sábado, 22 de mayo de 2010

L'EUROPA NELLO SPECCHIO ARGENTINO


Attilio Boron (Traduzione per Selvasblog a cura di Voci Dalla Strada )

Dopo aver portato la devastazione nella loro patria di origine, gli Stati Uniti, il "virus neoliberista", per usare l'espressione corretta di Samir Amin, ha contagiato l'Europa. Di fronte ai sintomi inoccultabili della crisi, i mercati reagiscono con il tipico mix esplosivo di avidità e irrazionalità, mostrando il loro scetticismo circa le ricette per uscire dalla crisi elaborate dal G-20, il FMI e la BM. A peggiorare le cose, questo fine settimana, Jean-Claude Trichet, presidente della Banca centrale europea, ha detto che "il salvataggio di un miliardo di dollari approvato dalla UE e del FMI serve solo a guadagnare un po 'di tempo". Questa opinione è stata sostenuta dal capo economista della BCE Juergen Stark, che ha anche detto che "quando i mercati impazziscono, nessuno può prevedere le conseguenze".

La natura strutturale e di lunga durata della crisi è evidente, le sue dimensioni sono impressionanti: in Grecia il deficit di bilancio rispetto al PIL è sull'orlo del 14%, in Irlanda, quasi 15, in Spagna, è un centesimo dal 12; in Portogallo supera ormai il 9 e in Gran Bretagna, di cui pochi parlano: il deficit fiscale è solo un centesimo di meno rispetto all'incendiata Grecia: 13%.

Queste cifre si discostano fortemente da quelle previste dall' ormai defunto Trattato di Maastricht, con il quale i paesi europei si sono impegnati a mantenere il loro deficit di bilancio sotto il 3% del PIL. Tutto questo accade perché, dopo l' esplosione della crisi nell'estate del 2008, i governi ordinarono alla Banca Centrale e alle proprie banche di salvare le grandi aziende colpite dalla crisi, come avevano fatto negli Stati Uniti Bush e Obama, dimostrando, a titolo di esempio, che la dottrina dell' "autonomia della Banca Centrale" è un'illusione destinata al consumo dei sottomessi governi della periferia.

Il problema con questi piani di salvataggio, è che prima o poi i fenomenali esborsi fatti dai governi diventano un debito di proporzioni enormi, che provoca una proliferazione incontrollabile del deficit fiscale. Dal momento che poche settimane fa il FMI si è astenuto perfino dall' inviare un avvertimento ai paesi del mondo sviluppato (quando per deficit molto inferiori invia le sue letali missioni a qualsiasi paese del Terzo Mondo), il problema non ha suscitato maggiore attenzione, ad eccezione dei pochi che erano veramente consapevoli della situazione e non credevano alle geniali metafore utilizzate dai guru del capitalismo, che da un anno andavano predicando di "germogli verdi" che annunciavano la fine della crisi.

Ciarlatani irresponsabili (come quelli che in Argentina pronosticavano a marzo 2002 che entro la fine di quell'anno il dollaro si quotasse tra 12 e 14 pesos per unità), ora sentono che il mondo gli crolla addosso: l'euro crolla, l' Eurozona sta per disintegrarsi, e come solo i governi capitalisti concepiscono, si esce dalla crisi facendola pagare ai lavoratori, il clima sociale si carica di un'agitazione mai vista dopo gli eventi del 1968, anche se alcuni risalgono fino agli avvenimenti della prima guerra mondiale.

La proposta per greci e spagnoli, è una replica di quelle che il FMI proponeva in America Latina e che servirono solo ad accelerare il collasso, il caso argentino è il riflesso più fedele di quello che sarà probabilmente ciò che attende molti paesi dell'Unione Europea che ancora si aggrappano al catechismo neoliberale. Il Wall Street Journal del 12 maggio ha dichiarato che "nella zona euro e in meno di un mese, il FMI ha cessato di essere un paria per diventare un'istituzione essenziale, la cui benedizione è necessaria per i paesi che hanno bisogno di pacchetti di salvataggio".

