viernes, 4 de enero de 2013

Chávez e i conti senza l'oste dell'opposizione venezuelana

Tito Pulsinelli
Caracas Il presidente Chávez soffre una "insufficienza polmonare", dopo l'operazione di tre settimane addietro, durata sei ore , avvenuta all'Avana. Questo è l'ultimo bollettino diffuso ieri a reti unificate dal ministro dell'Informazione Villegas. Non v'è dubbio sulla gravità delle condizioni che sta affrontando il leader venezuelano, in quella che è la sua battaglia più importante. Mentre la maggioranza dei venezuelani segue con apprensione, tristezza e sincero dolore questo evento, la parte più cavernicola dell'opposizione si abbandona a sconce manifestazioni di giubilo. Ancora una volta fa i conti senza l'oste e vende la pelle dell'orso prima di averlo abbattuto. In ogni caso, non si curano di contenersi per evitare l'esibizione di impotenza. Quel che non hanno potuto  e saputo ottenere con i voti, con il golpe, con il sabotaggio petrolifero, con la

Intervista a Radio Onda d'Urto
int-caracas-pulsinelli-su-malattia-chavez [Download]

speculazione finanziaria, con il terrorismo mediatico, si illudono di poterlo ricevere su un piatto d'argento, servito personalmente da Domineddio.

Sognano ad occhi aperti di riportare le lancette dell'orologio a 14 anni fa, e di procedere finalmente alla restaurazione perchè -alla fine- questa è la loro unica meta. Non cambio politico o correzione della rotta,  ma "semplice" (sic) restaurazione. Facile a dirsi. Dispongono di costosi e raffinati orologi, ma i bolivariani hanno il tempo. Lo scenario della restaurazione, via destabilizzazione preventiva, è l'eterna fuga in avanti dei perdenti e dei loro sponsor stranieri. In ottobre persero le elezioni presidenziali per KO tecnico e poi- appena due settimane fa- l'evaporazione nelle elezioni regionali, dove il movimento di Chávez ottenne la vittoria in 20 regioni su 23.

Lo scenario "restaurazione" è l'ossessione d'un gruppo di dirigenti politici senza un partito, o qualcosa che gli assomigli, che confondono l'unità con la convergenza elettorale su uno stesso candidato. Coabitano a fatica in uno spurio contenitore, frenchising di sigle e gruppetti, tra loro incompatibili. Privi d'un programma di breve periodo, per tacere di un progetto-Paese credibile, che superi lo stadio dello struggimento o la nostalgia del passato. La saudade, alternata alla rabbia, non ha finora quagliato un movimento coerente o consistente. La "restaurazione" è la facciata impolitica dell'immediatismo , il tutto-o-niente che ha causato loro sconfitte seriali. Non trovano un vaccino per immunizzarsi. 

Il movimento bolivariano di Chávez è una realtà che va oltre l'elettoralismo e la stessa politica; è una forza che si riconosce come comunità emozionale, con  identità di classe e una cultura nazional-popolare. 
Chávez è il prodotto dell'insurrezione popolare del 1989 contro il FMI e il bipartitismo e delle ribellioni militari del 1992. Queste sono le due ali del volatile bolivariano, il cui volo rimane di ampia portata, ben lungi dall'esaurirsi. Transizione? Sí, nella conduzione del gruppo dirigente formato da -e con- Chávez, sia ai vertici delle istituzioni che in quelle locali e territoriali. C'è un nuovo blocco sociale, espressione d'una emergente egemonia, in grado di pilotare con le mappe invarianti dello sviluppo nazionale autonomo e dell'unità civico-militare. Invarianza che garantisce la difesa e il rafforzamento dello Stato-sociale, inclusivo e sovrano, edificato nell'era di Chávez, resistente all'uragano globalista. Caratterizzato dalla crescita, però con ridistribuzione sociale.

Di fronte a questo, l'opposizione non esce dalla trappola della coazione a riproporsi  in permanenza come "partito imperiale". Di fatto, i suoi sponsor non cambiano: Washington, Madrid, FMI, fondazioni europee e nordamericane, Opus Dei, banchieri in fuga e latifondo mediatico transatlantico.


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