viernes, 1 de octubre de 2010

COLOMBIA: Le linee nascoste della sua mano corruttrice

Nessun cambiamento sarà possibile senza smantellare l’economia narco- mafiosa e la ragnatela di complicità - Gli effetti nelle zone coltivate - Intervista a Fernando Dorado.

Tito Pulsinelli
Il traffico internazionale di eroina e cocaina non è altro che un flusso di capitali senza controllo da parte del potere globale, occulto e parallelo, che dirige questo campo dell’economia capitalista.
Può essere confrontato con la vecchia pirateria nella fase iniziale della rivoluzione industriale. Adesso, nel momento del suo aperto declino, in piena crisi sistemica globale, le narco-mafie dei vari continenti hanno la capacità di generare grandi risorse finanziarie, il cui terminale è il sistema bancario e borsistico degli Stati Uniti. Questo narco-potere, dai tempi in cui i sandisti entrarono vincitori in Managua, trafficava direttamente l’eroina asiatica per finanziare clandestinamente i mercenari anti-sandinisti. Era l’operazione “Iran-Contra” in cui erano coinvolti ufficiali e CIA, che fece parte dello scandalo Watergate.

Viktor Ivanov, direttore del Servizio Federale russo per il Controllo delle Droghe (FSKN), avverte che il narcotraffico con base in Afghanistan alimenta il terrorismo che destabilizza l’Asia centrale e che-tra le altre cose- attacca anche ai militari degli Stati Uniti e della NATO. Tuttavia, l’ufficiale britannico Richard Connelly, inspiegabilmente ha dichiarato che “(...) l’eliminazione delle coltivazioni per le droghe spingerebbe i poveri nelle braccia dei talebani”. Al contrario, è noto, che il governo talebano del mullah Omar, poco prima dell’invasione, aveva vietato la semina di tulipani.

L’altro braccio dell’economia narco è in Colombia dove-nonostante i grandi investimenti bellici e la presenza militare degli USA- la produzione di cloridrato di cocaina è in continuo aumento. Abbiamo chiacchierato con Fernando Dorado, dirigente sociale del sud della Colombia, per esaminare gli spigoli di questo fenomeno. Le sue conseguenze nella vita delle comunità della sua regione, dove in questo momento si concentra la produzione delle foglie di coca. Lì, l’economia mafiosa riesce a coinvolgere migliaia di contadini e braccianti indigeni, discendenti africani e meticci.

Tito Pulsinelli: Gli spettacoli televisivi popolari (telenovele o “soap opera”) mostrano come appartenere alle reti della narco-economia è considerata una via sicura per l’ascesa sociale. Le telenovelas riflettono- o promuovono- questa scorciatioia, senza molte inibizioni. E’ finzione o riflettono la realtà? Fino a che punto questi modelli hanno veramente modellato la società colombiana?

Fernando Dorado: Ci sono due aspetti per affrontare tale questione. Uno, le telenovelas riflettono la realtà vissuta dal nostro popolo, che ha cause reali nella nostra situazione economica e sociale. Ben trattato l’argomento potrebbe contribuire a costruire una visione critica che mostri la realtà, in tutta la sua dimensione. Che mostri cosa -quell’ascesa economica- significa in termini di costi sociali e culturali per la nostra società: null’altro che criminalità, morte, corruzione, degenerazione e decomposizione sociale.

Ma, il trattamento che molte di quelle telenovelas o programmi televisivi danno all’argomento, stimolano una certa permessività di fronte al problema. Rispecchia il comportamento della classe dominante colombiana che ha lucrato economicamente, ipocritamente e in modo immorale con questo affare illegale.
Il problema in Colombia è che- per condizioni storiche- questa economia illegale si è potuta consolidare approfittando del bisogno di sopravvivere delle persone. E di una certa inclinazione culturale popolare che si caratterizza per la creatività dell’“arranggiarsi”, la tendenza a violare leggi come una forma di resistenza storica al potere, prima coloniale spagnolo e poi oligarchia “creola”.

TP: Il ciclo produttivo della cocaina- dalla semina, raffinazione, esportazione- si cristallizza in un fenomeno macro-finanziario dove l’economia illegale e criminale riesce a mettersi a livello della produzione lecita. E’ un' esagerazione?

FD: No, non è una esagerazione. In Colombia dagli anni '70, prima con la marijuana, dopo con la cocaina e negli anni '90 con gli oppiacei, si è costruita un’economia parallela. Questa include un’ampia rete di traffico di beni, armi, riciclaggio di denaro. Ultimamente, coinvolge anche il traffico di migranti associato alla “tratta delle bianche” ed altri mercati illegali. Negli anni '80 e '90 quest' economia era monopolizzata dai grandi cartelli di Medellìn e di Cali. A livello globale più del 90% delle risorse che muove quest’economia alimenta il sistema finanziario internazionale.

