viernes, 9 de enero de 2015

Venezuela: Ciao "default"

La Cina presta 20 miliardi al Venezuela, 4 all'Ecuador - Costruisce il Canale trans-oceanico in Nicaragua - 

T. Pulsinelli- Gli uccelli del malaugurio e i facili profeti del "default" devono ricredersi. La guerra economica, nel suo triplice fronte petrolifero-monetario-finanziario, non ha portato Caracas con la cenere in testa alla Canossa del FMI. La Cina ha concesso un credito di 20 miliardi di dollari al Venezuela, destinato a dare continuità ai progetti di sviluppo nel campo dell'elettronica, meccanizazione della produzione agricola e infrastrutture energetiche.
Il presidente 
vedi: INVESTIMENTI CINESI PER I PIANI DI SVILUPPO      qui
cinese Xi Jinping e il capo di stato venezuelano Nicolas Maduro hanno firmato lo storico accordo alla vigilia del vertice tra la CELAC (continente americano più i Caraibi, meno USA e Canada) che marca l'inizio di una vera e propria alleanza commerciale ed economica. Segno dei tempi, evidenza del cambio di prospettiva maturato nel continente e del reale stato dell'egemonia di Washington su di esso.

 Nicolás Maduro ha detto che "..questo è un incontro tra civilità, così come se ne parlava dieci anni fa" (1). La Cina, ormai, oltre che "fabbrica del mondo" e indiscussa potenza commerciale, è anche centro scientifico, in grado di intraprendere grandi opere -come il canale transoceanico del Nicaragua prontro nel 2019- con le proprie tecnologie e capacità di auto-finanziarlo. Pechino, tra l'altro, ha appena concesso un prestito di 4 miliardi di dollari anche all'Ecuador.

Il Venezuela, pertanto, non ridurrà la mole del suo Stato sociale, non dovrà procedere a privatizzazioni forzate, nè ai licenziamenti o liquidazione della sua struttura pubblica. Potrà farlo perchè il FMI non avrà modo di dirigere e pianificare dall'esterno l'economia venezuelana. In ultima analisi perchè esistono fonti alternative di finanzamento che non ledono la sovranità politica e l'autodeterminazione delle aree in via di sviluppo. E' il nuovo campo di gravitazione della galassia BRICS, caratterizzata dal rifiuto del modello basato sul primato assoluto dell'economia su ogni e qualsiasi cosa, che preservano un ruolo centrale allo Stato e alla banca centrale, superiore a quello delle borse e delle banche private.

Per i prossimi 10 anni, la Cina ha annunciato che è in condizione di investire 250 miliardi di dollari nella regione latino-americana e i Caraibi. Gli scambi attuali si aggirano sui 500 miliardi, e riguardano il petrolio del Venezuela, il rame del Cile e Perù, e i beni agro-alimentari del Brasile e Argentina. Le ecomomie dell'America latina ricevono investimenti considerevoli, trasferimenti di tecnologie, e crediti a lungo termine, in condizioni giudicate più vantaggiose da quelle neocoloniali delle multinazionali "occidentali" o favorevolmente competitive alla depredazione immorale targata FMI. Soprattutto viene mantenuta separata la sfera d'azione della politica da quella economica dell'oliggarchia finanziaria.

Nel frattempo, gli USA continuano a battere il record nelle spese militari, inaugurano nuove basi militari, organizzano golpe o surrogati di rivoluzioni colorate. In pratica, insistono a "finanziare la devianza politica o i suoi derivati delinquenziali" nell'improbabile restaurazione del tempo che fu.  

(1)
Il vice presidente Arreaza ha specificato che il Venezuela esporterà in Cina mezzo milione di barili di petrolio al giorno, e che il prestito "non è debito  ma finanziamento della produzione"

3 comentarios:

Stefano dijo...

L'autore di questo articolo (T.P.?) scrive: "gli USA continuano con il record di spese militari, inaugurano nuove basi militari". Scusatemi se ve lo faccio notare, ma ciò e' esattamente il contrario di quello che dice la RAI.

Io mi sono svegliato in piena notte e mentre accedevo il computer ho accesso anche la TV, soffermadomi a leggere il televideo della RAI che riporta la seguente notizia:

Pentagono riduce budget per la guerra
09/01/2015 04:30

4.30 Il Pentagono taglia del 20% la richiesta di fondi per la guerra, per un totale di 51 mld di dollari. La notizia è riportata da Bloomberg News. Se il piano verrà approvato dal Congresso, sarà la più bassa spesa per la guerra degli Usa dall'11 settembre. Le spese per la difesa ammontano a 534 miliardi. Tagli anche alle basi in Europa. Ne saranno chiuse 15, con truppe ridotte ovunque, tranne che in Italia,dove arriveranno 300 unità in più. La sforbiciata, che sarà attuata fra il 2018 e il 2021, riguarderà 2000 militari.

Poi, accesosi il computer sono entrato per caso nel vostro sito ed ho letto il contrario di quanto riportato dal televideo della RAI. Gli USA riducono le spese militari o le aumentano? Ha ragione la RAI o SElvas? Francamente non credo alla RAI ed agli altri media della disinformazione ufficale, ma so che gli USA sono in crisi forte e stanno riducendo le spese militari. Ah dimenticavo. Auguri di buon anno. Stefano

titus dijo...

A tuttoggi, gli USA è il Paese con le spese militari più elevate del mondo. Spendono più della Russia e della Cina, e c'è chi sostiene che passano al complesso militar-industriale più di quanto spenda l'intero G7.

Siamo agli inizi di gennaio del 2015 e -se ci sarà- la riduzione cui allude la RAI, sarà cosa di un futuro molto prossimo.

Infatti, giustamente fai notare che "La sforbiciata, che sarà attuata fra il 2018 e il 2021...." ridurrà il budget e le infrastrutture militari USA all'estero. Noi speriamo che così sia, senza ripensamenti dell'ultima ora o scaricabarile tra democratici e repubblicani.

Non va dimenticato che la Russia ha solo tre basi militari all'estero e la Cina nessuna.
Inoltre, Washington dispone del comando militare permanente della NATO, finanziata dagli Stati aderenti, e questi in buona sostanza rimangono privi di difesa propria e senza politica estera.

All'Italia -per esempio- la NATO costa dai 50 ai 70 milioni di euro al giorno

Anónimo dijo...

Si vis pacem, para bellum

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