jueves, 3 de marzo de 2011

Stati&Bande:Ci si può schierare? (3)

Ci si può schierare per uno Stato o per un’alleanza di Stati ?
per un’impresa o per un’alleanza d’imprese ?

Maurizio Pincetti
10.
Un apolide, un internazionalista, un individuo, una persona, un concentrato di umanità, dove va? Come si orienta ? può scegliere ? può scegliere fra oggetti che conosce meglio. Può essere accettato da insediamenti umani che per brevi periodi o in piccoli territori possono essergli più congeniali. Ma come fa a dire che uno Stato sia meglio di un altro? Che una banca sia meglio di un’altra ? Sarà migliore nel realizzare i propri obiettivi. Questa persona potrà solo dire che in una
certa situazione si trovi meno a disagio che in un’altra, ma dipenderà anche dalle sue caratteristiche specifiche, non solo e non tanto dalla sua abilità di analista sociale.
Sarà destinato a relativizzare la propria scelta, nella consapevolezza che l’appartenenza a gruppi di potere, qualunque essi siano, non gli compete. Così la visione offerta al pubblico delle alleanze fra Stati o comunque fra Bande contendenti, non potrà trarre in inganno e non indurrà a partecipare inconsapevolmente a favore dell’uno o dell’altro. Si potrà forse abbandonarsi a una deriva che consenta di surfare fra bande, con la maestria di tenersene adeguatamente estranei ma traendone i benefici che siano concessi. 

Tifare per qualcuno o per qualcosa sarà reso impossibile dalla consapevolezza che la mutevolezza delle scelte dei poteri espressi dai più disparati gruppi non terrà mai in alcuna considerazione le necessità di un singolo, come quelle di tutti i suoi simili, a meno che non sia considerato energia utile per il metabolismo del gruppo, e in quel caso sarà spremuto quanto basta.
Ogni logica di rifiuto di appartenenza a qualunque banda esclude dalla capacità di collegamento trasversale, non essendo tali collegamenti retti dall’appartenenza a un territorio, a una nazione, a uno stato, ma dall’appartenenza a un gruppo in connessione con categorie di gruppi affini presenti in altri territori.

La connessione fra Stati avviene per sintonia fra modelli di sviluppo o fra modelli di consumo energetico o per necessità di approvvigionamento energetico. Sia la connessione fra Stati che quella fra Bande è competitiva. Contiene cioè un progetto di incremento di probabilità di sopravvivenza attraverso alleanze, a discapito di altre alleanze, non essendo infinita la quantità energetica disponibile. All’interno di uno Stato o di una Banda possono venire espresse categorie favorenti maggiore o minore corruttela, maggiore o minore “democrazia”, maggiore o minore egualitarismo, maggiore o minore schiavismo, ma la logica e la finalità che governa le differenti alleanze è sempre la stessa. 

Possono comunque crearsi sacche di persone che non aderiscono ad alcun centro di potere, in qualunque territorio, ma proprio perché non sono caratterizzate in positivo, non presentano cioè una progettualità riferita ad obiettivi comuni, potranno manifestare solo affinità sostanzialmente espresse nel rifiuto di appartenenze, ma tale caratteristica non è sufficiente a creare connessioni extraterritoriali fra questi gruppi disomogenei di persone e soprattutto a determinarne progettualità comuni trasversali, rendendo debole l’opposizione globale alle azioni di Stati & Bande, che in situazioni particolari possono scambiarsi gli uni nelle altre.




11.








Ogni logica di scelta di politica estera di uno Stato è legata al contributo che può dare alla coesione interna e non è possibile giudicarla, ma solo tentare di interpretarla, per rendere più agevole, semmai ci si riesca, la propria sopravvivenza nel gruppo di appartenenza, per quanto labile e transitoria possa essere quell’appartenenza. Non si può giudicarla perché è in ogni caso pertinente al contesto in cui è inserito quello Stato e alla posizione acquisita in quel contesto per garantire sufficienti acquisizioni di energia per il mantenimento del gruppo e il dominio del territorio utile al conseguimento di energia e allo sviluppo o proliferazione del gruppo stesso. 

