e i deboli soccombono!

Questo giochetto ha creato una forte ed evidente disparità nel mondo, ma, se guardiamo bene, anche intorno a noi. I pochi detengono quasi tutto e ai molti non resta che scannarsi per le briciole. Eccovi servite: guerra, rivolte, terrorismo, violenza etc. Dinanzi questo scenario apocalittico non resta altro che provare a dimenticare ed eccovi: droghe, alcool e manie di ogni sorta. Tutto pianificato, gli architetti di questa invisibile dittatura sono stati a dir poco geniali.

Geniali si, ma non perfetti. Questa delirante corsa verso l’infinito ha avuto un inizio e avrà un fine. Noi possiamo scegliare il finale: renderlo dolce, tranquillo e sereno, frenando amabilmente e riscoprendo il gusto della vita; oppure continuare la incosciente corsa fino a schiantarsi contro il muro lì in fondo, travandosi improvvisamente nell’inferno creato dalla nostra cecità.

Che lo vogliamo o no la decrescita sarà il prossimo step. Felice e obbligatoria che sia è la normale conseguenza della sfrenato capitalismo odierno. Il benessere di un uomo non è legato alla quantità dei beni posseduti ma, all’equilibrio che esso riesce a raggiungere con se stesso, i propri simili e la natura che lo circonda. Non so quanto tempo ancora ci separa dell’era della decrescita ma, in alcune zone del mondo è già iniziata: Rifiuti zero, Gruppi di acquisto solidale, energie rinnovabili, ecoedilizia, transizioni etc.

Per i più ottusi ci sarà da aspettare di più. Gli schiavi del sistema si accorgeranno del default solo quando noteranno i loro templi del consumo vuoti. Quando le loro richezze saranno tali solo per loro. Quando si accorgeranno che quei pezzi di carta di cui è gonfio il loro portafoglio non potranno più fare la differenza.Per loro la decrescita sarà traumatica, vedrenno crollare i loro dei in un solo giorno e si accorgeranno di quanto sia vuota la loro vita senza di loro.

Sarà decrescita, silenziosa, beata per alcuni, violenta per molti. Alla fine della corsa, guardandoci intorno, ci accorgeremo che non sempre la metà vale il viaggio. A tutti sarà evidente che la decrescita sarà appagante, rivitalizzante, etica e sopratutto felice…
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