martes, 12 de julio de 2011

SULL’ORLO DEL BARATRO: Scendono in campo i profeti dell'Unità Nazionale

Napolitano chiama all'unita' nazionale: contro chi? - Contro il destino cinico e baro?- O contro la Triade anglosax  Moddy's-S&P-Ficht? - Contro l'oligarchia finanziaria? - A ognuno la propria agenzia di rating e...dio per tutti -
Rodolfo Ricci emigrazione-notizie
Il 2 agosto scade il termine ultimo per la decisione del Congresso USA di alzare il tetto del debito e una riduzione programmata del deficit pari a 4.000 miliardi di dollari in 10 anni, secondo la proposta Obama. Se non si troverà un accordo tra Democratici e Repubblicani, assisteremo al primo default nella storia degli USA, il più grande della storia in assoluto e che produrrebbe effetti imponderabili
 sull’intera economia mondiale. Molto facile che in extremis, sarà trovato un accordo a spese delle classi medie e povere americane.

Si tratta di una misura analoga a quella prevista dal Patto di Stabilità EU che prevede il rientro del debito entro il 60% del PIL dei vari paesi entro i prossimi 20 anni, che per l’Italia, comporterebbe il recupero di circa 800-900 miliardi di Euro, oltre 1.100 miliardi di dollari al corso attuale.


Ovvio che queste misure significhino l’affossamento della crescita, perché a pagare saranno i welfare residuali europeo e americano e si assisterà ad una contrazione decisiva della domanda interna che non è neanche sostituibile, a breve termine, da quella delle economie emergenti.


E quindi non è affatto detto, che sulla base di tali scelte, il rapporto debito-Pil diminuisca: potrebbe addirittura aumentare, pur in presenza di questi enormi tagli alla spesa pubblica. Ciò è già accaduto in piccolo per la Grecia e continuerà ad accadere per ogni paese che deciderà di attuare i cosiddetti riaggiustamenti strutturali neoliberisti secondo il protocollo dell’FMI e delle agenzie di rating.


L’attacco di venerdì e di oggi all’Italia, annunciato e diretto da Moody con la sua comunicazione della settimana scorsa, ha fatto perdere ben 7 punti percentuali alla borsa di Milano, in due sole sedute.
Anche le altre borse continentali ne sono state fortemente influenzate: l’Italia è la terza economia europea, dopo Germania e Francia, e la sesta o settima al mondo: vale il doppio di Irlanda, Portogallo e Grecia messe insieme. Quindi sull’Italia si gioca duro.
Nel sommovimento generale trovano conferma le ipotesi di guerra economica all’ultimo sangue tra le due sponde dell’Atlantico. Se ne trova ormai traccia quotidiana nelle affermazioni dei capi delle istituzioni comunitarie e della maggiore economia europea, quella tedesca.


Si cerca di porre riparo agli eventi sempre più incalzanti, ma le masse finanziarie che si muovono ogni giorno sono di 20-25 volte superiori alla massa monetaria di tutti i paesi messi insieme, e il circolo vizioso di coprire istituti bancari e titoli spazzatura vaganti nel mondo, operata negli ultimi 3-4 anni, si sta ritorcendo contro gli Stati: hanno cercato di stabilizzare il sistema, ma il sistema è marcio e sopravvive solo continuando ad ingoiare le economie vere, come un cancro che morirà solo dopo aver invaso definitivamente, l’organismo ospitante.


C’è una sorta di aporia globale che ci si ostina a non intendere: salvare il neoliberismo e questa economia iperfinanziarizzata, vuol dire distruggere gli Stati e lo stesso meccanismo di accumulazione capitalista.


Tutti giosamente nel baratro.
Invece l’unica ipotesi di salvezza è interrompere questo circolo vizioso.
forse qualcuno se ne sta rendendo conto, in parte, in alcune cancellerie e in qualche angolo della Commissione Europea, ma l’egemonia culturale dominante farà sì che ogni tentativo interno all’elitè, ammesso che sia effettivo, sarà giocato, per ben che vada, in termini protezionistici per garantire le borghesie finanziarie continentali o dei singoli paesi. Ipotesi quest’ultima che comincia a prendere piede, abbandonando – senza dirlo - l’ottica globalista, e chiamando le masse popolari spolpate dal trentennio, alla fatidica unità delle forze di governo e di opposizione.


Di ciò vi è traccia nella recentissima decisione della BCE di accettare i Cds di Grecia, Portogallo e Irlanda come validi e buoni, a smentita della triplice del rating globale, che li considera invece spazzatura. Così come nelle dichiarazioni odierne del Commissario alla giustizia europeo, Viviane Reding che arriva ad ipotizzare o la distruzione del monopolio delle tre agenzie, oppure la nascita di nuove agenzie di rating europee ed asiatiche.


