lunes, 14 de octubre de 2019

Ignazio Ramonet: Che cos'e' il chavismo? I punti sulle i

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Sorge spontaneo domandarsi che cosa nasconda una pervicace ed abietta opera ventennale per distorcere, falsificare e criminalizzare un corso politico-sociale che ha cambiato il ruolo del Venezuela negli equilibri del post-unilateralismo. Tutti ricordano l'iniziale fuoco di sbarramento mediatico contro Chavez, accusato per sbarazzine e contraddittorie ragioni. Nel 1999, il modello sociale
iniziato da Chavez, era bollato come “fascista”, poi “comunista”, per trasmigrare a marchiarlo con la stigmate del “populismo”, adottando infine il clichet  reiterativo e di prammatica di “dittatura” tout court. Poche idee, e tutte grossolane. Tutto questo non ha evitato che il processo bolivariano diventasse un punto di referimento regionale, e un modello di attrazione con valenza nei mondi periferici e in quello dei non industrializzati. 
 
L'ex direttore di “Le monde diplomatique” Ignacio Ramonet risponde esaustivamente a queste domande di fondo sprigionatesi dalla rivoluzione bolivariana, nella sua brillante biografia che ha dedicato a Chavez (La mia prima vita. Conversazioni con Chavez). Abbiamo scelto le annotazioni piu' semplici, quasi un telegrafico identikit, che fissa i tratti di fondo che caratterizzano il deprecato chavismo.
“Come azione politica, il chavismo si caratterizza per queste linee portanti:

  • sovranità e indipendenza nazionale; rifiuto della dominazione di qualsiasi superpotenza imperialista, in particolare degli Stati Uniti. Chávez diceva: “Non può capire la Patria né difenderla chi non sa che il suo principale nemico è l’imperialismo nordamericano;
  • rifiuto di qualsiasi preteso superpotere economico e finanziario (FMI, Banca Mondiale, OMC). L’indipendenza si difende non solo nel campo politico, ma anche nei settori economici, geopolitici, culturali, diplomatici e anche militari; 

  • istituzioni statali solide, come quelle della V° Repubblica istituite dalla Costituzione del 1999;
  • un esecutivo forte e una certa personalizzazione della politica per opporsi all’impotenza del regime dei partiti;
  • un potere esecutivo forte e stabile che conferisce al presidente della repubblica un ruolo fondamentale;
  • una relazione diretta fra il leader-presidente e il popolo, che passa al di sopra dei corpi intermediari, grazie ad una concezione “partecipativa” della democrazia, ricorrendo frequentemente al referendum, alle elezioni e al dialogo interattivo leader-popolo mediante un uso originale dei mezzi di comunicazione di massa;
  • un’articolazione civico-militare il cui ingranaggio è costituito dallo stesso Presidente che coordina il meglio dei movimenti progressisti civili e l’intelligenza patriottica degli apparati militari; le Forze Armate sono intimamente associate al progetto di sviluppo nazionale nel quadro dell’unità civico-militare; 

  • l’indipendenza nazionale e la grandezza del Venezuela;
  • l’unione nazionale di tutti i venezuelani, al di là delle differenze politiche o regionali tradizionali che sono state un tempo causa di divisione e di decadenza, in una relazione diretta fra il leader e il popolo, tenuta insieme dalle politiche sociali di inclusione e di giustizia sociale;
  • la priorità della politica su altre considerazioni (economiche, amministrative, tecniche, burocratiche, ecc.);
  • rispetto dell’autorità dello Stato;
  • volontà profonda di giustizia sociale;
  • intervento dello stato nell’economia; 

  • l’anticolonialismo e il diritto all’autodeterminazione dei popoli;
  • la riattivazione dell’OPEP (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio) e un coordinamento delle politiche petrolifere dei paesi produttori ed esportatori;
  • l'integrazione latinoamericana come orizzonte costante e imperativo ideologico dettata proprio da Simón Bolívar, e la creazione di entità concrete per l’integrazione (Alba, Unasur, Celac, Petrocaribe, TeleSUR); 

  • il concetto di un mondo multipolare senza egemonie che comporta la sconfitta del progetto di egemonia imperiale unipolare per garantire la pace planetaria e “l’equilibrio dell’universo”. Bisogna scommettere per un mondo multicentrico, pluripolare. Chávez lo indicava come il quarto obiettivo storico del “Piano della Patria”, il suo programma di governo per il periodo 2013-2019;

  • una diplomazia Sud-Sud con una moltiplicazione dei legami con i paesi del Sud attraverso il movimento dei Non Allineati e di alleanze orizzontali: America del Sud/Africa (ASA) e America del Sud/Paesi Arabi (ASPA). Chávez appoggiava anche il gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) pensando a un’alleanza del Venezuela con questo gruppo per consolidare un mondo multipolare;
  • la solidarietà nazionale fra i cittadini e i territori, e la solidarietà latinoamericana; 

  • rispetto delle nazioni che sono entità culturali scolpite dalla storia e baluardi dei popoli contro gli imperialismi;
  • il rifiuto della dottrina del neoliberalismo economico preferendo un’economia orientata dallo Stato pensando a uno sviluppo volontaristico e strutturante (con ambiziosi progetti pubblici, nazionalizzazione dei settori strategici, sovranità alimentare, ecc.); 

  • costruire uno “Sato delle Missioni” per rispondere più direttamente alle diverse domande sociali del popolo;
  • avanzare per mettere all’angolo il capitalismo (lo sfruttamento di una classe su un’altra) e la definizione di un socialismo bolivariano e umanista, in democrazia e in libertà che oltre ad offrire ai lavoratori una protezione sociale avanzata, dia accesso sia alle decisioni della impresa che ai suoi benefici. 
  • fonte QUI




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