Questo è già stato verificato e studiato da economisti colombiani come Salomon Kalmanovitz e a livello mondiale da importanti centri di studi. Questa economia illegale non può essere messa in condizioni di parità con l’economia lecita- perché formalmente è “vietata” ed illegale. Però, nella pratica, l'oligarchia sa che il movimento economico e le risorse che fornisce sono un supporto importante dell’economia lecita. Se non esistesse questo flusso di denaro sarebbe ancora più evidente la crisi del settore agrario. Si approfondirebbe la crisi del modello basato sulla grande proprietà terriera e del monopolio assoluto dell’economia colombiana da parte di alcuni gruppi economici legati alla potenza capitalista imperiale.


TP: Si dice che le mafie italiane partecipano alla creazione del 25% dell’economia. Qual è la quota PIL che corrisponde ai narco- cartelli?

FD: Nel caso colombiano la cifra può essere simile, anche se i dati sono nascosti dalla Banca della Repubblica e dall’ establishment. In questo momento non esistono studi seri che tengano conto dell’insieme delle operazioni produttive, economiche e finanziarie che si muovono a partire da questa economia “illegale e parallela”. Non sono interessati a riconoscere la verità. Sia in Colombia che a livello mondiale, se finissero con questo affare, i grandi cartelli finanziari vedrebbero colpiti i loro guadagni e, in questo momento di crisi economica e di recessione, sarebbe un problema di difficile risoluzione per la plutocrazia capitalista. La droga e il traffico illegale sono una fonte inesauribile di profitti finanziari ai quali non rinunceranno facilmente!

TP: Quali sono gli effetti sulle zone rurali, cioè dove si semina e si raccoglie? Come riescono a coinvolgere i contadini?

FD: Gli effetti dell’esistenza di questa economia tra le comunità contadine, siano queste indigene, meticci, o di origine africana, sono gravi e diversi. In una prima fase, la gente faceva fuori le sue coltivazioni tradizionali per sostituirle con la coltivazione della coca. Questo spazzava via economie tradizionali, portatrici e risultato di importanti conoscenze culturali, oltre ad essere il supporto alimentare della popolazione. Inoltre, arrivando somme di denaro esorbitanti, si generava ogni sorta di disgregazione sociale: alcolismo, prostituzione, crimine e morte.
In alcune regioni della Colombia, dove le comunità erano fragili per effetto della violenza ed altre cause, la grande conseguenza del narcotraffico è stata la concentrazione della terra nelle mani dei narcotrafficanti e proprietari terrieri alleati.

Utilizzarono gruppi armati illegali per far sfrattare i contadini attraverso lo spostamento forzato, che fu la base sociale ed economica sulla quale si è consolidato il paramilitarismo terrateniente. Oggi il principale problema è che l’espansione delle coltivazioni verso zone come la Costa Pacifica è usata calcolatamente da interessi imperiali. Per annullare il controllo territoriale che comunità indigene e di origine africana hanno, ed appropriarsi così di ampie zone strategiche, comprese le loro ricchezze.

I bisogni materiali, la povertà, i conflitti familiari, mancanza di istruzione, e molte cause simili portano i contadini- ed anche i giovani dei centri urbani- ad impegnarsi in tale economia. Sono collegati in diversi modi. I loro figli cominciano come operai (li chiamano “raspachines” perchè l’azione di raccogliere la coca si dice “raspar”-raschiare). Il contadino delle zone marginali, colono, dell’unica cosa di cui vive in quelle regioni è della coltivazione e trasformazione della “base della coca” (stadio di base della trasformazione in clorodrato di cocaina).

Poiché l’economia contadina in quelle regioni è assolutamente insostenibile, oggi i grandi cartelli non esistono. Si è “democratizzato” il traffico dei prodotti chimici indispensabili e della droga stessa. Ora ci sono tante piccole reti che sono finanziate da trafficanti colombiani e messicani che controllano tutto dall’estero. Ultimamente si sono riattivate coltivazioni in Peru e Bolivia che -attraverso la via del bacino amazzonico- viene elaborata nella selva, raffinata e trasportata in Colombia ed esce dalla Costa Pacifica verso il Centro e Nord America.

TP: La propaganda ufficiale accusa le guerriglie di complicità con le mafie, etichettandole come narco-terrorismo. Nel sud colombiano, dove tu lavori a stretto contatto con organizzazioni sociali contadine e indigene....Cosa hai potuto osservare?

FD: A partire dal 1989, una volta finito il sostegno finanziario alla guerriglia colombiana, che in qualche modo arrivava dal blocco socialista, questa si vedeva spinta a ricorrere a sequestri, estorsioni o a riscossione di tasse per sostenere la guerra. Questo è stato applicato a tutti gli attori economici delle zone dove loro avevano presenza e controllo. La tassazione ai produttori diretti della foglia di coca e della base della cocaina fu chiamata “Grammatura” (da grammo).

