miércoles, 16 de marzo de 2011

Stati&Bande:Ci si può schierare? (4)

Ci si può schierare per uno Stato o per un’alleanza di Stati ?
per un’impresa o per un’alleanza d’imprese ?
Maurizio Pincetti
15. Le rivendicazioni delle libertà individuali, dei diritti delle persone e delle comunità, dell’accesso a sistemi decisionali trasparenti, dell’equa remunerazione delle abilità, della comproprietà dei mezzi di produzione, della compressione della forbice retributiva fra attività a bassa e alta componente decisionale, di pari opportunità iniziali, di sistemi premianti certi, equi e trasparenti, di salvaguardia dell’ambiente naturale e sociale, tali rivendicazioni costituiscono le sole propulsioni attraverso cui si renda possibile contrastare l’arretramento di status di ampi strati di popolazione, evitando lo scivolamento verso il basso delle condizioni di vita, prodotto dalla competizione planetaria fra aree che esibiscono livelli di qualità di vita za estremamente differenti.

Esigere il rispetto di livelli garantiti di democrazia e partecipazione all’interno dei centri di produzione (ricordiamo che la presunta democrazia si esercita oggi anche nei paesi occidentali solo nel tempo libero, poiché nella fase produttiva e all’interno del perimetro produttivo e/o distributivo possono sopravvivere modelli autoritari di gestione senza che ne venga rilevata l’incongruità rispetto alle regole del territorio ospitante), esigere il rispetto dei diritti umani e delle tutele per i soggetti fragili, contrastare la corruzione, non può essere considerato un vezzo da privilegiati, appannaggio solo dei paesi ricchi occidentali, ma al contrario può essere considerato lo strumento con cui si fissa per tutto il pianeta uno standard minimo irrinunciabile che impedisca al processo di standardizzazione globale di peggiorare le condizioni di vita e di relazione all’interno di vaste aree del mondo, trovando giustificazione nella necessità di accesso da parte di altrettante o più numerose aree e persone.

I reali benefici conseguiti attraverso la riduzione dei diritti delle persone vengono sfruttati per la maggior parte da detentori di energia e di sistemi produttivi appartenenti a paesi affluenti, che trasferiscono le produzioni in paesi emergenti, nei quali Stati & Bande garantiscono forza lavoro a minima remunerazione e minima tutela. Infatti la minaccia stessa del trasferimento delle produzioni in tali territori sta inducendo regressioni nei livelli di accettabilità della qualità di vita e delle remunerazioni nei paesi minacciati, mentre le rivendicazioni di diritti da parte delle popolazioni dei paesi emergenti non incrementano con tempistiche confrontabili. 

Diritti, tutele e potere d’acquisto  si riducono in questa fase di rimozione delle barriere commerciali, stabilendosi degli standard globali più prossimi alle aree più disagiate emergenti e alle popolazioni più asservite.
Non solamente le delocalizzazioni di produzione verso i paesi emergenti, ma anche le migrazioni di persone verso paesi affluenti, servono a ridurre il costo unitario di prodotto. Queste ultime infatti facilitano il calmieramento delle retribuzioni delle abilità e nella generalità dei casi si adattano alla parte più basic di sistemi complessi, mentre in casi specifici il movimento di persone ad alto livello di formazione provenienti da paesi emergenti può comprimere la necessità di formazione in paesi affluenti, riducendo ulteriormente i costi sociali necessari a conseguire le competenze utili a produzioni ad elevata componente tecnologica.

Una popolazione di indiani può lavorare in un call center del Tennessee collocato in India, abbattendo i costi dei call center nel Tennessee, così come una popolazione di  ingegneri indiani può trasferirsi in Tennessee abbattendo le tariffe degli ingegneri del Tennessee e soprattutto la necessità di formazione di ingegneri nel Tennessee.  In questo caso viene delocalizzata la formazione.
  
16.
Mai come in questo momento, capitale e lavoro sono stati divaricanti. Ad ogni riduzione dei costi di produzione, fra cui la dismissione di forza lavoro o le delocalizzazioni o l’utilizzo di forza lavoro precaria a bassa remunerazione e tutela, si accompagna un incremento del valore di titoli privati e pubblici, cioè del capitale finanziario, che promuove la pauperizzazione di chi produce, a beneficio dell’incremento nominale di valore delle potenzialità di mercato di un’organizzazione produttiva. La scommessa sulla produttività auspicata si regge solo sulla riduzione dei costi del sistema produttivo. 

