martes, 30 de agosto de 2011

Conferenza di Parigi: Nuovo relativismo coloniale


"Ribelli" travestiti da kommandos della NATO
1884, Bismarck assegna territori e ricchezze del continente Africano alle potenze europee -
2011, Sarkozy spartisce il bottino di una nazione africana ad "occidentali" e vassalli delle petro-monarchie arabe - Neoliberisti e monarchici uniti nella lotta "umanitarista"
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Tito Pulsinelli
Berlino, 15 novembre del 1884, Bismarck convoca  una conferenza internazionale per l'assegnazione dei territori  e dei relativi commerci dal continente africano. Per la spartizione regolamentata dell'Africa arrivano a Berlino le delegazioni dell' Austria, Belgio, Danimarca, España, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Olanda, Italia, Portogallo, Russia, Svezia y Turchia. I negoziati si protrassero fino al febbraio del 1885, e i delegati ripartirono con una nuova mappa dell'Africa in tasca
 e l'assegnazione pianificata e dettagliata delle zone da colonizzare. I francesi ed inglesi pretesero ed ottennero l'assegnazione della fascia costiera nordafricana per poter controllare integralmente il Meditterraneo. Gli italiani ricevettero il titolo di proprietá della Somalia, i portoghesi quello sull'Angola e Mozambico, il Congo era invece una proprietá personale dell'infame re Leopoldo del Belgio. Si trattó di una spartizione diretta, preventiva, senza intermediari di sorta: colonialismo nella sua massima e irripetibile espressione.

1 di settembre 2011, Sarkozy convoca a Parigi gli azionisti di maggioranza della spedizione militare in Libia. Iniziata originariamente come un conato di "primavera araba", ripiega immediatamente sul canovaccio di "rivoluzione colorata", poi prende la piega di un "golpe" infine trasmuta in secessione. Di fronte alle difficoltá crescenti, getta tutte le maschere: sporcarsi le mani direttamente, assumere la sostanza di invasione diretta.
Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia rivendicano il diritto di designare (e/o rimuovere) il potere politico in ogni Paese in cui vogliono garantirsi risorse naturali o postazioni strategiche. Con l'avallo e l'autolesionismo dell'Italia, strappano al succube coreano che funge da capo del Consiglio di sicurezza dell'ONU un "pezzo di carta": sancito il libero diritto d'intervento militare. La severitá della situazione economica e finanziaria incita a non perder tempo: bloccano i fondi sovrani della Libia presenti nei loro circuiti finanziari, e trasferiscono al braccio armato della NATO la missione di assicurarsi rapidamente il controllo degli idrocarburi. 

Dalla "protezione della vita dei civili" ai bombardamenti delle strutture produttive e civili, dagli ospedali alla distruzione degli acquedotti, il passo é brevissimo e sempre piú accelerato. Scandito dal grado di mutismo e complicitá dei grandi media. Quello che era un Paese che vantava il reddito pro-capite piú alto dell'Africa, é stato ridotto a un cumulo di macerie, dove l'economia del 2011 registrerá un gigantesco meno 48%!! La NATO ha fatto miracoli: in solo quattro mesi é riuscita a sostituire la prosperitá regionale con una crisi umanitaria.

Le "grandi democrazie" alleate alle otto monarchie arabeunite per distruggere i Paesi arabi laici con economie parzialmente statali, semiprotezioniste o insufficientemente aperte. E' la combinazione delle tenebre medievali con i lumi della scienza, l'affratellamento dell'alta tecnologia delle arti marziali nei cieli con l'efferrato "umanitarismo" dei tagliagole fondamentalisti e dei nostalgici monarchisti della legge del taglione. A Parigi si spartiranno l'assegnazione dei superbi giacimenti di petrolio leggero libico, e soprattutto il controllo immediato del gas. Deve assolutamente ricominciare ad affluire verso la costa siciliana prima di novembre.
Rispetto alla Conferenza di Berlino, quella indetta da Sarkozy decide la destrutturazione di un solo Paese, non di un continente, e traccia nitidamente i contorni del moderno relativismo coloniale, caratterizzato da un rapporto di forze globale significativamente rattrappito. Ai tempi dorati di Bismarck, si divisero un continente, ora si imbarcano in una guerra prolungata per spolpare una nazione -oibó- di appena 5 milioni di abitanti.







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