miércoles, 15 de diciembre de 2010

Italia: Gli arcani dei "rivoluzionari liberal-democratici"

Privatizzazioni, tagli della spesa sociale, competitività 

Tito Pulsinelli
L'assalto alla diligenza non è riuscito perchè il pallino continua a girare e il gioco delle tre sponde intercambiabili -destre-centri-"sinistre"- del "fronte colorato" mostra le terga, come il pavone quando forma la ruota. E' oscuro ed imperscrutabile il dopo, ovvero chi sarà il cocchiere e quale la sua rotta. Di esplicito non è stato detto nulla, tranne ecumenici riferimenti ad una imprecisata "rivoluzione liberal-democratica" che -ohibò- non sarebbe deceduta come le sue consorelle dell'altro secolo. 
Stringi stringi, gli iniziati al redivivo "ismo" bofonchiano -in buona sostanza- che si basa su privatizzazioni, taglio della spesa pubblica, recupero della competività (dei banchieri o degli operai?). Siccome questi "rivoluzionari" non amano parlar chiaro, e si muovono come anguille nell'acquitrino, per capirne le intenzioni è preferibile guardare all'operato dei loro patners europei preferiti. A Madrid, la "rivoluzione liberale" ha suonato la fisarmonica della libertà di licenziamento,
abolendo de facto la giurisprudenza del lavoro, poi ha eliminato il sussidio di disoccupazione ai licenziati, e a fine gennaio si appresta ad innalzare l'età pensionabile. Ovviamente per migliorare la cosidetta competitività. 


In Gran Bretagna, decimazione radicale di tutte le voci del bilancio riguardanti gli investimenti sociali, con dosi da cavallo, senza anestesia e in tempi brevissimi. Giova ricordare che i governanti di Londra, l'anno passato batterono ogni record nello svuotare l'erario pubblico per fare trasfusioni alla banca privata e  poi -non domi- comprarono un ragguardevole stock di buoni del debito pubblico degli Stati Uniti. Il segno politico degli inquilini di Downing street è del tutto irrilevante, condividono la stessa fede che ispira i loro confratelli italici. In soldoni, e' lecito finanziare banchieri e bancarottieri, si devono socializzare le loro perdite, vanno annullate le politiche tese a sostenere la domanda con il rafforzamento del reddito sociale.


In Islanda, Irlanda e Grecia -ma si tace sull'Ungheria, Romania, Polonia e i micro/Stati baltici- l'attacco frontale ai periferici anelli deboli del blocco europeo ha assunto i tratti dell'abolizione definitiva dello Stato sociale e della coesione interna alle società civili nazionali. Annichilimento d'ogni nozione di sovranità, sudditanza piena ai centri finanziari internazionali nelle mani delle élites anglosax.  Di cui, quelle continentali, targate UE e con il relativo coro dei ventriloqui ponpon"liberali", ambiscono essere spurie gemelle siamesi di secondo letto.


La Banca Centrale Europea (BCE), comando operativo dell'UE-a-27, proibisce l'emissione di eurobond e abdica a favore del FMI. Le nazioni dell'UE non possono emettere titoli in euro destinati ai loro cittadini, nè questi possono scegliere se comprarli o no, perchè l'unico autorizzato in questa materia è il FMI. Questa è una strana "banca" che -a differenza di tutte le altre- non si limita a stabilire i tassi di interesse e i tempi dei prestiti. No, costoro stabiliscono dall'esterno quale deve essere la politica finanziaria, monetaria, fiscale, industriale e sociale del polo europeo, e di ogni suo singolo membro. Assumono prerogative e poteri sugli esecutivi europeo e nazionali, a cui sottraggono competenze e sovranità in ogni materia strategica, salvo l'ordine pubblico.


Il FMI usurpa un potere che il suffragio universale conferisce ad altri attori istituzionali, abroga la democrazia rappresentativa, demolisce d'acchitto lo Stato sociale e la sovranità, per poi andare all'arrembaggio dei settori sani ed appetibili delle economie. Finalmente trasferisce il bottino ai centri finanziari di Wall street. Eppure hanno fallito la tombola, gli è imploso nelle tasche il Casinò globale,  e l'esodo delle imprese verso il millenarista eldorado globale ha trasformato la Cina nella seconda economia reale. 


