viernes, 6 de enero de 2012

Liberalizzazioni uguale privatizzazione. (Oggi piu' di ieri)

Nell'89, i partiti venezuelani sottoscrissero un "piano di salvataggio": aumento della benzina (+110%), elettricita´(+150%), telefono (+40%), acciaio (+100%), trasporto urbano (+30% nel primo trimestre, poi 100%); ritiro delle sovvenzioni pubbliche agli alimenti di prima necessita. Rivolta popolare e saccheggi generalizzati.   Nel regno dei balocchi neoliberisti, tutto il mondo e' Paese. Cambiano solo le facce dei sicari finanziari, le foto-ricordo delle Giunte Provvisorie Globaliste che sloggiano governi legittimi, e gli eufemismi cui fanno ricorso per mimetizzarsi. Nel 1989, in Venezuela si chiamava Moisés Naim l'equivalente della specie seriale cui appartiene Monti. Il primo, le privatizzazioni le definiva genericamente "modernizzazione", il nostro Prof -invece- ricorre ad un ampolloso e ideologizzzante "liberalizzazione" (sic). L'unica differenza tra M.Naim e Monti e' che
VENEZUELA: Rassegna stampa 2002 - 2010    (QUI)

 
quest'ultimo presenta in lingua italiana i diktat della Goldman Sach's, per cui ha sempre lavorato in tandem con Draghi; l'altro -invece- non si prese neppure la briga di di tradurle allo spagnolo. Le presento' al Parlamento venezuelano nella lingua di Wall Street, per accelerare i tempi e debellare resistenze dei deputati. Non per il verbo  ma per le loro opere riconoscerete la setta dei cospiratori "liberali" che tramano contro il bene comune e la sovranita' delle nazioni. 
Il 24 febbraio dell'89, i partiti venezuelani associati sottoscrissero un "piano di salvataggio" che imponeva aumenti aumenti della benzina (+110%), elettricita´(+150%), telefono (+40%), acciaio (+100%). Creavano nuove tasse -come l'IVA- aumento delle tariffe del trasporto urbano (+30% nel primo trimestre, poi 100%); ritiro delle sovvenzioni pubbliche agli alimenti di prima necessita´; svalutazione monetaria e quotazione stabilita dai "mercati" e -dulcis in fundo- industria petrolifera alla merce' delle multinazionali anglosassoni. Il 25 febbario il governo globalista del "socialdemocratico" C.A.Perez annuncia la sospensione del pagamento del debito estero del settore privato. 

Il 27 febbraio, la popolazione si riversa nelle strade e piazze della capitale sudamericana e delle principali cittá. Saccheggi, incendi e assalti ai supermercati e centri commerciali, che si estesero a macchia d'olio. E' il caracazo, cosí e' conosciuta la prima rivolta di massa contro il FMI ed il suo dispotismo oscurantista. I partiti consociati con il FMI diedero ordine all'esercito di aprire il fuoco contro la gente, che lasciarono sul terreno migliaia di morti ammazzati e desaparecidos. E' l'inizio della rivoluzione bolivariana: tre anni dopo, un gruppo di giovani ufficiali diretti da Chávez tentarono di scacciare dal potere politico le marionette del FMI e degli Stati Uniti. L'intento non ando' in porto, la ribellione militare finí con l'impriogionamento dei rivoltosi. Nel 1998, Chávez partecipo' alla testa di una coalizione civico-militare, appoggiata dai movimenti sociali di base, che tionfó nelle elezioni. Cominció un'altra pagina della storia del Venezuela: arretra il processo privatizzatore, la nazione recupera le sue risorse strategiche, lo Stato torna ad avere protagonismo come autorita' che traccia la rotta, rompe i monopoli, crea piú equitá e sviluppa  l'integrazione regionale antimperialista.
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