miércoles, 21 de octubre de 2009

GUERRA DROGA E POLITICA: ELEMENTI DEL MONDO BIPOLARE (parte 3)

poster della Corea del nord

CONFERENZA di NOAM CHOMSKY in MESSICO

texto en español www.voltairenet.org/article162390.htmltradotto per http://www.vocidallastrada.com/ da Vanessa

Gli atteggiamenti della popolazione nei confronti di coloro che fuggono dai loro paesi, conosciuti come stranieri illegali, sono complessi. Prestano servizi valorosi nella loro qualità di mano d’opera ultra economica e facilmente sfruttabile. Negli Stati Uniti gli agroalimentari, la costruzione e altre industrie si appoggiano sostanzialmente su di loro, e loro contribuiscono alla ricchezza delle comunità nelle quali risiedono.

Dall’altra parte, suscitano sentimenti tradizionali anti-immigrati, caratteristica persistente e strana in questa società di migranti che si trascina una storia di comportamenti vergognosi verso di loro. Poche settimane fa, i fratelli Kennedy furono considerati come eroi statunitensi. Ma a fine del XIX secolo, i cartelli “nè cani, nè irlandesi” non avevano permesso loro di entrare nei ristoranti di Boston.

Oggi gli imprenditori asiatici sono una folgorante innovazione nel settore della alta tecnologia. Un secolo fa, azioni razziste di esclusione impedivano l’accesso di asiatici, perché venivano considerati come una minaccia alla purezza delle società statunitense. Qualunque sia la storia e la realtà economica, gli immigranti sono stati sempre percepiti dai poveri e dai lavoratori come una minaccia per il loro lavoro, il loro modo di vita e la loro sussistenza.

E‘ importante notare che la gente che oggi protesta con furia è quella che ha ricevuto reali rimostranze. E’ vittima dei programmi di controllo finanziario dell’economia e della globalizzazione neoliberale, disegnati per trasferire la produzione verso l'esterno e far competere i lavoratori, gli uni contro gli altri, su scala mondiale, diminuendo stipendi e le prestazioni, mentre si proteggono dalle forze di mercato gli studi professionali.

Gli effetti sono stati gravi poichè dagli anni di Reagan, e frequentemente si manifestano in modi brutti e estremi, come mostrano le prime pagine dei giornali in questi giorni. I due partiti politici competono per vedere quali dei due può proclamare in modo più appassionato la sua dedizione alla sadica dottrina che la salute deve essere negata agli stranieri illegali.

La loro posizione è coerente con il principio, stabilito dalla Corte Suprema, che, in conformità alle leggi, quelle creature non sono persone, e quindi non sono soggetti ai diritti concessi alle persone. In questo stesso momento la Corte Suprema prende in considerazione la questione di sapere se le corporazioni devono poter comprare le elezioni apertamente incece di farlo in modo indiretto: affare costituzionale complesso, perché le corti hanno determinato che, a differenza degli immigrati senza documenti, le corporazioni sono persone reali, secondo alla legge, e così, di fatto, hanno diritti che superano quelli delle persone in carne ed ossa, inclusi i diritti consacrati dai così mal nominati accordi del libero commercio.

Queste coincidenze rivelatrici non mi suscitano alcun commento. La legge è in verità un affare solenne e maestoso. Lo spettro di pianificazioni è stretto, ma permette qualche variazione. Il governo di Bush II è andato così lontano, che è arrivato all’estremo del militarismo aggressivo ed ha esercitato un disprezzo arrogante, anche verso i suoi alleati. E' stato condannato duramente per queste pratiche, anche nelle principali correnti d’opinione. Il secondo periodo di Bush fu più moderato.

Alcune delle sue figure più estremiste furono espulse: Rumsfeld, Wolfowitz, Douglas Feith e altri. A Cheney non lo hanno potuto togliere perché lui era l’amministrazione. Le politiche cominciarono ad essere più nella norma. All’arrivo di Obama all’incarico, Condoleeza Rice prediceva che avrebbe continuato con le politiche del secondo periodo di Bush, e questo è in gran misura quanto è successo, aldilà dello stile retorico diverso, che sembra aver incantato gran parte del mondo...forse per il resto rappresenta il fatto che se ne sia andato Bush.

