viernes, 4 de diciembre de 2009

Messico:Repressione omicida contro attivisti sociali

Flor Alicia Gomez López
Clara Ferri
Citta del Messico, Il sessennio di Felipe Calderón si contraddistingue come quello che ha più morti sulla coscienza. Non bastavano le migliaia di morti per l’assurda guerra governativa al narcotraffico, che ha gettato il paese in un clima di terrore e violenza generalizzata. Non bastavano gli effetti nefandi della politica governativa neoliberista su una popolazione in stragrande maggioranza in povertà ed estrema povertà.
Bisognava anche passare alla criminalizzazione della protesta sociale, forse per scongiurare il pericolo di una possibile nuova rivolta evocato dal Bicentenario dell'Indipendenza e dal Centenario della Rivoluzione.

Fare attivismo politico e sociale non solo viene visto male dalle autorità (come è sempre stato), ma può addirittura costare la vita. È quello che è successo al genero di Marisela Ortiz, fondatrice dell'associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa (NHRC), creata da parenti e amici delle centinaia di giovani donne scomparse o assassinate a Ciudad Juárez da circa 16 anni al fine di fare chiarezza sulle loro morti.

Il giovane ventisettenne, di nome Jesús Alfredo Portillo Santos, studiava disegno grafico presso l'Universidad Autónoma de Ciudad Juárez (UACJ) e collaborava con NHRC. Qualche giorno fa aveva participato ad un incontro di giornalisti, dove aveva criticato le misure poliziesche adottate negli ultimi tempi nello Stato di Chihuahua.
Il 28 novembre si trovava in un negozio e sono sopraggiunti due tizi che hanno sparato a più non posso, inferendogli varie ferite mortali. Non è la prima volta che Marisela Ortiz e altri membri dell’associazione ricevono minacce di morte, rivolte sia a loro che ai loro parenti. Anzi, Marisela è sopravvissuta a ben due attentati. Questa volta le parole si sono tradotte in fatti.

E non è l’unico caso: il 29 maggio scorso il professore universitario Manuel Arroyo Galván è stato assassinato con sei colpi di pistola alla testa per la sua militanza in varie ONG, e l'attivista Alicia Salaiz Orrantía è stata “castigata” con l’uccisione del marito l'8 ottobre e del figlio l'anno prima.

Ma non è tutto. Il 30 novembre scorso quattro uomini incappucciati hanno rapito, violentato e ucciso la maestra di scuola materna Flor Alicia Gómez López nella zona di Tomochi, nello Stato di Guerrero, intercettandola mentre viaggiava su una statale. Flor era nipote di Alma Gómez Caballero, attivista dell'associazione Justicia para Nuestras Hijas e del Centro de Derechos Humanos de la Mujer, e di Eduardo Gómez, dell'organizzazione El Barzón. Il cadavere della giovane donna è stato ritrovato la domenica successiva circa a 200 metri dal luogo del sequestro.

Il 12 novembre lo studente di sociologia della UAM Xochimilco, José Manuel Esquer Gutiérrez, è stato picchiato da vari uomini per aver partecipato allo sciopero nazionale del giorno prima in appoggio al Sindacato Mexicano degli Elettricisti (SME), dissolto in ottobre per decreto presidenziale.
Il messaggio è chiaro: non alzate troppo la cresta perché vi può costare la vita.
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