jueves, 3 de marzo de 2011

Oro e debito pubblico USA ai massimi storici

Song-dong
In una giornata in cui l’oro e il debito pubblico statunitense raggiungono il valore più alto della loro storia, anche il debito estero degli USA è rivisto al rialzo; intanto, il petrolio vola. Raggiungerà i 200 dollari come dicono alcuni analisti?


Attilio Folliero - Cecilia Laya
http://ucv-italiano.blogspot.com
2-3-2011 - Oggi l’oro ha toccato un nuovo massimo storico: sulla pizza di New York è arrivato a 1.431,20 dollari l’oncia, superando il precedente record di 1.416,10 dello scorso 6 dicembre. L’oro continua, dunque, la corsa verso i 2.000 dollari, quotazione che potrebbe raggiungerà nel corso di quest’anno. Anche il prezzo del petrolio, ormai sopra i 100 dollari, continua ad aumentare e secondo alcuni analisti, tra cui Gerald Celente, direttore di Trends Research Institute, a causa delle crisi in Medio Oriente potrebbe superare I 200 dollari. Intanto, il Tesoro USA ha pubblicato oggi i dati del debito pubblico degli Stati Uniti alla fine di febbraio; per il debito USA è l’ennesimo massimo storico, questa volta a quota

14.194,76. Si tratta del 182º record dell’era Obama, che in soli 769 giorni di governo ha fatto aumentare il debito pubblico USA di ben 3.567,89 miliardi, equivalente al 72,83% dei 4.899,10 miliardi lasciati in eredità dagli otto anni di governo di George W. Bush. Obama, anche per il prossimo esercizio ha presentato un bilancio che presuppone un deficit superiore ai mille miliardi di dollari, in discesa rispetto agli ultimi anni, ma sempre enorme e dell’ordine del 7% del PIL.

Obama, tra l’altro, deve affrontare il pericolo di un blocco dell’attività di governo; infatti, l’attuale limite di debito, fissato annualmente dal Congresso, non è stato ancora aggiornato, a causa dell’ostruzionismo dei repubblicani che controllano il parlamento USA; il debito attuale ha già raggiunto il 99,31% del debito autorizzato dal Parlamento lo scorso anno. Fra Governo e republicani sono in corso frenetiche trattative per scongiurare la paralisi dell’attività governativa al raggungimento dell’attuale limite.

Sempre il Tesoro degli Stati Uniti, proprio ieri (28/02/2011), ha ricalcolato i dati del debito estero degli USA a partire dal mese di giugno; questi dati, aggiornati al dicembre 2010, erano stati pubblicati lo scorso 15 febbraio (vedasi nostro articolo: “Regno Unito primo acquirente del debito USA”). I nuovi dati presentano alcune novità. Innanzitutto, il debito estero è stato rivisto al rialzo: alla fine di dicembre ha raggiunto i 4.439,60 miliardi, contro i 4.372,60 che era stato stimato nella prima pubblicazione, dello scroso 15 febbraio. Il debito estero, in termini percentuale cresce più che il debito totale; infatti, sulla base di questo ricalcolo negli ultimi sei mesi, dalla fine di giugno alla fine di dicembre, il debito estero è cresciuto del 9,08%, mentre il debito pubblico totale, nello stesso periodo è cresciuto del 6,22%.


Altra novità: i titoli del debito USA posseduti dalla Cina, che due settimne fa venivano dati a 891,60 miliardi, sono stati aggiornati a 1.160,10 miliardi di dollari; quindi c’è un sostanziale aumento di oltre 260 miliardi.

Il Regno Unito è il terzo paese in assoluto, dopo Cina e Giappone e primo paese europeo, con la più alta quantità di titoli del debito USA posseduti, anche se la sua quota in questo ricalcolo è stata notevolemente ribassata, scendendo dai 541 miliardi di dollari attribuiti inizialmente, agli attuali 272,10 miliardi. Comunque, rispetto a sei mesi prima, la quota di debito pubblica statunitense in possesso del Regno Unito è cresciuta di oltre il 187%, confermando il nostro giudizio che il governo di Londra, mentre chiede austerità e sacrifici al suo popolo (taglio della spesa pubblica, incremento delle tasse, aumento dell’età pensionistica, blocco dei salari, privatizzazione, ecc.), dall’altro incrementa fortemente il possesso di titoli del debito USA con ben 177,60 miliardi in soli 6 mesi. 


Anche il Canada, paese che assieme al Regno Unito è quello che, in termini percentuali, ha maggiormente aiutato gli Usa, incrementando in questi ultimi sei mesi il possesso di titoli del debito USA di quasi il 114%.

E l’Italia? Anche l’Italia ha aumentato il suo aiuto agli USA: ha incrementato di 1 miliarduccio di dollari la quota di titoli USA, con un incremento percentuale di poco inferiore al 5% rispetto a sei mesi prima. Complessivamente detiene titoli USA per 23,70 miliardi, quota comunque inferiore a quella di altri paesi, come l’Egitto. Il paese dei faraoni, con tanti poveri, tanta miseria e rivolte quotidiane, ha investito in titoli del debito USA ben 26 miliardi e addirittura negli ultimi sei mesi dell’anno ha avuto anche la capacità di incrementare di un miliardo il suo aiutino agli Stati Uniti.

Dai dati aggiornati del debito estero USA, emerge anche che molti paesi stanno riducendo il possesso dei titoli USA, come la Russia (-10%) e alcuni paesi occidentali in crisi; spicca la forte riduzione della Francia, che ha ridotto il possesso di titoli USA del 35% circa rispetto a sei mesi prima.

In sostanza è pensabile che la crisi, che attualmente sta sconvolgendo alcune zone del mondo a causa dell’aumento dei prezzi dei prodotti agricoli (e che sicuramente continueranno ad aumnetare in considerazione della possibile crescita dei prezzi energetici e quindi dei costi di produzione e di trasporto), si possa trasferire ai paesi occidentali, a partire dagli USA, dove in alcuni stati, come nel Wisconsin, sono già in corso multitudinarie manifestazioni di protesta (vedasi da Washington, il sito di Russia Today nell’edizione inglese o spagnola). Quei governi, come quello di sua maestà la regina, che spreme gli inglesi con misure di austerità al fine di trovare i soldi necessari a coprire la voragine del debito pubblico USA, si troveranno presto nell’occhio del ciclone?
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