martes, 14 de septiembre de 2010

America latina: La programmazione di un saccheggio (1/2)

le caste militari latinoamericane, e i loro governi, sono state alternativamente osteggiate o usate dagli USA: dipende se le corporations fanno buoni affari o no -

Enzo Caprioli

Nei Paesi latino-americani, nell’ultimo mezzo secolo ci sono state tre differenti fasi storiche, tutte improntate dal tentativo di affrancamento almeno parziale dal gioco statunitense, ma ciascuna di esse ha fallito. Una prima fase fu caratterizzata dalle cosiddette dittature militari, una seconda fu quella dei governi neoliberali e la terza, può essere definita come fase dei governi popolari con impostazione personalistica da parte del premier (Lula in Brasile, Chavez in Venezuela, Morales in Bolivia…).


Le dittature militari, nell’immaginario della sinistra, vengono viste come l’espressione più diretta del colonialismo USA: questa è in realtà una semplificazione ideologica. Certamente andrebbero analizzate le situazioni di ciascun Paese e le figure rappresentative che ne sono state parzialmente artefici; si può però in generale affermare con attendibilità storica che le caste militari, con i loro governi, siano state alternativamente osteggiate o usate dagli USA. (NdR. Perón non è la stessa cosa che Pinochet, e il trattamento riservato a Velazco Alvarado non è uguale a quello che gli USA diedero a la Junta militar argentina).


La regola era sempre la stessa: finché il governo in questione consentiva alle corporation buoni affari (leggi saccheggio) c’era il sostegno da parte USA, quando il governo cercava di riorganizzarsi attorno al concetto di sovranità nazionale allora veniva finanziata ed armata l’opposizione. Gli USA hanno alimentato lotte civili che sono costate, ad esempio, 50.000 morti in Nicaragua, 100.000 morti in El Salvador, 250.000 morti in Guatemala.

La strategia neocolonialista ormai consolidata comporta il mantenere una profonda frattura tra le maggiori componenti sociali della nazione suddita; quando una delle due rischia di prevalere nettamente si infiltra e si finanzia quella avversa. Antifascismo e anticomunismo sono le forme ideologiche che giustificano i vari spostamenti tattici.

La fase storica peggiore in America latina è arrivata dopo le dittature e si è trattato di quella dei governi neoliberali; governi il cui avvento è stato favorito rito dal collasso economico pilotato dalla grande finanza, ma imputato alle giunte militari.

Le misure prescritte dagli USA, note come “Consenso di Washington” (1) ai governi che hanno sostituito queste giunte, sono esattamente le stesse che l’Europa degli ultimi dieci anni ha adottato e sta adottando: liberalizzazione dei mercati e allentamento dei vincoli di ogni tipo, privatizzazione delle aziende, beni pubblici e funzioni pubbliche, elevata imposizione fiscale che soffoca i piccoli operatori economici nazionali a vantaggio dei colossi internazionali (che hanno strumenti per gestire e raggirare il fisco), riduzione della spesa pubblica con piani di rientro del debito; in altre parole potere e discrezionalità nazionali pesantemente ridimensionate e subordinate alle direttive generali del grande capitale (2).

Con gli anni novanta si concluse una fase di lotte intestine provocate dagli USA, per approdare all’abbandono totale della sovranità da parte dei vari stati nei settori strategici e strutturali della vita nazionale. Ad esempio, con la privatizzazione dei sistemi pubblici dell’educazione e della salute non si ebbe qualificazione dei servizi bensì riduzione della loro fruibilità e soprattutto perdita di redditi sicuri per le famiglie degli insegnanti e dei sanitari, con limitazione anche nella loro dignità e libertà professionale.


La svendita delle imprese pubbliche nei comparti strategici di energia, trasporti, acqua e telefonia… avrebbe dovuto ridurre il costo dei servizi stessi, ma ne ha invece peggiorato la qualità, creato giungle tariffarie, minato la già scarsa efficienza delle reti di collegamento e cancellato posti di lavoro relativamente stabili. Tutto ciò è accaduto in un contesto sociale già povero e male organizzato rispetto al nostro, ma i danni sono stati dello stesso tipo.

Il comparto produttivo che vale la pena di osservare con maggiore attenzione è quello dell’agricoltura, perché essa è la base su cui poggia l’economia reale di ogni nazione. In Europa stiamo assistendo proprio in questi mesi ad una manovra assurda sui prezzi all’origine, che sta mettendo in ginocchio i produttori di latte, bestiame da carne, di prodotti agricoli per l’alimentazione umana. Vediamo ciò che è accaduto in America Latina nel periodo dei governi neoliberali.

Con la privatizzazione del sistema creditizio, il grande capitale ha concesso credito laddove c’era maggiore opportunità speculativa, abbandonando la clientela più frammentata. Il commercio più della produzione ed i grossi clienti più di quelli piccoli hanno beneficiato del credito, che prima invece sosteneva a pioggia un po’ tutte le componenti sociali ed i particolare i piccoli allevatori ed agricoltori (3).


I contadini, non più sostenuti da un sistema creditizio pubblico con una certa attenzione sociale, spesso finivano col dover ipotecare la loro terra per acquistare sementi, concimi e quant’altro. Dalle ipoteche alla perdita degli appezzamenti il passo era breve, poteva bastare una stagione agraria sfavorevole, un uragano o anche soltanto una flessione del prezzo di vendita del raccolto sui mercati, dovuto magari alla speculazione. www.italiasociale.net/economia10/economia080910-1.html

continua

NOTE
(1) Questo è il nome del documento, derivato da una riunione tra l’establisment USA e 10 capi di stato dell’America Latina, in cui si prescrivevano le misure per “riformare” la politica economica in quell’area del mondo. Il termine era stato coniato nel 1989 dall’economista John Williamson dell’Istituto di Economia Internazionale nella capitale statunitense; egli mise a punto i dettagli economici per l’attacco neoliberista degli anni Novanta ai popoli latino-americani.


(2) In questi ultimi anni, rispetto al periodo del Consenso di Washington, le strategie neocoloniali in America Latina sono sempre le stesse, ma ne è cambiato il nome; in particolare nel Centro America da circa sei anni lo strumento di penetrazione economica da parte del macrocapitalismo si chiama Tlc (trattato di libero commercio). Sono sempre stati accordi con gli USA ma, per la prima volta nel 2008, è stato siglato un Tlc con l’Europa; si tratta dell’Acuerdo de Asociaciòn entre América Central y la Uniòn Europea, esso ripropone i contenuti liberisti dei soliti Tlc oltre ad intenti di dialogo politico. Non dobbiamo pensare che si tratti di un accordo tra Popoli, perché in realtà promotori e fruitori di questi accordi sono sempre le multinazionali, che in questo caso hanno usato per i loro scopi la piattaforma europea anziché quella atlantica.


(3) Dal 1993 al 2003, ad esempio, in Nicaragua il credito verso i produttori agricoli è passato dal 34% al 4%. Contestualmente nella regione venivano importati cereali dal Nord America, produzioni che il governo statunitense sovvenzionava per favorirne la vendita. Poi si pretende che l’Europa smetta con le Pac nel 2012!?

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