Nel momento più critico della crisi dei missili cubani, un assessore di alto livello del governo di Kennedy aveva espresso qualcosa che oggi è una differenza basilare tra George Bush e Barack Obama. I pianificatori di Kennedy prendevano le decisioni che letteralmente minacciavano la Gran Bretagna con l’annichilimento, ma senza informare i britannici. In questo punto l’assessore aveva definito la relazione speciale con il Regno Unito. “La Gran Bretagna - aveva detto- è il nostro tenente”, la parola che oggi andrebbe di moda sarebbe socio.

La Gran Bretagna, ovviamente, preferisce il termine in voga. Bush ed i suoi si rivolgevano al mondo trattando tutti come nostri tenenti. Così, nel dichiarare l’invasione dell’Iraq, avevano informato le Nazioni Unite che potevano ubbidire gli ordini statunitensi o diventare irrilevanti. E’ naturale che un' arroganza così sfacciata susciti ostilità. Obama adotta un corso di azione diverso. Affabilmente saluta i leader ed i popoli del mondo come soci e unicamente in privato continua a trattarli come tenenti, come subordinati.

I leader esteri preferiscono di gran lunga questa posizione, ed il pubblico in alcune occasioni rimane ipnotizzato da essa. Ma è saggio prestare attenzione ai fatti e non alla retorica o alle condotte gradevoli. Perché è pacifico che i fatti raccontano una storia differente. Anche in questo caso.

Tecnologia della distruzione L’attuale sistema mondiale permane unipolare in una sola dimensione: l’ambito delle forze. Gli Stati Uniti spendono quasi quanto il resto del mondo messo insieme in forza militare, ed è molto più avanzato nella tecnologia della distruzione. E’ l'unico a possedere centinaia di basi militari in tutto il mondo, e ad occupare due paesi situati in regioni cruciali, produttrici di energia. In queste regioni sta stabilendo, inoltre, enormi mega ambasciate; ognuna di esse è in realtà una città dentro un’alta: chiara indicazione delle intenzioni future.

A Bagdad si calcola che i costi della mega ambasciata salga da 500 milioni di dollari in quest’anno a 800 milioni nei prossimi anni. Non si conoscono i costi delle sue controparti in Pakistan e Afghanistan, come non si conosce neanche il destino delle enormi basi militari che gli Stati Uniti hanno installato in Iraq. Il sistema globale delle basi militari si comincia ad estendere, adesso, in America Latina.

Gli Stati Uniti sono stati espulsi dalle loro basi in SudAmerica; il caso più recente è la base di Manta, nell’Ecuador, ma recentemente è riuscito ad avere accordi per utilizzare sette nuove basi militari in Colombia, e si suppone che intenda mantenere la base di Palmerola, in Honduras, che ha svolto un ruolo centrale nelle guerre terroristiche di Reagan. La quarta flotta statunitense, disarmata negli anni 50 durante il XX secolo, è stata riattivata nel 2008, poco dopo l’invasione colombiana nell’Ecuador.

La sua responsabilità comprende i Caraibi, il Centro ed il Sud America, e le acque circostanti. La Marina include, tra le sue tante operazioni, azioni contro il traffico illecito, manovre simulate di cooperazione in tema sicurezza, interazioni esercito- esercito, e formazione bilaterale e multilaterale. E’ comprensibile che la riattivazione della flotta provochi le proteste e la preoccupazione dei governi come il Brasile, Venezuela ed altri.

La preoccupazione dei sudamericani è aumentata a causa di un documento dell’aprile 2009, creato dal comando di mobilità aerea statunitense (US Air Mobility Command) che propone che la base di Palanquero, Colombia, possa trasformarsi nel sito di sicurezza cooperativa dal quale possono realizzarsi operazioni di mobilità. Il dossier annota che, da Palanquero, quasi mezzo continente può essere coperto con un C-17 (un aerotrasporto militare) senza fare rifornimento. Questo potrebbe far parte di una strategia globale in cammino, che aiuti ad ottenere una strategia regionale di combattimento e con la mobilità dei tragitti verso l’Africa.

