miércoles, 12 de febrero de 2014

Impossibile fare politiche eque rimanendo nell'euro

dall'intervista al prof grec0 Costas Lapavitsas
La posizione di Syriza non è maggioritaria all'interno della sinistra perché si oppone alla austerità, però scommette sulla moneta unica e la UE. Che significa questa presa di posizione nel quadro politico dell'Unione Europea? 

Per me é esattamente quello che vuole la classe dirigente europea. Perché Syriza dice: "Noi stiamo nell'euro in qualsiasi maniera, succeda quel che succeda, e inoltre saremo radicali".
Però la classe dirigente sa che questa opzione è impossibile. Il vero pericolo di Syriza è nella sua corrente più radicale - circa un 40% della coalizione - che non è d'accordo con questa proposta e può portare a una rottura. In altre parole, Syriza non è affidabile. É imprevedibile. Ed è proprio questa possibilità di una radicalizzazione della coalizione che preoccupa la classe dirigente europea.

Dall'altro lato, se Syriza vincesse le elezioni, le richieste popolari aumenterebbero, coinvolgendo anche la gente che adesso è pessimista e passiva. Con un Governo Syriza, si chiederanno misure sui salari, le pensioni ecc...ed è proprio questa la minaccia più temuta dai dirigenti europei. Inoltre, altri paesi europei penserebbero: anche noi possiamo fare lo stesso. É per questo che Syriza incarna una grande promessa e allo stesso tempo un rischio enorme.


Sembra che lei identifichi la sinistra con la linea che sostiene l'uscita dall'euro, perché?

Per me, questa linea è l'unica che apre alla possibilitá di fare politiche di sinistra radicale che cambino i rapporti di forza a favore del lavoro e contro il capitale; politiche necessarie per recuperare il danno provocato dalla crisi ai paesi europei negli ultimi anni. Sono politiche sensate, fondamentali, come ridistribuzione, controllo o nazionalizzazione delle banche, riorganizzazione della produzione. Secondo me questi cambiamenti sono impossibili restando dentro l'unione monetaria, e rappresentano l'esatto contrario di ciò che oggi significa l'Unione Europea.

Per essere più preciso:
un Governo radicale in Grecia dovrebbe rinunciare a pagare una parte importante del debito, che d'altro canto è insostenibile, come anche cambiare la politica fiscale e monetaria. L’austerità non è sostenibile, non possiamo scommettere su risultati di bilancio positivi. Bisogna fare politiche diverse, che permettano la crescita dell’economia. Un Governo radicale dovrebbe nazionalizzare le banche e creare istituti di credito pubblici che diano sostegno alla riorganizzazione della produzione. Se accettiamo queste proposte, ci rendiamo conto che non possono essere realizzate all'interno della struttura dell’unione monetaria di oggi.


Non crede che se arrivassimo ad una situazione in cui un governo potesse attuare queste riforme, la situazione politica in Europa cambierebbe tanto da arrivare a pensare di cambiare l’architettura della UE?

A volte la sinistra ha
bisogno dello Stato Nazione per proteggere i diritti dei lavoratori e i diritti democratici, non c’è nessun altro modo. I governi di Grecia e Portogallo non possono cambiare la struttura dell’Unione Europea, peró possono intervenire in Grecia e Portogallo. Naturalmente il mio non è un argomento nazionalista. In certe occasioni si possono usare i meccanismi di uno Stato Nazione per creare una corrente internazionale.

Se nel 2010 ci fosse stata la possibilità di una serie di governi di sinistra in vari paesi europei, potremmo anche parlarne, ma adesso siamo già al quarto anno di crisi. E in questi quattro anni la Grecia è stata distrutta, Portogallo e Spagna stanno molto male. Qui non si discute di casi ideali. E sappiamo che Syriza ha una possibilità reale di andare al Governo e deve decidere cosa fare qui e ora.

Se arrivi al potere senza un piano, pensando che vai a cambiare l’Unione Europea, la conseguenza sarà solo il caos. Però ci sono una serie di cose che si possono fare. Devi preparare la tua gente e mantenerla informata su cosa si può fare. Si possono coinvolgere le persone in questo processo, perché alla fine è proprio da li che ha origine tutta la tua forza.


Come si aspetta che affronteranno le conseguenze negative di questo tipo di transizione, per esempio i costi di tornare ad una moneta nazionale?
 
Devono capire che è una
scelta tra una morte lenta, che è quello che stanno sperimentando, o uno shock controllato dal quale poi uscire. Se sarà così, lo shock e la sua gestione sarebbero più facili:
si potrà intervenire sulla circolazione monetaria, nazionalizzare le banche e metterle sotto controllo pubblico e impedire la fuga dei capitali. Intervenire nei mercati del petrolio, dei farmaci e degli alimentari. Si creeranno dei fondi per coprire le necessità immediate fino a una normalizzazione della domanda. Si può fare tutto ordinatamente e in maniera controllata, se il Governo di sinistra è deciso a farlo.


Testo completo dell'intervista al prof, Costas Lapavitsas QUI



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