Il parossismo di tale tendenza si realizza nell’approssimarsi a zero di tali costi, sia che avvenga attraverso il metodo schiavistico già citato o con il blocco totale della produzione, a dimostrazione che il mercato finanziario non premia il rapporto virtuoso ricavi/costi, ma solo l’abbattimento dei costi. I costi costituiscono il rischio finanziario, mentre i ricavi possono essere conseguiti anche con la vendita dell’organizzazione produttiva, del solo brand o dei terreni su cui insiste l’attività produttiva e degli immobili in cui opera l’organizzazione, secondo le modalità più redditizie di attribuzione di valore. Il ricavo non è appannaggio della vendita dei prodotti.

Sulla collettività che compone un aggregato territoriale vengono riversati ingenti costi di produzione riferiti a beni amministrati da aggregati transterritoriali, come accade per l’educazione, la formazione, le infrastrutture, gli alloggi, il wellfare, i servizi sociali, che consentono di disporre di forza lavoro adeguata o di liberarsene, con la flessibilità utile a soddisfare le esigenze della pianificazione industriale o finanziaria. Stati & Bande sono molto collaboranti e complementari.

17.
Le differenze permangono fra detentori di potere (decisionale, politico, militare, economico-finanziario, religioso..) e prestatori d’opera (privati di ogni potere, definiti infatti spesso dagli slogan della cultura dominante ‘privati cittadini’). Di fatto questi ultimi sono privati anche della cittadinanza, non avendo questa alcuna rappresentanza presso il potere delle Bande transterritoriali che tratteggiano e influenzano, per lo meno con attività lobbystica, il governo degli Stati. 

Il trend è costituito comunque dall’occupazione fisica e dalla normalizzazione degli Stati da parte delle Bande, per conseguire un risparmio energetico e una maggior garanzia di risultato, rispetto alle attività di lobby, nell’imporre metodologie di governo e nell’uniformare i linguaggi (finalità, strutture, strumenti - metodi – contenuti della comunicazione).
I detentori di potere si avvalgono, per il mantenimento della loro posizione di privilegio e per la gestione controllata delle attività attraverso le quali si perpetua e incrementa l’area d’influenza, di figure intermedie, una piccola fascia di popolazione adibita a funzioni molto diversificate fra loro.

La prima è costituita dai big manager che, apprendendo metodiche e tecniche di ottimizzazione dello sfruttamento delle risorse, consentono di ridurre gli sprechi e incrementare il delta di sviluppo patrimoniale nell’unità di tempo. Costoro sono legati alle sorti del patrimonio gestito e infatti la loro retribuzione è costituita da una quota base o di fidelizzazione, che consenta ai soggetti di non rischiare il proprio potenziale di arricchimento minimo (così come  non vengono abitualmente rischiati i capitali dai loro possessori), e da una quota flessibile, normalmente molto più elevata della quota fissa, costituita da stock-options, che rappresenta un autentico investimento nelle attività gestite, tale da favorire il sentimento di condivisione. 

Per consentire di sviluppare il senso di appartenenza, il gioco delle stock-options viene agevolato da comunicazioni favorevoli configurabili come insider trading. Il manager è posto così nella condizione di trarre maggiore beneficio dall’attività finanziaria che dall’attività produttiva, pertanto le sue scelte saranno orientate dal proprio interesse personale, che viene a coincidere con l’interesse dei possessori del patrimonio amministrato. 

Le stesse scelte gestionali saranno invece di necessità in conflitto con gli interessi dei prestatori d’opera, il beneficio economico dei quali dipenderà interamente dal risultato positivo del prodotto e la loro potenzialità di carriera dallo sviluppo dell’attività produttiva, non godendo invece di alcun vantaggio riflesso dai successi dell’attività finanziaria, che sono al contrario direttamente proporzionali alla loro espulsione dal processo produttivo. Le loro abilità sono indispensabili a creare brand per produrre e fidelizzare clienti, ma come s’è detto il brand, così come tutta l’organizzazione, può essere alienato, delocalizzato, assegnato a e perpetrato da altre abilità, anche sviluppate da altre Bande e da altri Stati in altri territori.

La seconda funzione di cui si avvalgono i detentori di potere è costituita dalla difesa personale, realizzata attraverso custodia fisica e informazione, che possono essere garantite da risorse mercenarie come da fedelissimi per ideologia o per condivisione di vantaggi. L’ attività di costoro può oscillare fra Stati & Bande, essendoci vasi comunicanti di tale funzione fra servizi di intelligence, polizie, tribunali, eserciti, criminalità comune, squadre armate per strategie di tensione sociale, gruppi armati eversivi controllati, gruppi di gestione del commercio e della distribuzione di sostanze stupefacenti, gruppi per la facilitazione del commercio di armi. 