Per adesso, la strategia di collocare la base a Palanquero deve essere sufficiente per fissare il punto dal quale si può avere mobilità aerea nel continente sudamericano, conclude il documento, ma continua esplorando possibilità per estendere il sistema in Africa con basi aggiuntive, tutto come parte di un sistema globale di sorveglianza, controllo ed intervento. Questi piani fanno parte di una politica più generale di militarizzazione dell’America Latina.

L’addestramento di ufficiali latinoamericani è aumentato repentinamente negli ultimi 10 anni, molto oltre i livelli raggiunti durante la guerra fredda. La polizia è addestrata in tattiche di fanteria leggera. La sua missione è quella di combattere bande di giovani e il populismo radicale, termine quest’ultimo che ha da intendersi molto bene in America Latina. Il pretesto è la guerra contro le droghe, ma è difficile prendere questo sul serio, anche se accettassimo la straordinaria teoria che gli Stati Uniti hanno il diritto di guidare una guerra in terre straniere.

Le ragioni sono ben note, e furono espresse dagli ex Presidenti, Cardoso, Zedillo e Gaviria. Il loro dossier include che la guerra al narcotraffico è stato un totale fallimento e chiede un cambio drastico di politica, che si allontani dalle misure di forza negli ambiti interni e esterni e cerchi misure meno costose e più efficaci. Gli studi portati avanti dal governo statunitense, e altre investigazioni, hanno mostrato che le forme più efficaci e meno costose di controllare l’uso di droghe è la prevenzione, il trattamento e l’educazione.

Hanno anche mostrato che i metodi più costosi e meno efficaci sono le operazioni al di fuori del proprio paese, tali come fumigazioni e la persecuzione violenta. Il fatto che siano privilegiati costantemente i metodi meno efficaci e più costosi al posto di quelli migliori è sufficiente per mostrarci che gli obiettivi della guerra contro le droghe non sono quelli che vengono enunciati. Per determinare gli obiettivi reali, possiamo adottare il principio giuridico che le conseguenze prevedibili costituiscono le prove dell’intenzione.

E le conseguenze non sono oscure: alla base di uno dei programmi anti-insurrezione all’estero e una forma di pulizia sociale all’interno, inviando enormi numeri di persone superflue, quasi tutti uomini di colore, nei carceri, fenomeni che hanno portato ad avere il tasso di detenuti più alto del mondo, e di molto, da quando, 30 anni fa, furono iniziati i programmi. Anche se il mondo è unipolare nella dimensione militare non è sempre stato così nella dimensione economica.

All’inizio degli anni 70, il mondo era diventato economicamente tripolare, con centri comparabili Nord America, Europa e il nord est asiatico. Adesso che l’economia globale è diventata ancora più diversa, particolarmente dopo la crescita veloce delle economie asiatiche che hanno sfidato le regole del neoliberale Consenso di Washington. Anche l’America Latina comincia a liberarsi da sola da questo gioco. Gli sforzi statunitensi di militarizzarla sono una risposta a questi processi, particolarmente in Sud America, il quale, per la prima volta dalla conquista europea comincia ad affrontare i problemi fondamentali che hanno afflitto il continente.

Ecco l’inizio dei movimenti verso l’integrazione di paesi che tradizionalmente si orientavano verso l’Occidente, non uno verso l’altro, e anche un impulso per diversificare le relazioni economiche e altre relazioni internazionali. Sono anche, infine, alcuni seri sforzi per affrontare la patologia latinoamericana che sono i ridotti settori “ricchi” quelli che governano in mezzo ad un mare di miseria, lasciando i ricchi liberi da responsabilità, tranne quella di arricchire se stessi. Quest’ultimo è molto diverso rispetto all’Asia orientale, come si può misurare osservando la fuga di capitali.

Nell’Asia orientale tali fughe sono state controllate con rigidità. In Corea del Sud, per esempio, durante il periodo della sua veloce crescita, l’esportazione di capitali poteva comportare la pena di morte. Questi processi in America Latina, a volte guidati da impressionanti movimenti popolari di massa, sono molto significativi. Non è sorprendente che provochino amare reazioni tra le èlites tradizionali, sostenute dalla superpotenza emisferica. Le barriere sono formidabili, ma, se riescono a risalire, i risultati cambieranno significativamente il corso della storia latinoamericana, e l’impatto oltre se stessa non sarà piccolo.


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