TP: Tasse ai “raspachines”?

FD: Questa tassa veniva applicata al contadino produttore della foglia di coca e processore di “base”. I “raspachines” non vengono tassati ma li tengono in conto per molti lavori e attività che servono alla guerriglia in determinate circostanze. La tassa principale viene pagata dal narco- trafficante, per garantire la protezione e permettere loro l’attività.
E ' chiaro che in alcuni periodi e regioni l'insurrezione è stata complice con le mafie. Le ha lasciate “ingrassare” ed appropriarsi di terre, e dopo si sono trasformate in uno dei fattori anti- insurrezione più aggressivi.

La guerriglia, a causa del degrado della guerra, la lotta per il controllo territoriale di fronte ai gruppi paramilitari e lo stesso esercito ufficiale, ha dovuto impegnarsi nella gestione di alcune aeree della produzione e trasformazione. Con lo scopo di ottenere maggiori finanziamenti. Nel traffico verso l’estero no. E' molto difficile che sia coinvolta, in considerazione dei rischi che questo comporta dal punto di vista politico, ma anche per le conseguenze pratiche di controllare un’attività criminale a livello internazionale.

Questo richiede una struttura di reti e di affari che si possono costruire solo con una base nelle “lealtà mafiose”, accettando regole che richiedono un’alta sofisticazione criminale. Oltre ad una grande connivenza e compromessi con autorità corrotte di alto livello, nazionale ed internazionale.
Per la guerriglia non è necessario essere coinvolti in questo settore, anche se ci hanno provato e non hanno ottenuto dei buoni risultati. Questa realtà colombiana ha fatto si che certa mentalità “mercenaria” abbia permeato alcuni settori dell’insurrezione, e ciò ha avuto delle gravi conseguenze a livello di costi politici. Alcuni fronti dell’ELN sono stati decisi nell'opporsi a questo tipo di finanziamento, ma la realtà del nostro paese è che l’economia del narco-traffico fa parte della nostra vita. Nessun settore legale o illegale, armato o no, può sfuggire alle sue implicazioni.


TP: L'espropriazione delle terre ancestrali, ricche in biodiversità e minerali, si ottiene con la repressione, terra bruciata, lo spopolamento e la fuga forzata verso le città, o al di fuori del paese. E' opera delle forze armate e paramilitari, ma a chi restano quei terreni? Con quali capitali si dà un impulso all'estrazione?

FD: La dinamica in Colombia, se si fa una ricostruzione storica, consiste nel fatto che l’economia del narco-traffico è andata da un posto all’altro, a seconda del grado di repressione e di peggioramento del conflitto. Se si approfondisce ancora di più, si vede chiaramente come in determinate zone, si è promossa deliberatamente l’economia illegale per disarticolare la resistenza contadina.
Spezzare legami comunitari ed economie tradizionali è un modo d’integrare ampi settori della popolazione al mercato capitalista: questo comincia sempre con l’illegalità. Lì dove i contadini (indigeni, afro e meticci) vivono, c’è una ricca biodiversità e risorse naturali non sfruttate.

La legge colombiana e internazionale esige il rispetto di passaggi obbligatori per assegnare la concessione dello sfruttamento di queste aree (consultazione con le comunità indigene). La strategia delle grandi transnazionali alleate ai monopoli colombiani e alle mafie, è quella di usare l’economia del narco-traffico- associato a ogni forma di violenza- per espellere e spostare le comunità.
Questo processo si è verificato per appropriarsi di miniere d'oro, aeree strategiche minerarie, energetiche, colture di agro-combustibili o coltivazioni forestali. Sono finanziati da grandi aziende transnazionali come la Anglo Gold Ashanti, Smurfit Kappa, la Exxon e molte altre.

Lo Stato permette queste pratiche, le promuove in molte zone, e le élites politiche regionali sono gli agenti intermediari. Molta gente è stata corrotta e comprata per porsi a capo della popolazione delle regioni e località compite. Con lo scopo di convincere le comunità dei vantaggi di attirare investimenti stranieri, offrendo agevolazioni fiscali di grandi dimensioni, stabilendo delle “zone franche” ed altre modalità fiscali.

TP: Uribe ha ottenuto la piena istituzionalizzazione delle forze attive dell'economia criminale. Ha consegnato elevate quote di potere- in tutti i suoi livelli- alle mafie e ai paramilitari. Questo tipo di "governance" è ancora funzionante adesso? Ci sono contraddizioni con altri settori della società colombiana?