Questo vero e proprio dott. Mengele delle economie - che rimane lo stesso di prima, nonostante le dichiarazioni pubbliche contrarie - è quello che le autorità dell'Unione Europea, hanno scelto per amministrare i rimedi per risolvere la crisi. Per questo non sorprende vedere un' Europa sul sentiero della guerra sociale, in risposta ad un programma di adeguamento, tanto brutale quanto quello subito in America Latina.

Così come in Grecia, l' aggiustamento recessivo di Rodriguez Zapatero in Spagna è uno dei pilastri della riduzione salariale del 5% per la maggior parte dei lavoratori e il blocco per quelli con reddito più basso, il cosiddetto "mileuristas" (che è approssivativamente l'importo che guadagnano ogni mese (1000€, Ndt)). Per dimostrare che ci sarà austerità per tutti, e che questa sarà progressiva, il governo spagnolo ha deciso che, dal segretario di stato in sù, la riduzione sarà del 15 per cento.

L'unico dettaglio è che mentre il primo ministro spagnolo guadagna 91.982,40 euro all'anno (circa 8.000 euro al mese, oltre alle varie spese che sono a carico del Tesoro), la riduzione del 15% difficilmente produrrà una qualsiasi diminuzione della sua capacità di risparmio e di consumo. Ma per i settori più bassi della pubblica amministrazione, il cui reddito oscilla, tra indennità e premi, intorno ai 2000 euro al mese ", i 100 euro di cui sarà ridotto inciderà negativamente sul loro standard di vita.

David Cameron, il nuovo primo ministro britannico, era più flemmatico e ha ordinato una riduzione del 5% dei loro stipendi, anche se il suo stipendio annuo di 207.500 sterline (sommato a quello che prende come membro del Parlamento) è più del doppio del suo collega spagnolo. Questi due esempi bastano a caratterizzare la filosofia alla base di tali programmi di adeguamento. Aggiungete a questo che in nessun paese dell'UE è stata ridotta la spesa del voluminoso bilancio militare, parte del quale destinato a finanziare guerre immorali e infami come quelle che si stanno combattendo in Iraq e in Afghanistan. Quello che si ridurrà sarà la somma destinata alla cooperazione internazionale. Solo nel caso della Spagna, ciò significa un ribasso di 600 milioni di euro, un 8% rispetto a quello precedentemente preventivato.

In questo contesto, richiama l'attenzione la conversazione telefonica svoltasi il 11 maggio, Obama e Rodriguez Zapatero, specie il primo consiglia di adottare misure risolutive "per calmare i mercati". Questa frase è proprio simile a quella pronunciata al momento l'ex presidente Fernando de la Rua alla vigilia del crollo della convertibilità, quando anche lui, -come Obama oggi- credeva fosse essenziale e fattibile "portare tranquillità ai mercati".

In realtà, i mercati sono un'istituzione in cui la tensione, disordini e irrazionalità sono la norma, inoltre, non importa quanto fai in loro favore, sono avidi e vogliono sempre di più, come hanno fatto sapere a De la Rua e Cavallo nel dicembre 2001. Nelle pagine finali del primo volume de Il Capitale, Marx descrisse con vividi caratteri la natura dei capitalisti e dei mercati, dicendo che"il capitale sperimenta orrore per la mancanza di guadagno... Se il guadagno è adeguato, il capitale diventa audace (...) al 20%, sarà impulsivo, al 50% diventa temerario; per il 100%, calpesterà tutte le leggi umane, e per il 300% non c'è crimine che lo fermi, anche se corre il rischio di essere impiccato". L'esperienza degli ultimi due anni gli ha dato ragione, e la recente crisi sta cominciando a manifestarsi.

Fonte:www.pagina12.com.ar/diario/elmundo/4-145868-2010-05-18.html



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