lunes, 11 de junio de 2012

Eurosadici allo sbaraglio


La finanza, senza il lavoro socialmente utile degli altri, non riesce a trasfromare le cifre in beni tangibili
Tito Pulsinelli
La filastrocca del Palazzo è mutevole come il clima, però più inattendibile dei vaticini dei metereologi. Questi predicono il futuro immediato, i globalisti tentano di giustificare il presente trasfigurando la carestia con esorcismi insulsi. Tranquilli, il sol dell’avvenire brillerà sul miraggio della “+Europa” in arrivo sul binario morto. Involontaria e maldestra comicità, sempre più provocatoria. Dopo la teologia-delle-liberizzazioni, spacciano la terapia
 dell’anoressia come un manuale dell’obesità. In nome e per conto della pirateria che ingrassa con la socializzazione del passivo delle sue bancarotte, recidive e continuate.
 Trionfa la mentalità da basso impero, nepotismo, malcostume esibito e sfrontato, psicosi da ultima spiaggia: ultimo giro, ultimi regali? Come quei Romani che alla quinta invasione dei barbari -mentre saccheggiavano  l'erario- continuavano a ribadire che ci voleva più espansionismo. Crescita? Siamo all’auto-amputazione, alla liquidazione degli ultimi scampoli di beni pubblici strategici: l’ENI all'asta per la gioia degli anglosassoni. Un toccasana, dopo la seconda guerra di Libia combattuta per perdere le concessioni petrolifere e l’export.

Mentre lo scenario sta implodendo a scoppio ritardato, c’è l’arroccamento a testuggine  dei politicanti di ceto alto. La voragine che li circonda è alimentata dalla crisi identitaria e demografica, e dalla certezza che non dispongono di mappe, periscopi e bussola. L’unico eschieramento globalista doc è il Democratic Party, compatto nell'oltranzismo per trasferire  all’estero la residuale sovranità che distingue un Paese da una “espressione geografica”. Ormai non basta più nemmeno la “parità di bilancio” forzata, elevata surretiziamente a rango costituzionale. Il nuovo Stato del welfare per i banchieri, deve limitarsi ad incassare le gabelle, randellare la protesta sociale, organizzare le lotterie e i circenses di rango minore. Economia, moneta, commercio, finanza, tasse e politica estera passano alla Commissione e alla BCE. Confermata la delega per la Difesa a Washington.

I giochi sono fatti, rien ne va plus! Così credono i globalisti, dalla mentalità a mezza strada tra il golpismo e il cinismo predatorio dell’usuraio professionale. Si fan beffe dei referendum, consenso, rappresentanza e bene comune. Capiscono solo il linguaggio delle vie di fatto. 

E’ tempo di ribaltare la prospettiva e non guardare più la realtà con lo stesso sguardo dei sicari. Chi sta sotto non può adottare i criteri di chi sta sulle sue spalle. Gli argentini, gli ecuadoriani, i boliviani, i venezuelani, quando tornarono a ragionare da vittime si resero conto che il problema maggiore appartiene al "creditore". Non al debitore rimasto senza fori e senza cinghia. Le cifre contabili, i “derivati”, la contabilità magnetica, i tricche-e-tracche borsistici e gli altri gargarismi della finanza improduttiva, sono prescindibili, negoziabili e resistibili. Assolutamente estranei alla sfera dell'ineluttabilità. Lo spread, per divenire qualcosa che abbia la succosa tangibilità d’un bene concreto, ha bisogno del lavoro socialmente utile del resto della società. 

E' ora di adottare, e trasformare in politica istituzionale, le ragioni del 99% dei cittadini. Il debito sarà pure incancellabile, però è ben lungi dall'essere l'unica tavola delle legge. Il mondo può fare a meno degli usurai e far muro contro le condizioni imposte dall'1%. Non viceversa. La Grecia sta tirando queste conclusioni, non si fa più terrorizzare dai falsi profeti del “non ci sarà altra economia al di fuori della mia”. Non si toglierà di torno con un divorzio consensuale, non uscirà dalla porta in punta di piedi. Si colloca in uno scenario è già un punto di riferimento concreto. Alternativo all'oscurantismo dell' élite che ha conquistato -senza voti- l'Entità Europea. Syriza, con i voti, eserciterà il potere di veto, con il temibile effetto contagioso implicito nella richiesta di moratoria, revisione della legittimità del debito, diminuzione delle spese militari, in un'orizzonte d'azione apertamente multipolare. 


A Berlino, Bruxelles e Francoforte c'è più nervosismo che ad Atene e Madrid: se devi mille il problema è del debitore, se devi mille volte mille diventa un problema della BCE e della cupola degli eurosadici.








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