sábado, 1 de marzo de 2014

Chi sostiene l'euro lavora per i grandi banchieri

 Coriolanis Spariscono a vista d'occhio le “ragioni“ dei favorevoli all'opzione del sostegno “più a sinistra” (o più a destra”) nel format elettorale disponibile. Finora serviva per catturare consensi alle fantasmali forme-partito che -dalle due sponde dello stesso fiume- hanno sempre convogliato le acque verso la diga del potere reale sovranazionale.
Non vi è dubbio che chi sostiene l'euro sta facendo il gioco della grande banca internazionale. Chi sostiene l'euro, proiettando nel futuro le scelte decisive per cambiare rotta, svolge la mansione di recuperare “voti difficili” per gli ultras liberisti che hanno plasmato l'Europa così com'è oggi. Tanto i “liberali” che dirigono l'azzeramento delle libertà individuali e la creazione di mostruosi monopoli internazionali, come la “sinistra” che è coautrice del medesimo disegno antipopolare e antinazionale. Differenze? Una inalbera la bandiera delle nozze gay, l'altra no. L'agenda economica è identica. 

E' una frottola raccontare che facendo un pò di "fronda” a Strasburgo sarà possibile  cambiare rotta. Il Parlamento europeo non ha alcun potere sulla Commissione, non può neppure convocare o interpellare il boss del racket-BCE. Ha la funzione di ratificare -post festum- ogni decisione di Bruxelles e Francoforte.


Le due correnti del neoliberismo europeo sono accomunate dal disprezzo verso la sovrantità nazionale, e la combattono con estrema determinazione. Con sarcasmo e calunnie. linciaggio mediatico e rumore di manette. I "socialismi" che vinsero furono quelli che poggiarono su una base nazionale, non sul globo terracqueo. Chi non coniuga l'istanza etica dell'equità con la sovranità, ripete uno sterile ideologismo o un vuoto “fideismo modernista”.


Soprattutto in quest'ora buia di offensiva generalizzata dispiegata dal governo mondiale, ad azzeramento avvenuto dei partiti-sindacati, stato sociale e società civile come elementi di un patto sociale, che garantisca lavoratori e cittadini. Oggi, negare o privarli anche dello scudo strategico della sovranità, significa facilitare il neo-assolutismo. Li consegnano disarmati alla dittatura finanziaria, che d'un solo colpo privatizza anche il potere politico. Essa sì è “internazionalista”, “non ha nazione” e fa la “rivoluzione” dall'alto e da dietro. Riconosce come sua unica patria l'economia che dovrà imperare incontrastata al di sopra degli uomini atomizzati e delle cose.


Fare corrente, entrismo, opposizione interna ai due contenitori politici autorizzati, è parte dello sterile gergo concettuale della politica mummificata. L'UE è troppo liberoscambista e autoritaria per essere riformabile. Non c'è bisogno di veggenza per sapere che comunque verrà alla superfice il movimento reale che rigetta l'euro, identificato come un'arma insidiosa. La partita, però, non si definirà nel giro elettorale del 14/5. 

L'emersione del fronte antiliberista, in tutta la sua estensione e profondità, e in ogni teatro d'operazione nazionale, è una accelererazione per la successiva rottura articolata e il recupero dell'iniziativa. Dentro le istituzioni snaturate e sabotate dalle elites, e fuori sul territorio geografico e sociale. La morsa anti-oligarchica dovrà dotarsi di queste due ganasce perchè il gioco si farà duro, con arbitri comprati e regole cambiate in corso d'opera.

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