sábado, 16 de agosto de 2008

Bolivia, isolare i fondamentalisti

di Andrés Soliz Rada

Non appena si è avuta notizia del trionfo di Evo Morales al referendum di revoca, i fondamentalisti della “media luna” hanno mostrato il loro carattere più radicale: devoluzione TOTALE alle regioni delle Imposte Dirette per gli Idrocarburi (IDH l’acronimo in castigliano); RITIRO del progetto della Costituzione del MAS, progetto approvato a Oruro; applicazione veloce degli statuti autonomistici; convocazione a elezioni delle autorità di Santa Cruz; creazione delle forze dell’ordine e delle istituzioni per l’amministrazione delle imposte di questo dipartimento.

Solo con la richiesta della devoluzione parziale delle IDH, con modifiche nel citato progetto della Costituzione e per sospendere l’applicazione dello statuto, il panorama ne risulterebbe differente. Nell’altro orecchio, il Viceministro della Decentralizzazione, Fabián Yasik, che è parte della linea dura del Governo, ha indicato che i risultati della consultazione implicano la non modificabilità del documento di Oruro.

Il punto focale di questo testo è il riconoscimento delle 36 nazioni indigene. In accordo con la Confederación de Indígenas de Bolivia (come pubblicato su “La Prensa” del 3 agosto 2008), la nazione Nahua conta 15 individui, la Pacahuara 25, la Guarasugwe 31, la Yaminahua 39, la Reyesana 53, la Yuki 153, la Tapiete 174, la Machinieri 195, la Moré 360. Quando gli antropologi hanno individuato le nazioni Toronoma e Joaquiniana non hanno trovato alcun individuo. Se ne erano già andati. Si tratta di 11 nazioni con meno di 400 individui. Altre 15 non arrivano a 3000. Le uniche nazioni con popolazioni significative sono la Chiquitana (61.250 individui), la Moxeña (76.073), la Aymara (1.549.320) e la Quechua (2.556.277).
Il progetto riconosce 36 lingue ufficiali, inclusa la Toronoma e la Joaquiniana.
Quello che non si capisce è che è stato redatto a fine del 2007, tre anni dopo il censimento del 2004, un testo dal quale abbiamo tratto i dati citati. In quella occasione già era chiaro che lo Stato Nazionale deve prestare attenzione a tutte le etnie e deve rispettare le singole culture, senza dovele convertire nella nazione immaginata dalle ONG (Organizzazioni Non Governative).

In accordo al censimento, gli indigeni sarebbero 4.5 milioni. I restanti 5.5 milioni di Boliviani non risultano in questo documento perché la Bolivia, come repubblica, non è menzionata. Nemmeno i meticci, né i meticci indigeni, visto che 35 anni dopo l’arrivo di Francisco Pizarro in Perù (1567), il soldato Castro ha inviato al re di Spagna questo avviso: “Ci sono tanti meticci in queste terre, e ne nascono ogni ora, che sarebbe meglio che Vostra Maestà inviasse un ordine affinché nessun meticcio o mulatto possa detenere armi, pena la morte, perché questa è gente che con il trascorrere del tempo diventerà pericolosa” (Alejandro Lipschutz).
Quanto è cresciuto il numero dei meticci in mezzo millennio?

Rafael Correa ha lanciato un progetto costituzionale che riconosce gli indiomi dei nativi nell’ambito geografico corrispondente e il casigliano come lingua che vincola gli ecuadoriani tra loro e con il resto dell’America Latina. Nei giorni scorsi, il Presidente Morales ha annunciato l’entrata in funzionamento di tre facoltà universitarie indigene. In una si parlerà aymara, in una quachua e nella terza guarnì. La seconda lingua facoltativa può essere scelta tra casigliano e inglese.
Evo Morales è al massimo del suo prestigio politico contando sui due terzi del voto boliviano. Il prefetto di Santa Cruz, Rubén Costas – che si fa chiamare “governatore”- ricorda a sua volta che anche lui ha ottenuto i due terzi dei voti. Costas dovrà ammettere che l’appoggio al Presidente è tanto forte a livello nazionale che pretendere di imporre un separatismo di fatto è impossibile. Ma è possibile che la Bolivia si fratturi in 36 nazioni indigene. Un dialogo proficuo è possibile solo tra quanti credono nell’unità nazionale.
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