lunes, 18 de junio de 2012

Da Atene a Roma

Manolis Glezos dopo i risultati: "Innalzate le bandiere della vittoria, il mondo e' a portata di mano"
L'Entità Europea tira il fiato - Per 100mila voti, il terrorismo psicologico batte la speranza e l'alternativa - L'incontenibile polarizzazione sociale rallenterà il bulldozer liberista?
Rodolfo Ricci cambiailmondo 
Di fronte al terrorismo mediatico e politico scatenatosi contro l’ipotesi di una vittoria di Syriza, alle incursioni esterne di Merkel&C. (NdR: del Financial Times, vertici del FMI, BCE e tutto il latifondo mediatico internazionale, vedi QUI) invitavano i greci a non votare a sinistra, all’alleanza “non santa”, (nazionale ed internazionale), come la ha definita Alexis Tsipras nel suo discorso subito dopo gli exit poll, il risultato del voto greco è comunque straordinario: per due/tre punti percentuali, Syriza manca l’obiettivo di 
vedi  anche  Il Giornale Occhioclinico
 diventare il primo partito, ma in condizioni di normale rispetto dei processi democratici (condizione che oggi in Europa è assente e non solo in Grecia), avrebbe stravinto. E comunque l’ascesa dirompente della sinistra radicale – che forse sarebbe meglio definire di buon senso – blocca o rallenta l’ipotesi che si possa continuare, come fino ad oggi è avvenuto, nella spremitura di un popolo e nella svendita delle risorse di un paese.
Il capo di Nuova Democrazia, Samaras, cosciente dell’impresa immane che ora ha di fronte, chiede già un governo di salvezza nazionale, in modo da coinvolgere la sinistra anti-memorandum, ma Tsipras gli ha già risposto che la palla sta a chi ritiene di aver vinto. L’Europa dei banchieri e dei politici al loro servizio tira un sospiro di sollievo, ma la questione è ormai chiara anche ai tedeschi: il livello di guardia è stato raggiunto e superato, ci si deve inventare qualcosa di nuovo, per esempio una proroga nei termini di pagamento del debito, come affermato a caldo da Westerwelle.
Certo è paradossale che il nuovo lo si attenda dagli stessi soggetti politici corresponsabili (insieme alle banche del nord) di aver falsificato i conti e di rappresentare la viziosità del paese ellenico. Strana novità e strane alleanze, che fanno intravedere il permanente gioco delle parti tra le borghesie nazionali unite nel far pagare alle rispettive classi subalterne gli effetti dei loro errori o delle loro strategie di rapace smantellamento dello stato sociale, a vantaggio della ricapitalizzazione di una finanza e di banche ripiene di titoli inesigibili o tossici e ammiccando agli strati sociali che hanno prosperato nella corruzione e nell’evasione.
Il salutare risultato greco segnerà se non l’inversione di rotta che realisticamente non ci si può ancora attendere, l’aggiustamento della mira del supergoverno tecnocratico e transnazionale del continente, che probabilmente darà il nulla osta per il varo di qualche elusiva misura di sviluppo, alla Passera, per intenderci; per prendere tempo e per annacquare l’acidità neoliberista, ma soprattutto per indebolire il trend di rapido smantellamento delle classi dirigenti dei diversi paesi sud-europei che già si intravvedono anche nella zona nord.
Ma queste tattiche di dilazione (che in Italia vanno al momento per la maggiore con la grande alleanza PD-PDL), non necessariamente costituiranno elemento salvifico per il supergoverno finanziario dei mercati.
Ormai, ciò che conta è la concretezza nel miglioramento delle condizioni di vita delle persone; senza questo semplice ingrediente, ogni tattica dilatoria è destinata a franare sotto i colpi della protesta popolare.  Se lo segni a caratteri cubitali nella sua agenda il compagno Niki Vendola (e gli altri pezzi di sinistra), il cui gradimento, in attesa di primarie inquinate e liste civiche civetta sovvenzionate da La Repubblica e altri konzerne, continua a scendere, mentre cresce, giustamente, quello di Beppe Grillo.
Il risultato greco segnala infatti la polarizzazione netta tra classi sociali, tra chi ha perso e deve continuare a perdere i propri diritti e la propria dignità e chi negli ultimi decenni ha prosperato sulle altrui spalle e pensa che possa continuare a farlo, comunque si chiamino e comunque si autorappresentino. Uno scenario questo, che deve integrare quella lettura del 99% contro l’1% caro agli indignati, ma che per il momento rappresenta solo un auspicio di coscienza sociale e politica ancora, evidentemente, lontana dall’essere acquisita.
Dopo il risultato greco e quello francese, la prossima battaglia si gioca in Italia e questa sarà probabilmente la battaglia decisiva per cambiare o meno il corso europeo e il destino di almeno due future generazioni. Fatta salva l’imponderabilità dei prossimi eventi, la responsabilità passa da Atene a Roma. Siamo adesso il centro del tavolo di gioco.


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