domingo, 27 de junio de 2010

Cina: Ancora scioperi, si ferma la Toyota

Terzo giorno consecutivo: vogliono un aumento dei salari e del bonus di fine anno - La produzione della Honda Motor e le vendite del gruppo in Cina sono scese lo scorso mese del 37% -

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Non si ferma l’ondata di scioperi che nell’ultimo mese ha colpito la Cina: il gigante giapponese Toyota conferma che la propria fabbrica di Guangzhou è ancora ferma, per il terzo giorno consecutivo, mentre la rivale Honda è riuscita a riprendere la produzione soltanto dopo aver ceduto su tutta la linea alle richieste degli operai. Il sindacalista Han Dongfang commenta: “Trent’anni di repressione stanno finendo. I lavoratori hanno preso in mano il loro destino”.

La produzione della Toyota si è interrotta lo scorso 22 giugno, dopo che gli operai della Denso Corp. – un’affiliata che produce iniezioni per autovetture – hanno incrociato le braccia: la catena si è interrotta e alcuni operai della casa madre si sono uniti ai colleghi. Si tratta di oltre 200 lavoratori, che chiedono un aumento dei salari e una riduzione delle ore di lavoro obbligatori. I portavoce della compagnia confermano: “La produzione rimane sospesa, mentre vanno avanti le trattative”.

Si tratta del secondo grande sciopero che colpisce la Toyota, dopo quello durato tre giorni che ha fermato il lavoro della fabbrica di Tianjin, nel nord del Paese. Gli operai chiedono un aumento dei salari da 1.200 a 1.700 yuan mensili (poco più di 170 euro) e vogliono che la dirigenza aumenti il bonus di fine anno da 1.200 a 6.800 yuan (circa 680 euro). I dirigenti hanno approvato l’aumento salariale ma non vogliono toccare il bonus finale.
La rivale Honda, invece, ha ceduto su tutta la linea e ha convinto gli operai a tornare a lavoro nelle fabbriche di Huangpu e Zengcheng, entrambi zone industriali di Guangzhou. Nella trattativa è intervenuto uno dei vicepresidenti locali dell’industria, che è anche deputato all’Assemblea nazionale del popolo di Pechino.

Il governo teme questi scioperi, ma sta adottando una linea ambivalente per affrontarli. Da una parte biasima l’atteggiamento degli industriali stranieri, che devono trattare meglio gli operai; sulla questione è intervenuto persino il premier Wen Jiabao, che ha definito i migranti “figli della nazione”. Dall’altra, però, il governo centrale ha chiesto alla polizia “di gestire in prima persona tutte quelle situazioni che possono mettere a rischio la stabilità interna”.

Il sindacalista cinese Han Dongfang, fondatore del China Labour Bulletin, commenta: “Dopo 30 anni di riforme e spettacolare crescita economica, si iniziano a vedere le crepe. I lavoratori che hanno creato il miracolo economico cinese si sono stancati di essere trattati come animali, lavorando molto tempo in condizioni pericolose per pochi soldi. Ora dicono basta, e chiedono non soltanto i loro diritti legali ma proprio un migliore standard di vita”.

Ora, aggiunge, “i lavoratori hanno preso in mano il proprio destino, anche perché i sindacati (dove sono presenti) sono fantocci del governo. Una soluzione potrebbe essere quella di ridurre il prezzo quotidiano che gli operai pagano per alloggi e alimentazione, per sanità e servizi sociali. Ma dobbiamo smetterla di chiamarli migranti: i lavoratori sono lavoratori, e devono essere trattati con dignità e rispetto”.

Huelgas en China paralizan plantas automotrices de Honda y Toyota
Los gigantes japoneses automotrices Toyota y Honda dijeron que las principales fábricas en el sur de China detuvieron el trabajo este miércoles debido a huelgas en las proveedoras de partes, dado que el descontento de los trabajadores siguió sacudiendo a la industria y atemorizando a los inversores.

Las paralizaciones son las últimas en una serie de huelgas por los pagos en proveedoras de partes en Guangdong y otras partes en China.

Denso (Guangzhou Nansha) Co Ltd., propiedad de la japonesa Denso Corp que abastece de equipos de inyección de combustible y otras partes, detuvo los envíos el lunes. Parte de los 1.200 trabajadores de su fuerza laboral se sentó en grupos en frente de un almacén de la planta el miércoles.

"El salario es sólo de 1.300 yuanes (US$191) por mes, incluyendo subsidios por comida, mientras que mi renta me cuesta 200 yuanes al mes", dijo un trabajador de apellido Zhang de la provincia Hunan Province a la agencia oficial de noticias china Xinhua.

"No me siento respetado por el departamento de Recursos Humanos. A menudo dicen 'Se pueden ir si creen que otras plantas son mejores', cuando se les pide algo", dijo a Xinhua otro trabajador.

Como resultado de la huelga de Denso, una planta de Toyota Motor Corp en la provincia de Guangdong que puede fabricar más de 360.000 autos por año ha estado paralizada desde este martes. Toyota dijo que la producción se paralizaría en la planta por todo el miércoles y no sabía si podría reiniciar el jueves.

Honda Motor Co dijo que había paralizado dos plantas de Guangqi Honda, una de las empresas conjuntas en China, después de que una huelga en una fábrica china en la que la japonesa NHK Spring es socio se quedara sin abastecimiento de partes.

Las dos plantas paralizadas de Honda pueden fabricar hasta 360.000 autos Accord, Fit y otros al año.

Las huelgas han expuesto la vulnerabilidad de las apretadas cadenas de abastecimiento "a tiempo" a impacientes trabajadores rurales migrantes irritados con los niveles de sueldos que dicen se quedan muy atrás comparados con el floreciente crecimiento económico y ganancias de la compañía.

"El sector automotriz en China, especialmente para las compañías extranjeras, es altamente rentable, pero no ha habido un alza proporcional apropiada entre las ganancias de la compañía y los sueldos de los trabajadores," dijo Chang Kai, profesor de Derecho Laboral en la universidad Renmin en Pekín, que asesoró anteriormente a los huelguistas en otra planta de partes de Honda.www.americaeconomia.com


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