domingo, 17 de junio de 2012

Siria: Guerra mediatica, l'ONU usa fonti di parte

Marinella Correggia sibialiria
La rappresentante speciale per i Bambini e i Conflitti Armati, la signora cingalese Radhika Coomaraswamy, intervistata dalla BBC (http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-18405800) e da Al Jazeera (intervista riportata dallo stesso sito
Onu!http://www.un.org/children/conflict/english/index.html) denuncia l’esercito siriano di aver utilizzato i bambini come “scudi umani” nel conflitto in corso costringendoli a salire sui carri armati per fermare gli attacchi dei ribelli. Coomaraswamy dice di essere “tornata dalla Siria con racconti terrificanti di bambini usati come scudi umani e torturati”. In realtà il team non è stato in Siria ma a intervistare le persone nei campi di rifugiati nei paesi circostanti. E non è andato adesso ma a fine 2011.
 Il rapporto Onu sui bambini in zone di conflitto (http://www.un.org/children/conflict/_documents/A66782.pdf) è del 26 aprile anche se stranamente l’Onu lo rilancia adesso. Si riferiva, nella sua parte relativa alla Siria, a una “missione nell’area” (cioè nei paesi circostanti) fra settembre e dicembre e citava “testimoni” (rifugiati, tutti dell’opposizione) secondo i quali fra l’altro dei bambini nel villaggio di Ayn l’Arouz nel marzo scorso erano stati usati come scudi umani perché sistemati dalla parte dei finestrini dei bus usati dalle forze armate.

La “notizia” di aprile adesso riesce come fosse nuova ma viene rielaborata e il tiro alzato. Gli scudi umani non sono più suoi bus militari per evitare cecchinaggi ma nei carri armati.  La signora dà due fonti diverse per la sua affermazione. Alla Bbc che alcuni bambini (sempre nei campi rifugiati) hanno parlato di altri bambini messi in carri armati come scudi umani. Ad Al Jazeera invece dice che la sua fonte sono “testimoni”.
La signora racconta anche che “molti ex soldati hanno parlato di attacchi armati nelle aree abitate da civili e di aver visto bambini, alcuni molti piccoli, mutilati e uccisi”. Parla anche di bambini di dieci anni torturati in carcere, sempre secondo testimoni, una cosa orribile “che non si è vista in nessun altro posto”.
Come scrive “Analisi difesa” (http://cca.analisidifesa.it/it/magazine_8034243544/numero129/article_117314056736782835304055643584_4772136123_0.jsp): “oltre ai media occidentali e arabi anche l’Onu ci prende per il naso”.
Coomaraswamy ha anche detto (ad Al Jazeera) che i Local Coordination Committees (organismi di opposizione, da sempre fonte dei rapporti “umanitari” Onu sulla Siria) parlano di molti bambini uccisi dopo l’avvio del piano Annan.
Spinta dalla giornalista di Al Jazeera che le chiede se non si possa usare il capitolo VII della Carta dell’Onu per proteggere i civili, la Coomaraswamy ammette  che certo molti pensano questo ma che ciò presupporrebbe che nessuno ponga il veto e invece…
Non a caso il Consiglio nazionale siriano ha chiesto di fare manifestazioni davanti alle ambasciate russe di tutto il mondo, per chiedere alla Russia di non essere più “complice”. Intanto il portavoce del Segretario generale Onu (http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=42198&Cr=&Cr1=) ha chiesto a “entrambe le parti di cessare la violenza armata in tutte le sue forme e cercare soluzioni pacifiche, come richiesto dal piano in sei punti di Kofi Annan.  L’Onu precisa che in sedici mesi di tragedia sarebbero state uccise oltre 10mila persone (senza precisare da parte di chi); la Reuters traduce sempre “uccise dalle forze di Assad”.
Passeranno invece sotto silenzio altri due articoli. Quello del Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ) (se ne riferisce in inglese qui: http://www.nationalreview.com/corner/302261/report-rebels-responsible-houla-massacre-john-rosenthal#) che sulla base di testimonianze anche di “oppositori che hanno chiesto di rimanere anonimi”, e di “testimoni del posto”, attribuisce il massacro di Houlé di fine maggio, con oltre cento morti fra cui bambini e donne, a gruppi armati sunniti anti-Assad che avrebbero agito durante la battaglia fra esercito e “ribelli” e che avrebbero ucciso membri di famiglie della minoranza alaouita e sciita e della famiglia di un parlamentare.  I filmati, a cura degli stessi esecutori, sarebbero immediatamente successivi al massacro e sarebbero stati poi messi su internet per incolpare l’esercito.
L’altra notizia è che secondo il quotidiano kuwaitiano Al Qabas sono decine e decine i kuwaitiani, sauditi, algerini e pachistani che attraverso la Turchia e hanno raggiunto il territorio siriano arruolandosi fra i gruppi anti-Assad. Vengono accolti in prossimità del confine da elementi del cosiddetto Esercito libero siriano, i quali forniscono ai volontari armi e carte d’identità siriane da presentare in caso di arresto da parte delle forze di sicurezza.
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