lunes, 16 de septiembre de 2013

USA/11-9: CRISI della STRUTTURA REALE del POTERE

Non è il trionfo di Putin - Debacle di chi ha centralizzato tutto il potere nel Pentagono e Wall street.
Tito Pulsinelli - L'ultima commemorazione dell'11/9 negli Stati Uniti, ha lasciato uno strano sapore, una inedita sensazione. Agli antipodi dell'autocelebrazione della ”guerra infinita”, vale a dire della fase patologica più arrogante e inconcludente dell'eccezionalismo. E' forse mai esistito impero alcuno eternamente belligerante? Sta affiorando la percezione
diffusa della fine del mito “soli contro tutti”, e delle regole del gioco valide per chiunque. in ogni tempo e luogo, di cui hanno la facoltà di auto-esentarsi.

Avanza la speranza e l'intuizione dell'arrivo di un nuovo tempo, in cui la forza bruta delle decisioni unilaterali si infrange contro lo scoglio multipolare. La realtà differisce dalla sua pietrificata rappresentazione, il blocco dei più può fermare la mano degli apocalittici.

L'articolo di Putin apparso sul New York Times (qui) sorprende -al di là dei contenuti- per la dirompente forza simbolica che emana. Stupisce per il momento e il luogo in cui è stato diffuso, per il tono, perchè accredita una Russia amante della ragione e del buon senso, opposta alla coazione a ripetere "soluzioni" militari ottuse  e prive di sostegno. E' un cambio d'epoca ai suoi primi passi?

Obama ha accettato con sorprendente rapidità la proposta del disarmo chimico della Siria avanzata da Putin, apparso come uno che gli ha tolto le castagne dal fuoco, un attimo prima che bruciassero. Però non si tratta solo della crisi di Obama, di un leader finora “vincente” -almeno nella dimensione mediatica- ma che non ha quagliato granchè dalla sua attualizzazione ondivaga della dogmatica ufficiale. Non si tratta neppure d'un generico “crepuscolo dell'occidente”, visto che l'Europa è ridotta alla passività di un'enclave, al traino dal 1945 e con nullo potere decisionale. Pertanto la necessità di invocare responsabilità condivise per la debacle siriana è una forzatura consolatoria, non altro.

C'è uno spaesamento diffuso, susseguente ad una rottura di schemi, in cui la Siria rinvia -ampliati- i contorni della crisi concreta degli Stati Uniti. Principalmente della miopia della classe dirigente, incapace di una lettura corretta del panorama interno e internazionale. Risposte seriali, diagnosi con terapie fisse, mentre si fa evanescente l'ossessivo culto della violenza come gran pedagoga del mercato-mondo. Due guerre in un decennio (Afganistan, Iraq), la disseminazione generalizzata di guerre civili multifocali, si rivelano inadatte a bloccare la perdita di status. I costi immani hanno beneficiato solo l'oligarchia finanziaria, non la nazione nè i suoi cittadini.

La marcia verso un'altra spedizione militare catastrofica -stavolta strategica- è stata bloccata dal 74% della popolazione che si oppone alle rappresaglie anti-siriane (qui). Nel calderone ribollono proteste, contestazione, disillusioni e risentimenti contro il centro liberal, sempre più sordo e autoritario. C'è una confluenza oggettiva dei libertarian-Tea party con i populisti-progressisti. 

L'ala destra dei repubblicani con quella sinistra dei democratici, accanto alla disperazione dei settori non rappresentati, danno luogo a una miscela con forza dissolvente, anti-federale e tendenzialmente neo-isolazionista. Il malessere coagula un'opposizione centrifuga di tutti gli ingannati dalle promesse tradite di Obama; quelli a cui sono stati sforbiciati redditi e diritti contro coloro che li hanno accresciuti o almeno conservati.

Il retrogusto lasciato da questo 11/9, con la lettera di Putin come elemento rivelatore simbolico, è un dato che informa sul miopismo dell'elite, aggrappata con forza al “secolo XX”, ai fasti effimeri della globalizzazione, a cui  il  "multipolarismo non è pervenuto”. Contrapposti alla sensazione di sollievo diffusa alla base quasi come uno “scampato pericolo”. Diffondere il grido di “Annibale alle porte” è un fragile scudo difensivo, perchè non è il trionfo di Putin. E' peggio. E' la debacle di chi ha centralizzato tutto il potere nel Pentagono e Wall street, minimizzando la democrazia in casa e la convivenza pacifica all'estero.

Analogie da brivido con il periodo agonico dell'URSS, con ricambi vertiginosi e frequenti dei vertici militari, ricorso a leggi speciali e vessatorie, e il protagonismo smisurato e sfrontato di troppe polizie politiche segrete. Cominciò tutto quell'11/9 e le Torri: nelle Americhe molti lo identificaro come un golpe, e non si è più fermato. Fino a trattare capi di stato, governi terzi, sedi di organismi internazionali, ambasciate, banche e compagnie concorrenti straniere alla stregua delle discriminate minoranze interne. In nome di un "antiterrorismo" divenuto un  grimaldello passepartout. No, non è solo il crepuscolo d'un presidente o dell'occidente.

E' l'appannato processo decisionale degli Stati Uniti approdato visibilmente all'egemonismo relativo perchè  scricchiola il sistema liberista, ormai privo dell'aura del progresso inarrestabile e obbligatorio. Il ritorno alle origini ataviche anglosax, cioè all'arrembaggio della filibusta e alle ardite gesta corsare, disvela e svaluta l'espansionismo globalista come un vuoto messianismo. Gli abiti di scena del couturier liberista, non nascondono più le zanne del nichilismo economico. Inconciliabile con le maggioranze sociali, con le nazioni e i popoli, con l'umanesimo e la tradizione.


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