Il fatto che esistano aggressori o aggrediti dipende dalla storia di ciascuno di tali gruppi e dalla capacità contrattuale dei loro interlocutori, che non sono mai casuali, ma scelti secondo logiche utilitaristiche. L’aggressività dei gruppi dipende dal rapporto più o meno favorevole fra garanzie acquisite di sopravvivenza, indici di crescita demografica, territorio disponibile, caratteristiche energetiche del territorio, acquisibilità delle risorse, modello sociale (intendendo per modello sociale la verticalità della piramide dei livelli decisionali, la mobilità sociale, il grado di coercizione implicato nella produzione di consenso, la condivisione delle regole, il livello di corruzione accettato nel processo di applicazione o disapplicazione delle regole, la trasparenza nelle scelte gestionali e nel processo di applicazione delle regole, la certezza e l’equità del sistema premiante, l’investimento in acculturazione, la possibilità di esprimere opinioni e l’equità nel conferire potenzialità di diffusione delle opinioni..)




12.


L’energia non è acquisibile con la stessa capacità/possibilità da parte dei differenti gruppi territoriali nella globalità del pianeta. Ma non è neppure disponibile in modo equo fra i vari gruppi  transterritoriali all’interno di uno stesso territorio.
La competizione interna a un territorio diviene tanto più esasperata, tanto più la struttura sociale di quel territorio sarà verticalizzata e l’acquisizione /consumo di energia concentrata su esigui strati di popolazione.

Il livello elevato di competizione esterna potrà essere la risultante di insufficiente disponibilità energetica in rapporto alla demografia e al modello di sviluppo interno, come di una modalità utile alla minimizzazione della competizione interna, per stabilizzare i rapporti di forza interni e ridurre al minimo la mobilità sociale.
‘Far la guerra per non fare la rivoluzione’ vale ora per tutti gli aggregati umani, territoriali e transterritoriali, pertanto le guerre stanno aumentando e non riducendosi.

Le potenzialità di conflitto incrementano tanto più per i gruppi che devono competere per uguali fonti energetiche. In un villaggio globale si standardizzano i modelli di sviluppo e le tipologie di fonti energetiche che devono rifornire macchine ad alta efficienza, siano queste inserite in tecnologie di produzione-distribuzione-consumo o in tecnologie di aggregazione e godimento sociale.

13.
Se ci troviamo di fronte a una forma statuale che favorisca l’appiattimento e il rovesciamento della piramide sociale, la partecipazione decisionale diffusa, la trasparenza gestionale, lo sviluppo dei talenti e lo sfruttamento razionale delle competenze, la redistribuzione delle energie, non possiamo schierarci per una simile organizzazione? e scegliere di viverci con maggiori benefici che in altre situazioni?
Credo di no, fondamentalmente perché l’efficienza di un modello organizzativo simile è molto bassa e per sopravvivere deve sfruttare una situazione di chiusura rispetto all’esterno, deve cioè essere in grado di sottrarsi alla competizione. 

Una tale situazione, soprattutto in una fase di avanzata mercato senza confini, potrebbe esistere in via ipotetica solo come stato sperimentale privilegiato, garantito da una fonte energetica a basso costo di acquisizione o da un prodotto straordinariamente anticipatore privo di concorrenza nell’immediato. La sua esistenza, ora più che mai, potrebbe avere solo il valore di promozione, di comunicazione di un modello che per imporsi dovrebbe essere condiviso su larga scala, su scala globale.

