martes, 10 de septiembre de 2013

Obama frena. Medioriente verso il controllo delle armi chimiche

Incluse quelle dell'Arabia saudita? E quelle al fosforo usate da Israele su Gaza? 
(TP) John Kerry aveva finito di dire "la Siria distrugga le armi chimiche, noi rimarremo tranquili", senza destare stupori nè sorprese. Il dilatato capitolo della rappresaglia giocato al rallentatore, disvela "astuzie" da giocatore d'azzardo giovanile. La "coalizione dei giustizieri", di difficile composizione e consistenza variabile, sta scivolando verso la commedia. Dal genere thriller siamo arrivati quasi alla sceneggiata. Obama, di fronte ai reputato giocatore di scacchi moscovita, ricerca con affanno il consenso perduto
o immaginato Deve temporeggiare perchè non può permettersi di fare uno sberleffo all'ONU -ah i tempi eroici e lontani di Bush II !- e deve guadagnare tempo e spazi di manovra con la Camera dei rappresentanti. L'ok alla rappresaglia richiesto di malavoglia ai deputati e senatori non è più "scontato" come sembrava. Potrebbero esserci sorprese, lesive per il futuro politico di un Obama, che non ha compiuto la promessa elettorale di ritirarsi da Afganistan e Iraq, e già si infrasca in un'altra avventura marziale.

Alle pressioni del complesso militar-industriale e del settore "espansionista" dell'economia -finanziatori eccellenti della rielezione di Obama- ora si abbina l'assedio rovente degli elettori sui propri deputati e senatori affinchè non permettano al Presidente di fare il Ponzio Pilato. I cattolici degli Stati Uniti stanno rispondendo al fermo appello di Papa Francesco "contro tutte le guerre" in corso -guarda caso tutte targate Obama- con un attivismo diffuso e capillare in tutta la geografia nazionale. Il fronte del no è composito e variegato, va dai settori del tea party a quelli definiti populisti, arrabbiati per il taglio alle spese sociali e restrizioni delle libertà individuali.

A John Kerry ha risposto immediatamente il ministro degli esteri russo Lavrov (come dire "vediamo se è un bluff"): favorevole alla consegna delle armi chimiche. La Siria è d'accordo. La liberazione (qui) del giornalista italiano Quirico (1) e dell'insegnante belga P. Piccinin (qui e qui), è una pietra tombale sulla frettolosa provocazione progettata a tavolino tra Washington, Londra e Tel Aviv, poi affidata ai mercenari in loco. Entrambi gli ostaggi liberati escludono che sia stato Assad ad usare le armi chimiche" e puntano l'indice contro i terroristi del nuovo califfato.

Mosca e Damasco hanno opportunamente aperto una via d'uscita all'avversario, ora si apre la partita sulle armi chimiche in Medioriente, di cui Assad non ha affatto il monopolio. Chiedere alla Siria di aderire al trattato sulle armi chimiche, significa estendere l'invito anche a Israele che -a più riprese- usò bombe al fosforo su Gaza e all'Arabia saudita che è molto ermetica sui suoi arsenali. E si aprirà inevitabilmente la discussione sulla barbara usanza delle bombe all'uranio impoverito. Verrà sollevata da tutti i Paesi aggrediti dagli Stati Uniti e NATO. Sono gli inevitabili passi per stabilizzare e mettere in sicurezza la regione. 

La Russia diventa indispensabile per la pace in questa latitudine, nel ruolo di difensore della sovranità degli stati arabi laici, plurireligiosi e plurietnici, e della libertà delle minoranze religiose e cristiane. Infligge un colpo all'alleanza sotterranea tra gli USA+NATO e i devoti armati dei nuovi califfati, già utilizzati in Cecenia nel decennio 1999-2009 e nel Caucaso del nord.

(1)
"La rivoluzione in Siria è diventata altro - ha aggiunto Quirico - cioè gruppi radicali islamici che vogliono creare un califfato ed estenderlo a tutto il Medio Oriente e al Nord Africa e mi sorprendo di come gli Usa possano pensare di intervenire per aiutare questi gruppi".

 


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