martes, 31 de agosto de 2010

Italia: Quanto vale lo show?

TP Dopo la liberazione del prigioniero libico condannato per terrorismo è avvenuto il ritorno in grande stile nei giacimenti libici di BP, ExxonMobil, Chevron, ConocoPhillips e della Waha Oil Company. Parigi val bene una messa, o coprirsi il capo con il velo islamico, ehm cospargersi di cenere la calvizie. A Londra sanno essere pragmatici, vanno al sodo. I loro emuli romani del trasversale partito anglosax, amano trastullarsi con i circenses e i purosangue berberi montati da amazzoni.

I quadri di questo partito adorano evangelizarsi con la lettura fissa del Financial Times, che in questi giorni hanno preferito tralasciare per baloccarsi a creare cortine fumogene mediatiche, a mò d'effetto laser di distrazione. Non è chiaro se lo show è quello del capo di stato libico o del cabaret Montecitorio. Tralasciamo, ma quanto vale questo show?

Gli anglosax i conti li hanno già fatti: 7% della proprietà di Unicredit è libico, l’ENI investirà 28 miliardi di dollari nel prossimo decennio, portando la Libia a fornire il 15% della produzione totale della parastatale italica. La Libia è il nostro primo fornitore di petrolio e terzo fornitore di gas, per un giro di oltre 10 miliardi di euro.

L’interscambio tra Italia e Libia nel 2009 ha superato i 12 miliardi di euro, con buone prospettive per il presente anno in cui è previsto una crescita del 5% dell’economia libica. Oltre a 1700 chilometri di autostrada, c’è in ballo l’interesse per la coperazione con Finmeccanica. Con i fondi sovrani Libyan Investment Authority e Libya Africa Investment Portfolio, per operare nei settori dell’aerospazio, elettronica, trasporti aerei. Sono altri 20 miliardi di euro.

Chi sono i “pagliacci” vittime sacrificali della “logica commerciale”? Il partito anglosax è incapace di vedere oltre il corridoio delle sue sedi politiche e mediatiche, ed antepone la sua logica di frammenti vaganti ad interessi più generali. L’immane sforzo per quagliare un frontismo antinano quale che sia, ha messo in evidenza che sono privi di una politica internazionale coerente. Si muove nel piccolo cabotaggio, naviga a vista.

Non c’è nulla di “pagliaccesco” nel rivendicare che il Mediterraneo diventi un mare riservato ai Paesi rivieraschi, chiuso alle navi da guerra delle potenze extra-mediterranee. Che c’è di “pagliaccesco” nell’aspirare a che gli europei meridionali -con i nordafricani e mediorientali- sappiano farne di nuovo un mare nostrum?

Il partito anglosax preferisce che continui a spadroneggiarvi la VI Flotta. I post-tutto si accontentano che il non-esercito europeo d'EuroNATO funga come controfigura.

Per chi volesse informarsi sommariamente sulle gesta del colonialismo italiano in Libia: http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/2010/08/il-nostro-debito-di-sangue-e-di-onore.html

Questo è un articolo di P. Ancona che prende posizione sulle scomposte e miopi reazioni di una vasta area (di cultura originariamente di sinistra), che si è unita al coro demonizzante contro il Trattato binazionale italo-libico. Un coro ampio che -dai post-fascisti ai post-comunisti- miete adesioni dappertutto, facendo leva sullo sciovinismo razzista e sull'amnesia della storia.

E' pensabile che possa esistere una "sinistra" che critica, minimizza o tergiversa sull'esemplare risarcimento dei danni del colonialismo? E' ancora lecito nascondersi dietro l'avversione per un lider per negare le ragioni storiche di una nazione colonizzata? Hanno imparato dagli USA ad esigere agli altri diritti umani che non rispettano. L'Italia ha fatto qualcosa che le fa onore, unico Paese che ammette e risarcisce i danni di guerre coloniali.

La pagina web di Bellaciao, dapprima ha pubblicato e poi ha cancellato il testo di Ancona, senza fornire nessuna spiegazione. Lo trovi qui: http://medioevosocialepietro.blogspot.com/2010/08/rispettare-gheddafi.html


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