Come i primi, anche se i livelli retributivi possono essere differenti, godono di agevolazioni economiche, spesso costituite dalle attività parallele private che vengono loro consentite e soprattutto dai livelli di impunità con cui possono operare anche quando agiscono in proprio.
La terza funzione è svolta dai comunicatori / propagandisti / imbonitori che, operando in ogni settore a fruizione collettiva ma in particolare nella comunicazione e nello spettacolo, definiscono l’immagine dei poteri maggiormente vantaggiosa per la loro accettabilità e riproduzione. Essi indirizzano la strutturazione di una forma mundi costituita da apparenze, che guidino i comportamenti umani al consumo dell’immaginario proposto e delle merci che lo sostanziano.

L’ultima, ma non meno importante, funzione è garantita da coloro che provvedono alla soddisfazione fisica e psicologica dei detentori di potere e di coloro che operano nelle funzioni loro correlate e sottoposte. È composta dalla corte di famigli, servi, giullari e puttane che a diverso titolo costituiscono il mosaico dell’immagine di potere che ciascuno dei loro referenti coltiva.

18.
Per la generalità degli Stati & Bande il concetto di giustizia implica misure differenziate di applicabilità, fondamentalmente per due blocchi di popolazione.
Nel primo, agevolato da forme variabili di impunità, sono collocati i decisori strategici, i possessori di patrimoni o di processi produttivi, i gestori di macro-processi, gli organizzatori di marketing e comunicazione finalizzata, gli erogatori di prestazioni giudiziarie e gestori del sistema premiante, gli artefici di sistemi di difesa personale o collettiva dell’establishment.

Nel secondo, tutti gli altri, con differenti livelli di applicabilità delle regole, secondo il livello  di appartenenza/devozione dimostrata a Stati & Bande. Diseredati, senza appartenenze e resistenti, costituiscono lo strato minoritario di popolazione sul quale viene dimostrato e pubblicizzato come il sistema premiante possa essere equo, efficace e certo.
Le disfunzioni del sistema giustizia e l’allentamento delle sue potenzialità di irrogare ed eseguire pene possono costituire uno strumento strategico di captatio benevolentiae da parte del potere sugli strati più deboli delle popolazioni per incrementare consenso presso i trasgressori abituali della norma (manipolazione dei lumpen), mentre gli episodici miglioramenti di efficacia servono ad esibire decisionalità e capacità di controllo, cioè a mostrare i muscoli.
La misura dei benefici descritta per il sistema giustizia, si manifesta invariata per quanto attiene all’accesso alla salute, all’abitazione, all’educazione, alla formazione, al lavoro, alla redditività, alla sicurezza, all’informazione.

19.
Se si condivide che Stati & Bande fruiscano di modelli di funzionamento come quelli descritti e che le motivazioni che sostengono le decisioni operative di aggregati territoriali o transterritoriali siano funzionali alla loro dipendenza o indipendenza energetica, alla capacità di perpetuarsi e svilupparsi  ottimizzando l’uso dell’energia, così come alla capacità di gestire una complessità di relazioni che favoriscano tale indipendenza,  sarà difficoltoso esprimere un giudizio su uno Stato, su una Banda o su loro aggregazioni, nella consapevolezza che nessun modello organizzativo compiuto, cioè applicato, possa esprimere maggiore affinità di altri con le aspirazioni ai diritti delle persone libere.

Un avvicinamento potrà essere contingente, opportunistico, transitorio, in quanto ciascuno di tali modelli incontra proprio nella globalizzazione delle relazioni il limite della propria stabilità, della direzione di sviluppo e dell’affermazione dei propri principi fondativi, che devono dimostrarsi abbastanza flessibili da essere condivisibili da parte di altri soggetti con i quali possano essere costituiti aggregati transterritoriali di Stati & Bande.

Di ogni Stato e di ogni Banda si possono rintracciare elementi frenanti e spinte evolutive, nelle quali siano evidenti i germi dell’affermazione dell’umanità delle persone che ne fanno parte, ma ciò per cui ci si può spendere, ci si può schierare, sono solo le idee che rappresentano gli aneliti da cui siamo mossi e che potranno trovare la loro realtà applicativa solo a livello planetario, magari in tempi in cui non si sia più in grado di goderne. Ciononostante, si può essere soddisfatti delle proprie idee anche quando non si concretizzano in fenomeni sociali o in strutture organizzative, magari anche solo perché ci sono utili per comunicare con un pugno di persone.

Gli interlocutori dai quali abbiamo occasione di essere intesi possono essere solo persone che agiscono ovunque senza essere maggioranza in alcun luogo, ma non istituzioni o aggregazioni che per perpetuarsi dovrebbero difendersi proprio dalle stesse idee che propugniamo.  
Il cambiamento è un fenomeno che si verifica attraverso gradualità di trasformazioni talvolta quasi non percepibili, definibili solo come adattamenti, alternati a improvvisi sussulti che conducono a immediate sostituzioni di paradigma. Se manca la prima fase non si arriverà al momento dirompente ma se non cambia il paradigma non c’è cambiamento.

