viernes, 17 de octubre de 2014

PETROLIO AL RIBASSO per SOTTRARRE CAPITALI al GAS di SCISTO

Arabia saudita disponibile fino a 75 $ - Indispensabile petrolio caro per sviluppare il fracking

Il prezzo del petrolio ha subito una caduta rilevante, attestandosi attorno all'emblematica soglia degli 80 dollari per barile. Varie cause concorrono a determinare questo evento, quella di fondo è senza dubbio la recessione che ha provocato una caduta dei consumi e produzione nell'UE e USA. Segue il ritorno del crudo dell'Iran al mercato internazionale e la risposta dell'Arabia saudita che ha abbassato il prezzo ai clienti asiatici, per
creare difficoltà agli iraniani. In terzo luogo vi è il petrolio depredato dal cartello terrorista all'Iraq e Siria, venduto in Turchia a prezzi stracciati. In altri termine, è un ritorno di utilità immediata per gli ingenti finanziamenti destinati al terrorismo o “ribelli moderati”. Nel frattempo, gli USA mandano i loro bombardieri sulle “raffinerie clandestine”, sui depositi di armi di EI-Daesh (in realtà silos di grano), centrali elettriche e altre infrastrutture civili, siriane e iraqene.


Gli interessi della petromonarchia feudale Saudita a sgretolare fino all'implosione la Siria, e a creare ogni difficoltà finanziaria possibile all'Iran -considerato il vero nemico strategico- sono sostanzialmente convergenti con la contraddittoria politica internazionale di Washington. E di una farraginosa UE, sempre più ridotta a carrozzone al rimorchio della NATO.  
Finora l'UE ha incredibilmente incrociato le armi con tutti i suoi rifornitori di idrocarburi L'economia monoproduttiva dell'Arabia saudita tuttavia -anche se in cima alla vetta mondiale degli esportatori di energia- vive pur sempre e solo di petrolio. Venduto quasi esclusivamente agli USA.


Non può certo permettersi il crollo verticale dei prezzi per il piacere masochista di complicare la vita o prendere vantaggi sulla concorrenza. Il senso concreto dell'attuale politica saudita è quello di ridurre i prezzi petroliferi, fino al punto di rendere svantaggiosi gli ingenti investimenti indispensabili alla nuova industria del gas di scisto (fracking). Al di là dell'ottimismo pubblicitario della Casa Bianca, giunta a parlare incautamente di “autosufficienza energetica”, per elevare la sua modesta estrazione gasifera è indispensabile che il petrolio sia caro.


Per i Sauditi è l'opposto, e sono disposti alla discesa temporanea del barile a 75 dollari, perchè calcolano che gli ingenti capitali da immettere nello scisto sono poco redditizi o a rischio se il petrolio costa meno di 90 dollari. Ai clan reali di Ryad non piace affatto la “autosufficienza energetica” di Washington. E' un altro sinistro scricchiolio del patto di sangue strategico tra petrolio e dollaro, in cui gli USA hanno sempre fornito banconote, indispensabile ai terzi per la compra dell'idrocarburo.


Sul fronte del Venezuela, invece, questo scossone nella quotazione è visto con relativo distacco, poichè il bilancio nazionale calcola sempre le entrate petrolifere con un prudenziale prezzo del barile a 50 dollari. Ha sollecitato una riunione straordinarria dell'OPEC per analizzare il nuovo contesto energetico, caratterizzato da volumi crescenti e prezzi minori. Nel mirino dei Sauditi vi è anche la Russia, ma questo sta indicare che gli obiettivi prescelti sono troppi e potrebbe essere un pericoloso gioco d'azzardo.


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