miércoles, 2 de diciembre de 2009

Altri 34mila soldati alla guerra: fine del "logo Obama"

Vietnam

Tito Pulsinelli
La "nuova strategia" illustrata da Obama nell'accademia militare di West Point, ha una sola cosa chiara: la quantità supplemantare di truppa che invierà in Afganistan. Diecimila dovrà spedirli Euro-NATO, 34mila partiranno dagli Stati Uniti, compreso riservisti e gente in sovrapeso. Tutti dovranno metter mano al portafogli per finanziarne i costi che -in periodo di decrescita- sono oltremodo onerosi.

Per tutto il resto, sembrava che stesse leggendo un discorso dimenticato da Bush nel cassetto della scrivania. Nessuna novità, soprattutto nessuna strategia coerente per un territorio dove non è mai sorto uno Stato. Nemmeno sui generis. Dove si sono spezzati i denti tutti gli imperi che tentarono di dominarlo. Tutti gli invasori hanno sempre finito per ritirarsi.

Il logo Obama, rinforzato dall'anabolizzante di un Premio Nobel, è durato pochi mesi. E' riuscito solo a scremare seimila soldati sul totale richiesto dal sesto comandante generale delle operazioni che si è alternato in Afganistan. Che ha specificato -tra l'altro- che non garantisce nessuna vittoria, è solo per evitare una sconfitta disonorevole. Non si fatica a credergli, basta solo constatare che i guerrieri occidentali non hanno ottenuto neppure la diminuzione della produzione d'oppio. Do you remember the Red Army?
Obama, come Kennedy, come Clinton, non sfugge alla regola di dover fare la sua guerra, è quasi una consuetudine. Con l'aggravante che gli Stati Uniti non nuotano più nel grasso, e che non è ancora riuscito a far approvare un minimo di previdenza sociale per i 38 milioni di senza mutua. Lì ci sono molti degli elettori che lo hanno inviato alla Casa Bianca.
Dovrà spiegare loro che i soldi per la guerra ci sono, per le banche pure, per il medico della mutua no. E sarà difficile che si accontentino della rifrittura della favola dell'orco Bin Laden.

Da Teheran, invece, ribadiscono che tireranno avanti diritti sulla loro strada: il nucleare per scopi non militari è un diritto delle nazioni, e nessuno può limitarlo. L'Iran ha rotto gli indugi diplomatici, parla con cruda chiarezza e dice che non teme le sanzioni. Euro-NATO smette di comprargli petrolio e gas? Cina ed India sono felici di comprare. Non gli venderanno più benzina? L'India continuerà a farlo e il Venezuela sta costruendo raffinerie (a cambio di impianti petrochimici per l'agricoltura).
Il nuovo tono degli iraniani evidenzia una maggior sicurezza sulle proprie capacità di difesa globale. Durante il viaggio sudamericano di Ahmedinajad, le forze di difesa iraniane hanno compiuto esercitazioni militari su tutto il territorio nazionale. Sono stati provati con successo i missili con gettata di duemila chilometri. Dopo proclamarono che in caso di qualsiasi incursione aerea straniera, le basi da cui decollarono sono penetrabili e raggiungibili.
In questi giorni, la centrale nucleare iraniana è stata visitata da esponenti russi di grande rilievo in questa materia. Significherebbe che il Cremlino ha fatto la sua scelta: veto alle sanzioni nel consiglio di sicurezza dell'ONU e -come alternativa- potrebbe incariscarsi del cosiddetto "arricchimento" di uranio iraniano.

Sul versante dell'America latina, la legittimazione del golpe con la farsa elettorale in Honduras, finora ha portato pochi frutti a Obama: solo Colombia, Panama e Costa Rica. Tutti gli altri Paesi ribadiscono la condanna e continuano ad esigere la restituzione della presidenza a Zelaya. Rifiuto anche di quelli che catalogano come "piccolo passo avanti" che oggi ci sia un signor Lobo al posto del signor Micheletti. E' come Karzai che succede a Karzai, o alla Francia che va alle finali in Sudafrica nonostante un gol fatto con la mano.
La legalità istituzionale o esiste o no. "E' come la gravidanza -ha detto la presidente dell'Argentina- non esiste un pezzetto o al 30%. O sei incinta oppure no!"
La massiccia astensione ha rinvigorito il fronte della resistenza popolare che ora parla di ritorno senza condizioni di Zelaya, per compiere il periodo completo del suo mandato. Questo significa che dovrà recuperare i cinque mesi in cui è stato estromesso manu militari.

La fine prematura del logo Obama è sintomo ed effetto della diminuita egemonia mondiale degli Stati Uniti.
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