L’accettabilità di un modello sociale altamente umanistico, universalistico, energeticamente evoluto, ugualitario, passa solo attraverso l’accettabilità planetaria della sua scarsa efficienza economica, compensata dall’elevata efficacia umana e da una potenzialità di efficienza nei tempi lunghi. La consapevolezza di una tale necessità si costituisce per diffusione disomogenea transterritoriale e mina le fondamenta di qualsiasi aggregato esistente sia territoriale che transterritoriale. Come per ogni cambiamento, si palesa come minaccia per ogni posizione di privilegio acquisito. 

Non è dunque probabile che si sviluppi in concentrazione critica all’interno di un unico territorio o di un unico aggregato umano. Potrebbe essere favorita da aree di conflitto come quelle determinate dalla necessità di accesso da parte di masse critiche di popolazione, insita nello sviluppo demografico e nella disponibilità di tecnologie che consentono distribuzioni di energia in passato indisponibili per molti strati di popolazione.
Per ora quello che sta accadendo nel “processo di globalizzazione” rappresenta, nei paesi economicamente avvantaggiati, una fase fortemente involutiva dei diritti individuali e della partecipazione acquisita. 

O meglio, la tendenza alla diffusione dei diritti ad ampi strati di popolazione, in quelle aree del pianeta che possono essere considerate privilegiate, sta invertendosi in quanto quegli strati di popolazione, che stavano per avere accesso a diritti già sperimentati da classi sociali superiori, sono stati messi in competizione con strati numericamente molto più rappresentativi presenti nel resto del pianeta. Tali neo-ammessi, pur non godendo degli stessi diritti, sono stati posti in condizione di competere con i primi dal punto di vista della capacità produttiva, in attesa di poter competere come consumatori.

14.
Qualunque Stato & Banda opera per incrementare la propria capacità di acquisizione di energia e per ottimizzarne la modalità di utilizzo, massimizzando il rendimento. Questo processo incrementa la potenzialità competitiva. L’utilizzazione di tecnologia viene stimolata laddove è elevata l’acculturazione della popolazione e dove assumono forte rilevanza positiva i valori sociali di difesa dei diritti e delle libertà individuali oltre che della partecipazione decisionale diffusa.

Nel caso in cui non siano date tali condizioni, la modalità per contrarre i costi di produzione e distribuzione è costituita dalla contrazione della retribuzione della forza lavoro, la cui compressione giungerebbe felicemente fino a parossismi quali lo schiavismo e, laddove fosse possibile, come già sperimentato con buoni risultati dagli organizzatori tedeschi nel corso del secondo conflitto bellico mondiale, un rapido turn-over della forza lavoro, alla quale potrebbero essere negate anche le minime energie di sostentamento. 

L’accorciamento della vita media degli strati di popolazione meno tutelati ridurrebbe il problema del contenimento demografico e i consumi energetici necessari alla sopravvivenza della forza lavoro. Cosa che già si verifica ampiamente in aree vaste del pianeta, dove lavoro minorile, morbilità e mortalità infantile e bassa spettanza di vita si combinano ammirevolmente per ampi strati di popolazione, rendendo più agevole il controllo sociale e riducendo le risorse consumate per l’acquisizione di consenso. 
Nel caso di incremento della tecnologia, si riduce il costo unitario dei prodotti, ma in misura minore che nel caso dello schiavismo, soprattutto se a ridotto consumo di risorse di sostentamento. Si riduce anche l’impiego della forza lavoro, pur aumentando la qualità delle competenze per quello stesso impiego; inoltre deve essere effettuata una redistribuzione di ricchezza per mantenere i livelli di consumo.  Necessita di sistemi avanzati di infrastrutture e sposta occupazione verso i servizi.

Nel caso dello schiavismo si raggiunge la piena occupazione ma i consumi devono essere sostenuti dall’esportazione, o comunque dal trasferimento delle merci in aree in cui l’afferimento di credito sia sufficiente per promuovere consumi.
I due sistemi, ad elevata tecnologia e schiavistico, possono coesistere nello stesso macrosistema produttivo e possono competere fra loro a livello planetario. (continua)

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