Il FMI è stato sfrattato dall'ex "cortile di casa" dove poté alimentare la sua genetica bulimia, ed il blocco sudamericano fa passi avanti decisivi articolandosi sull'ascendente economia del Brasile, le materie prime ed energetiche del Venezuela e il gigantesco surplus alimentario dell'Argentina. Allora come riesce a recuperare terreno in Europa? Succhia vampirescamente una linfa che gli è vitale grazie ad un'èlite che sta facendo harakiri. Preferisce rincorre i mulini a vento di un'annaspante e instabile "grande mercato transatlantico", privo di materie prime e con una sopraproduzione che non si sa dove piazzare. Sembrano come quei patrizi romani che al decimo saccheggio dell'urbe erano ancora convinti che l'impero aveva solo un raffreddore.


Il composito fronte dei "rivoluzionari liberal-democratici", per ora non può schierare in prima fila Draghi, nè richiamare dalla Grecia il pro-console fondomonetarista Padoa Schioppa, cui delegare l'esecuzione materiale delle privatizzazioni -quali?- taglio della spesa pubblica -dove, quanto e quale?- o per titillare la competitività (come?). Hanno solo abbozzato un  tentato-golpe contro l'ENI e Finmeccanica. Su tutto il resto preferiscono la politica del "non dire", cioè le vie di fatto della dittatura economica.


Dai salotti buoni di Washington, a cui D'Alema si è guadagnato l'accesso dopo il bombardamento di Belgrado, ci fa sapere che "..abbiamo finalmente capito che l’idea che mercati autoregolati potessero continuare a lavorare senza regole era pura illusione..." Meglio tardi che mai. C'è solo voluto un disastro maggiore a quello del 1929, per smettere di reggere il moccolo alla globalizzazione. Ammette persino che è improprio che lo Stato finanzi le banche con le tasse dei cittadini (1). Bene, ma allora che si fa?
Per avere una "globalizzazione giusta" (sic), l'ex ministro degli esteri più amato dagli Stati Uniti, ammonisce che non si deve assolutamente tornare alla "ri-nazionalizzazione delle nostre politiche" (2).  Sarà la sovranità nazionale? No. Quella del blocco europeo? Neppure, perchè la nuova  governance dovrà garantirla -udite, udite!- la triade FMI-Banca Mondiale-G20. Ovvero: il medico sará quello che ha propagato l'epidemia che si vorrebbe sanare. 


L'unico problemino è che il FMI e la BM sono stati il braccio armato della globalizzazione finanziaria, del trionfo del capitalismo di Casinò, dell'eliminazione dello Stato sociale e della sovranità nazionale. E sta lavorando con lena alla fine dell'autonomia del polo europeo, della volontà popolare sovrana e della democrazia rappresentativa. In pratica, si riconsegna ai poteri forti globali il destino delle genti e delle nazioni. E' tempo di guardare con umiltà e cercare di impare dagli emergenti, cioè da quelli che  hanno limato gli artigli del FMI-BM o se ne sono liberati. E' tempo di prender atto che c'è bisogno di democrazia partecipativa, e questa non si ottiene artificialmente con i trucchetti di nuove leggi elettorali.


Il trasferimento del potere reale dalle istituzioni legali a quelle parallele o occulte (nazionali e sovranazionali) impone di scrutare con attenzione oltre gli attori del cabaret romano e del circo mediatico. Se questa via rimane sbarrata, prenderà forza la protesta della piazza europea. Il fondamentalismo del BCE ha dimostrato che non c'è futuro con una moneta senza Stato. Non c'è mercato verace senza una reale sovranità economica, finanziaria e monetaria. Non c'è UE senza politica estera o con un esercito a mezzadria, comandato da forze che collidono o sono antitetiche agli interessi dei popoli d'Europa. Il FMI è una creatura nata dal trionfo bellico nordamericano del 1945, quando il 65% dei prodotti consumati nel mondo provenivano da lì. Oggi non rispecchia i nuovi rapporti di forza del mondo multipolare, men che mai la realtà della nuova Europa.


(1) “..il casino capitalism” che emerse dall’era della deregulation è stato colpito da una catastrofe di proporzioni inaspettate. Piuttosto che esercitare autonomia, i contribuenti - attraverso il lavoro del tanto criticato Stato – sono stati costretti a sostenere quelle istituzioni finanziarie “troppo grandi per fallire”». 
(2)Abbiamo bisogno di una Europa più unita e integrata in un mondo nel quale la spinta politica dovrebbe essere data da un triangolo composto da agenzie dell’Onu, dagli organismi internazionali (inclusi il FMI, il WTO e la Banca Mondiale), e dal G20».

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