In pratica, ognuno si fa la sua agenzia di rating, il che vuol dire, che si è aperta un’area di scontro decisiva, in mancanza di un parametro unanimente riconosciuto come valido.
Vuol anche dire, immaginiamo, che il rigore dei conti pubblici, il risanamento dei singoli bilanci, resterà l’obiettivo prioritario, ma in un’altra chiave: non più solo o tanto di competitività globale, ma piuttosto di salvaguardia e di tutela dei rispettivi sistemi finanziari e bancari e di ciò che resta dei comparti produttivi dei due continenti atlantici e dei loro paesi.


Un’epoca di nuovo protezionismo sui generis, già rivisto in tante occasioni storiche, con dinamiche molto accentuate tra le aree interne ai continenti americano ed europeo, quindi tra gli stati e, all’interno di essi, tra le oligarchie nazionali e le classi medie e subalterne alle quali è scontato che si deve far pagare il conto.


Altrimenti la tutela degli apparati finanziari nazionali non viene raggiunto…
Dopo mesi ed anni di disinformazione totale sulla crisi, su ciò che stava accadendo e sulla direzione ovvia degli eventi, ora, improvvisamente, i richiami all’”unità nazionale” proliferano dal cilindro dei conigli (et voila, Mesdames et Messieurs) e si sostituiscono ad ogni legittima richiesta di tutela e rivendicazione dei diritti di lavoratori e masse precarizzate, e addirittura della comprensione stessa di cause e modalità della tempesta che si annuncia.


Naturalmente, i paesi più esposti sono quelli che traballano, ed oggi è l’Italia emerge, con il richiamo all’unisono del Presidente della Repubblica, della Presidente di Confindustria, e di altri accessori segretari, che richiamano forze politiche e sindacali e folle annesse, all’unità nazionale, appunto.
Non si capisce contro chi ? Contro il destino cinico e baro, oppure, contro le agenzie di rating, oppure contro la grande finanza ? Nessuno dice niente, unità nazionale a prescindere, contro nessuno e niente, perché non si può correre il rischio di mirare a qualcosa che è costitutivo degli stessi comizianti.


In realtà l’unità nazionale serve a procedere lungo la nuova via della salvaguardia del sistema paese, a spese della gente. Senza unità, l’operazione diventa un po’ difficile.
Ma il sistema paese, vale la pena ricordarlo, è quello in cui l’evasione fiscale si aggira sui 300 miliardi di euro all’anno e il fatturato delle mafie sfiora i 150. In cui la casta politica, garante degli equilibrii, ne costa 4 o 5, senza calcolare la corruzione. In cui negli ultimi 20 anni il salasso ai salari a favore della rendita e della grande impresa privata è stato impressionante, e il potere di acquisto dei primi si è dimezzato.


E’ il paese in cui si sono regalati enormi pezzi di Stato ai privati attraverso le privatizzazioni bipartisan che dovevano ridurre il debito pubblico e invece l’hanno fatto quasi raddoppiare dal ’70 ad oggi; è il paese che tassa al 12% la rendita finanziaria e ad oltre il 40% i salari, mentre ha riciclato con la modica spesa del 5% i soldi degli evasori con lo scudo fiscale; insomma, questo è stato uno dei Paesi del bengodi del neoliberismo. Di quale unità nazionale state parlando ?


Ve ne offriamo una alternativa. Sempre di unità nazionale si tratta, ma leggermente rivista e corretta:
proviamo a costruiamola intorno alla:
- requisizione dei beni acquisiti dai grandi evasori negli ultimi 30 anni; parte di questo patrimonio (dicianmo la metà) vada a contribuire al pagamento degli interessi sul debito, e l’altra metà ad investimenti sociali; analogamente a quanto si fa con i beni requisiti ai mafiosi.


- tassazione retroattiva (e ovviamente presente e futura) dei grandi patrimoni finanziari acquisiti negli ultimi decenni, al livello medio europeo: 20% o giù di lì, ivi inclusi quelli riemersi con lo scudo fiscale.

- legalizzazione del consumo delle droghe e loro sottrazione al circuito mafioso. E gli introiti vadano a finanziare sanità, scuola, ricerca ed energie alternative.
- drastica riduzione delle spese militari e fine della guerra in Afghanistan e in Libia.


Sì, lo riconosciamo, sono esempi demagogici e populisti. Ma non male per orientare la riflessione. Anche perché la compenetrazione finanza-illegalità-mafie, non è un dato residuale. Esempi che, comunque, consentirebbero in una botta sola di riequilibrare la situazione senza tanti vagheggiamenti statalisti.
Poi c’è, naturalmente, un campo ampio di misure da mettere in campo per un cambiamento strutturale del modello di sviluppo e di società e, quindi, dei poteri in campo; se si vuole, di un nuovo patto sociale.

vedi SBILANCIAMOCI: http://www.emigrazione-notizie.org/news.asp?id=8989










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