lunes, 5 de abril de 2010

Venezuela/Russia: Multipolarismo a galoppo

L.S. Alvarez-Proen

Bye bye dottrina Monroe

Tito Pulsinelli
E’ stata singolare e curiosa la reazione ufficiale degli USA alla visita di Putin a Caracas, che suggella una relazione bilaterale –quasi insesistente fino a sette anni fa- ora ad alta instensità e che spazia in molti settori di nevralgica importanza. Philip Crowley, portavoce della Casa Bianca, ha fatto ricorso all’ironia nel tentativo di minimizzarne la portata: “..gli obiettivi di Caracas dovrebbero essere più terrestri che extra-terrestri”. Si riferiva alla partecipazione della Russia nella formazione di un’industria aerospaziale in Venezuela. Avere qualche altro satellite è di indubbia efficacia per difendere i più grandi giacimenti di idrocarburi del pianeta. E' una cosa molto terrestre.

Ridicolizzare aiuta a cavarsi d’impaccio con i giornalisti, però non cancella l’accecante realtà della perdita dell’egemonismo assoluto sul mondo. Persino nel continente, dove avanza a galoppo il multipolarismo in tutti i settori: commerciale, finanziario, scientifico, militare.

P. Crowley non riece a camuffare lo smarrimento delle elites nordamericane che non hanno ancora capito qual'è il nuovo posto che occupano nel mondo. Non è stata smaltita la boria neocon, quando credettero di poter usare il pugno di ferro contro tutti. Calcolarono di aver sbaragliato ogni concorrenza strategica, e pertanto di potersi mettere nel taschino il mercato-mondo. Lanciarono la sfida totale nel momento di pronunciata vulnerabilità, proprio come l'apoteosi liturgica del mercato non ha evitato il crollo del sistema finanziario, nè ha cancellato l'economia statale.

L’imposizione forzata dell’unilateralismo si è rivelata un tragico errore. Non solo una spacconata texana. Gli errori costano, e nell’ex “cortile di casa” si è spezzato l’automatismo con cui muovevano i fili dei governi nazionali. Attualmente, a parte le micro-nazioni centroamericane, c’è un ritorno della sovranità nazionale, data per spacciata anzitempo.

Se la Russia che è già protagonista mondiale nel settore energetico, decide di partecipare e investire consistenti volumi finanziari nella riserva petrolifera dell’Orinoco venezuelano, risponde ad un calcolo che non ha a che vedere solo con l’economia. E’ una cooperazione dettata dalla strategia globale del multipolarismo. Mosca non butta dalla finestra i suoi denari. Rinsalda i vincoli bilaterali con uno dei "soci" maggiori nel business degli idrocarburi, delle materia prime, e con riserve gasifere che catapultano il Venezuela al quarto posto. Subito dopo la Russia e Iran, come dire una futura “OPEC del gas”

L’ironia di Crowley suona come amaro disagio, di fronte a Putin che porta a Caracas risorse finanziarie, tecnologia per l’estrazione degli idrocarburi, per la costruzione di grandi petroliere, ferrovie e collaborazione per la prima centrale nucleare per uso civile. Oltre alla fornitura di sistemi difensivi aerei ed antiaerei, atti a proteggere gli affari comuni. Tutte cose che prima erano appannaggio esclusivo delle multinazionali USA.

Mentre a Washington si stenta ad uscire dalle nebbie “unilateraliste”, ed Obama continua sul solco tracciato dai Bush, le Americhe indo-afro-latine hanno ripreso l’iniziativa e guadagnato spazi di manovra inpensabili un decennio fa. La Cina è una alternativa finanziaria alla banca degli USA, dell’Europa atlantista e al FMI. Persino l’India fa incursione in Cile nelle miniere di rame, e Ahmedinajad è ben accolto a Brasilia, Buenos Aires, La Paz e Caracas. Ci sono alternative commerciali, finanziarie, tecnologiche ed anche militari agli USA.

Il protagonismo mondiale del Brasile, la sua sintonia crescente e confluente con la Cina, Russia ed India (BRIC), ha accelerato il consolidamento del blocco regionale sudamericano. Si moltiplicano le iniziative che delimiteranno ulteriormente il ruolo degli USA. L'alleanza dei Paesi bolivariani rappresenta attualmente il primo polo energetico continentale (Bolivia, Ecuador e Venezuela).

Brasile, Argentina e Venezuela sono le tre economie vertebrali dell’integrazione, complementari e strutturanti. L’economia venezuelana, nonostante permanga sostanzialmente come mono-esportarice, ha scalato posizioni significative (304 miliardi di dollari, PIL del 2010) quasi equiparando quello argentino (312 miliardi). E’ un passo avanti significativo, che la predispone a poter compiere la funzione di leva per lo sviluppo del gran nord del Brasile, più lontano da Rio e San Paolo che da Caracas. E di svolgere il ruolo di cerniera tra i Caraibi, le Ande e l'Amazzonia.

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