FD: Uribe è stato uno strumento dell’oligarchia colombiana e degli Stati Uniti per mobilitare le maggioranze nazionali contro l’insurrezione, e contro la resistenza popolare a questo modello depredatore. Oggi non hanno più bisogno di Uribe perchè è arrivato a promuovere e commettere gravi crimini che sono inoccultabili e che hanno generato unaa condanna internazionale.

Per questo hanno fatto un cambio di direzione su Santos, più che altro cosmetico, ma è indubitabile che possono presentarsi alcune contraddizioni di fronte alla gestione di certi aspetti della politica interna. Per esempio, nella devoluzione delle terre ai contadini sfollati: può diventare un punto di scontro tra l'oligarchia e alcuni settori della mafia proprietaria terriera che si sentirà colpita. Tuttavia, in sostanza, le condizioni della grande offensiva del capitale internazionale per estendere ciò che abbiamo chiamato "ri-primarization" dell’economia (NdR ritorno alle materia prime), restano con il nuovo governo. E’ solo cambiato il discorso, le figure nel governo e- per convenienza economica- hanno dovuto rivedere i loro rapporti con i governi del Venezuela e l’Ecuador.

TP: Recentemente il presidente messicano Calderon ed il suo predecessore Fox, hanno detto che la strategia militare della lotta alla mafia è un fallimento. Nell’ultimo triennio ammontano a 28.000 le vittime civili, nonostante l’esercito messicano sia statu completamente schierato contro i narco. Per la prima volta, alcuni governanti si pronunciano a favore della legalizzazione delle droghe. Come percepisce questa proposta?

FD: Mi sembra che sia positivo che si cominci a ri-pensare alla strategia di fronte all’economia del narco-traffico. Non sarà facile posizionare una politica di “regolamentazione”, “normalizzazione” e “legalizzazione” della produzione, elaborazione, commercio e consumo delle droghe come la cocaina e l’eroina. Principalmente per gli interessi finanziari che esistono dietro l’affare. Il governo degli USA, specialmente la CIA- ed è sufficientemente comprovato- ha usato molte di queste risorse per finanziare guerre clandestine e operazioni segrete. Ci sono molti settori interessati al fatto che quest’economia illegale sia mantenuta. Solo un grande movimento internazionale guidato da governi progressisti e democratici, potrà porre la questione all'ordine del giorno a livello mondiale. Questo svelerebbe e farebbe emergere tutti questi interessi camuffati.

TP: Nella sinistra latinoamericana c’è un rifiuto verso la “legalizzazione”, forse perché la interpretano come una resa o una concessione ai cartelli perché possano produrre, raffinare e commercializzare in santa pace. E’ evidente che senza alcune funzioni date chiaramente ai governi, c’è questo rischio. Qual è il punto di vista dei movimenti sociali nelle zone della coca?

FD: Qui in Colombia non si affronta questo argomento. E’ criminalizzata formalmente la produzione, ma- parallelamente- c’è una certa permissività. Tra le comunità indigene si lotta contro la criminalizzazione delle coltivazioni di coca. Lottiamo per l’accettazione legale e istituzionale dell’uso di questa pianta come parte della vita ancestrale dei popoli originari nei rituali e nella sussistenza.
A livello personale, credo che la legalizzazione e la regolamentazione della produzione della foglia di coca, la normalizzazione ed il controllo della produzione di cocaina, la sua distribuzione organizzata e controllata nei paesi consumatori, porterebbe alla rottura della logica economica dell’affare, che si sostiene principalmente con il divieto.

Legalizzando le droghe, i cartelli mafiosi velocemente spariranno, e le risorse che oggi s’investono nella falsa “guerra contro le droghe” si potrebbero usare per ristabilire economie agrarie produttive e per recuperare ambienti naturali fortemente colpiti dagli impatti della deforestazione di boschi e selve.
Si potrebbero usare,anche parte di quelle risorse, per trattare scientificamente la tossicomania e realizzare campagne di prevenzione tra la gioventù.

E’ evidente che l’affare e il mercato delle droghe è il riflesso di una profonda crisi dell’umanità. Ha a che vedere con il modello di alienazione consumista che ci siamo lasciati imporre dal sistema capitalista. E’ una crisi di valori spirituali che rende la dipendenza alle droghe, al lavoro, come allo stesso cibo (obesità, ecc) altrettante manifestazioni della strada senza uscita nella quale tutti gli esseri umani sono dentro. Per questo la lotta contro questa economia illegale è solo una parte della lotta contro il capitalismo.

Questa lotta sarà un’importante barriera contro le forze imperiali che hanno messo lo strumento criminale della produzione e del consumo di narcotici e stupefacenti al servizio della loro economia. Inoltre usano droghe come mezzo di controllo, penetrazione ideologica, sonniferi in ampi settori della società che se non avessero questo sfogo narcotico, cercherebbero strade rivoluzionarie per risolvere i loro problemi.
(traduzione di VANESA, voci dalla strada)
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