jueves, 21 de octubre de 2010

La Francia s'è desta...e l'Europa?

Tito Pulsinelli
I francesi stanno dimostrano con i fatti che rifiutano l’innalzamento dell’età pensionistica. Gli anziani non accettano di lavorare due anni in più, e i giovanni si uniscono a loro per scongiurare un futuro ben prossimo in cui non ci sarà pensione per nessuno.

A Londra, il governo ha deciso di fare a meno di mezzo milione di funzionari pubblici, falcidiare il bilancio e ridurre i fondi ad ogni ministero di ogni ministero. Con particolare attenzione a quelli che riguardano l’istruzione, pensione e sistema pubblico della salute. La cura da cavallo è per diminuire dell’11% il debito, appena un anno dopo i salvataggi con cui –attingendo dai fondi pubblici- resuscitarono le banche private. Sei mesi dopo la scellerata compra forzata di titoli del debito degli Stati Uniti.

A Madrid, dopo il dissanguamento dell’erario per salvare la banca privata che si era trionfalisticamente dilatata in America latina, hanno completamente privatizzato il contratto di lavoro. Con il 20% di disoccupazione reale, sia lo Stato che l’impresa privata, ora possono licenziare senza limiti per….”creare nuovo sviluppo” (sic).

La Grecia, ipocritamente indicata come la causa delle disgrazie d’Europa, è stata solo il teatro in cui è andata in scena l’anteprima del ballo in maschera che oggi è nei cartelloni di tutta Europa. Gli “aiuti” col contagocce fatti cadere dalla Banca Centrale Europea (BCE), gravati di condizioni drasconiane per i cittadini greci, sono stati del tutto simbolici. E’ arrivata la Cina che –a cambio del porto del Pireo e della flotta mercantile- sborserà i contanti sonanti, cioè riciclerà parte di quell’enorme stock di dollari inflazionati che ha ammassato.

In Romania, dopo l’harakiri del passaggio a tappe forzate dai monopoli statali a quelli privati, la globalizzazione “stile UE” ha imposto la riduzione secca del 20% dei salari. Con la caduta del potere d’acquisto, seguirà a valanga una minimizzazione dell’apparato productivo. E’ l’anticamera di licenziamenti di massa, come in tutta l’area ex-socialista.

Indipendentemente dall’etichetta autoadesiva che i governantisi si appiccicano per differenziarsi nel marketing telepolitico, il copione recitato è il medesimo. Estorcere più lavoro, minimizzarne il costo, abolire le residuali reminiscenze dello Stato sociale europeo. Privare di ogni diritto il mondo del lavoro e dei cittadini, con l’applicazione della ricetta con cui gli chef del Fondo Monetario Internazionale (FMI) hanno disastrato l’America latina.

I fallimentari tecnocrati di Bruxelles e del BCE, dopo aver irresponsabilmente portato da 10 a 27 i Paesi dell’Unione Europea, demolendo la loro economia reale in nome del sogno liberista del governo del “mercato&moneta”, oggi sono proni al FMI ed esecutori materiali della dittatura finanziaria. I politicanti dei perimetri nazionali si alternano e continueranno unutilmente alternarsi, sono le trascurabili facce della stessa moneta globalizzata. Neoliberismo di destra o di sinistra, null’altro. E’ l’evidenza drammatica del ritorno della lotta nelle piazze di Francia. Dopo Sarkozy torneranno i socialisti, e a Madrid i neofranchisti del PP prenderanno il posto di Zapatero, così come a Londra i conservatori hanno appena scalzato i laburisti.

Quel che non cambia è la musica e lo spartito. Dettato da elites non legittimate dal voto dei cittadini, inamovibili e ostili. Per i banchieri delle banche centrali, BCE e i “commissari” di Bruxelles, l’uomo è un utensile collaterale all’economia finanziaria. Si tratta di disegnare un’economia che giovi alle maggioranza sociale, non alle elites, banca privata, centri finanziari internazionali o poteri forti paralleli e/o occulti.

E la politica, cioè l’alterno balletto dei “politicanti” interscambiabili non sono di ausilio, come ci ricordano le piazze francesi.




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