viernes, 7 de agosto de 2015

Venezuela: Dieci anni di TeleSur

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Finanziamento di TeleSur: Argentina con 20%, Bolivia 5%, Cuba 19%, Ecuador 10%, Nicaragua 10%, Uruguay 10% e Venezuela con il 51%

Luis Britto Garcia Cinque megamonopolii privati della comunicazione decidono quel che si vede e si ascolta nei media. In ogni paese, una manciata di magnati opera come loro agenti e ne amplifica le decisioni e le politiche. Per contrappesare questa dittatura mediatica, raccomandiamo insistentemente: 1) La sanzione di norme che obblighino a trasmettere informazione veritiera, opportuna e imparziale; 2) La creazione di organismi che la applichino; 3) L’educazione e organizzazione degli spettatori per metterli in grado di decodificare
i messaggi dei monopoli e di far valere i propri diritti; 4) La creazione di mezzi di comunicazione liberi, alternativi e comunitari; 5) L’istallazione di emittenti di servizio pubblico.

2.
A questo risponde la creazione della Nuova Televisione del Sud (TeleSur) dieci anni fa, a metà del 2005. La situazione del Venezuela lo esigeva. Nel paese operavano un centinaio di giornali, un altro centinaio di emittenti televisive e più di un migliaio di radio private, tutti portavoce degli imprenditori che tifavano freneticamente per la caduta del governo eletto. Quello dell’aprile 2002 è stato un golpe mediatico: le emittenti private con la loro tecnologia superiore, avevano messo il silenziatore al governo, diffuso la falsa notizia della rinuncia del Presidente e nascosto dietro un blak-out comunicativo la marea popolare che gli stava restituendo la sua carica.

Un lavaggio del cervello mediatico accompagnava lo sciopero dei padroni e il sabotaggio petroliero cominciato nel dicembre di quell’anno: per due mesi e mezzo, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, tutte le radio e le televisioni private trasformavano i loro programmi abituali in un continuo appello a far cadere il governo legittimo, il quale contava solo su una televisione e una radio, che non avevano una portata nazionale.
Con l’appoggio del popolo ha resistito fino a che lo sciopero dei padroni si è sciolto da solo. Il bolivarismo non poteva aspettare, disarmato, un altro assalto. Ha potenziato Radio Nacional y Venezolana de Televisión, ha inaugurato una politica di creazione di emittenti di servizio pubblico ma anche radio alternative, libere e comunitarie, e ha inaugurato TeleSur.

3.
Attualmente, in Venezuela operano 2.896 media, dei quali solo il 3.22% sono di servizio pubblico, il 20.76% sono comunitari e il 65.18%, circa 2.322, sono privati e quasi all’unanimità dell’opposizione. I media comunitari sono di portata limitata e sono effimeri, ma la percentuale rivela l’apparizione di un importante settore comunicativo popolare di media, come a loro piace definirsi, comunitari, liberi e alternativi. I canali di servizio pubblico appartengono in buona parte alla Chiesa, come nel caso della Televisora Andina de Mérida, il Canale dei Niños Cantores di Maracaibo, Vale TV a Caracas, o ad associazioni private. Sei divulgano messaggi di organismi pubblici. Quanto ai canali di diffusione, la destra all’opposizione esercita una brutale egemonia. Perché, in una simile situazione di inferiorità mediatica, il bolivarismo ha vinto 18 di 19 tornate elettorali?

Grazie al suo messaggio che predica democrazia contro la dittatura dei padroni, fraternità contro razzismo, solidarietà contro discriminazione, patriottismo contro vendipatria, pace contro violenza golpista e terrorista, e educazione, salute, assistenza sociale gratuita per tutti.

4.
Nel Primo Incontro Internazionale di Intellettuali con la Rivoluzione Bolivariana abbiamo proposto una televisione di portata latinoamericana, badando che il progetto deviasse verso un ente assolutamente autonomo, indipendente e al di sopra dei governi. Il 24 luglio 2005, nel 244° anniversario della nascita di Bolívar, Hugo Chávez Frías ne ha fatto una realtà e ha convocato un consiglio di esperti, di cui formavano parte Ignacio Ramonet, Danny Glover, Eduardo Galeano, Adolfo Pérez Esquivel, Tarek Alí, Chiqui Vicioso, il promotore del software libero Richard Stallman, Aram Aharonian e io stesso. Così è cominciata TeleSur con quattro ore al giorno di programmazione, per rafforzare il progetto di integrazione latinoamericana del Libertador.

5.
Adesso TeleSur viene diffusa in quattro canali UHF in Venezuela, cinque in Ecuador, 13 canali satellitari e una dozzina via cavo. A volte arriva attraverso operatrici internazionali per sottoscrizione. La portata è maggiore di quanto potessimo immaginare. Grazie a TeleSur, sono venuto a sapere, in un modesto alberguccio di Vienna, della morte di Eduardo Galeano seguito da un magnifico programma commemorativo. Hanno contribuito al finanziamento di TeleSur l’Argentina con un 20%; la Bolivia con un 5%; Cuba con un 19%, l’Ecuador son un 10%; il Nicaragua con un 10%; l’Uruguay con un 10% e il Venezuela con un decisivo 51%.

6.
In dieci anni, TeleSur accumula successi come la diversa estrazione regionale dei suoi presentatori e anchorman, che ci abitua alla meravigliosa varietà di accenti e di tratti latinoamericani e caraibici. Accumula punti, come aver smontato le accuse che Gheddafi avesse bombardato i manifestanti. Soffre di persecuzioni, come l’arresto di suoi giornalisti in Colombia e in Honduras. Commette errori, come quello di imitare la CNN con schermi affollati di loghi e inserzioni che disturbano la percezione di quel che viene trasmesso. Serve da punto di riferimento per smentire, chiarire o invertire le brutali campagne di diffamazione delle multinazionali dell’informazione. Ma soprattutto continua ad essere la voce del grande progetto di integrazione della Nostra America, che passo dopo passo, si va realizzando.

fonte nostramerica qui

(La Jornada, 26 luglio 2015)
*Scrittore e storico venezuelano, Premio Nazionale di Letteratura 2001.
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