Arrivare al cambiamento di paradigma è un obiettivo, una direzione. Si tratta di un percorso, di una elaborazione disinteressata guidata da un’utopia, ma può diventare un rito teso a supportare un mito. Andare verso qualcosa che non si concretizza, che non offre la prova della giusta direzione del proprio cammino, può trasformare in fideisti, in officianti di un’ulteriore religione, della quale si rinnovino profeti, martiri, adepti, nel tentativo d’imporre una speciale liturgia, che consenta di accusare di eresia chiunque non la condivida. Tutti questi rischi sono noti per esperienza diretta ma, nostro malgrado, potremmo esserne ancora protagonisti.

Allora che fare in alternativa? 
Cercare l’organizzazione che evidenzi più affinità e meno contraddizioni rispetto alle idee che si perseguono? Indovarsi in questa organizzazione, scotomizzandone i lati oscuri e i requisiti che progressivamente allontanerebbero per sempre da quelle stesse idee, prima considerate irrinunciabili e rappresentative di un modo di essere? Si chiama senso di realtà, realpolitik, ma si può anche chiamare rinuncia a rinsaldare ed esprimere la propria personalità, che per quanto possa dare problemi è l’unica nella quale ci si possa riconoscere. Ancora di più quando venga sostenuto che se ne possono avere tante differenti e nello stesso istante, come viene insegnato attraverso i reality che devono mascherare quanto ogni giorno di più si stia vivendo all’interno di un reality.

Accettando questo metodo, certamente si conferisce concretezza alla propria meta, ma non ci si accorge che il processo di solidificazione la modifica, la trasforma, la deforma.  È un maquillage che impone di tollerare inconsapevolmente la riduzione di parecchi gradi di libertà di giudizio.

20.
Laddove vi è insufficiente consapevolezza dell’azione di Stati & Bande, per insufficiente o distorta informazione, di nessuno di questi potremo affermare che sia più compatibile di altri con le tesi che formuliamo, paradossalmente potremmo con maggiore approssimazione indicare quale sia più dissonante rispetto alle nostre idee.
Senza informazioni attendibili, senza dati di fatto che possano suffragare l’immagine che uno Stato o una Banda intendono fornire di sé, come si potrebbe scegliere i migliori e ancor più come si può decidere di spendersi, schierandosi con qualcuno di questi?

Non rimane che richiedere in ogni consesso la trasparenza e la quantità di dati che possono avvicinare alla consapevolezza di sé. Così come chiedere regole per il mercato, esigere di partecipare alle decisioni e agli utili di chi sta servendosi del nostro lavoro, combattere la corruzione, rivendicare che il potere decisionale sia inteso come servizio, che l’informazione non distorca i fatti, che i segreti di stato siano aboliti, che le risorse strategiche rimangano sempre a disposizione del potere pubblico e poi e poi e poi…

Ma va rivendicato in ogni situazione e in ogni territorio, incuranti della distanza che separa la richiesta dallo stato delle cose, perché la globalizzazione sia soprattutto rispetto dei diritti di ogni uomo in ogni territorio, prescindendo dalla storia o dalle ritualità  ancestrali dei gruppi dominanti di qualsiasi territorio.

Non ci accontenteremo di venire informati che ci siano buone ragioni per rinunciare alle libertà individuali e alla giustizia sociale, buone ragioni identificate con il pretesto di difendersi da un nemico esterno o di riappropriarsi della propria storia e delle proprie tradizioni, perché non ci sono mai buone ragioni per credere che i fini possano giustificare i mezzi e ancor meno per rinunciare ai diritti di ogni uomo.

Se ci si sente solidali con ogni uomo, non credo che ci si possa schierare con alcuno Stato e con alcuna Banda. Ritengo che ci si possa vivere nello stesso tempo come nativi ed estranei in ogni territorio, rinunciando ad ogni appartenenza o fedeltà a qualsiasi aggregazione formale di uomini, nella consapevolezza che nessun buon selvaggio sia mai esistito così come nessun buon colonialista.
Se esserci ci compete, confonderci in qualcun altro o in qualche cosa non ci distingue, solo lasciarci avvolgere dal tutto ci può consentire di riscattare la nostra originalità.
La storia di Stati & Bande non è la storia delle idee, benchè Stati & Bande possano anche averne favorito lo sviluppo, loro malgrado, nei periodi più fulgidi della loro affermazione

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