viernes, 16 de octubre de 2009

Messico: Si spegne la luce, si accende la speranza

Mezzo milione di persone protestano contro la privatizzazione dell'energia elettrica
Clara Ferri
Città del Messico, 15 ottobre 2009. Una multitudinaria manifestazione di oltre mezzo milione di persone ha paralizzato la città, in protesta contro il decreto presidenziale del 10 ottobre che ha cancellato con un colpo di spugna la compagnia parastatale Luz y Fuerza, incaricata della gestione dell’energia elettrica nella zona centrale del paese. Nel cosiddetto sabadazo, alle 11 di sabato sera sono state chiuse piantonate tutte le sedi della compagnia, impedendo l'ingresso ai lavoratori.
Strano, verrebbe da dire: stando ai mass media e al governo stesso, la stragrande maggioranza della popolazione è favorevole a tale decreto e contraria all’esistenza di Luz y Fuerza. I sondaggi parlano di 90 a 10. Eppure i fatti dimostrano che i numeri sono quanto meno alterati.
Esiste indubbiamente un’avversione generalizzata all'ente parastatale, un sentimento in parte giustificato dalla proliferazione negli ultimi anni di conti esorbitanti e bollette decuplicate, dal cattivo funzionamento generale e dai continui black out. La Procura dei Consumatori (PROFECO) ha uno sportello apposito per i reclami contro Luz y Fuerza, tanti sono i casi di denuncia e le misure legale prese nei loro confronti.
Ho sempre avuto l’impressione che dietro l’ondata di soprusi e di deficienze ci fosse una precisa politica governativa, avallata dai dirigenti di Luz y Fuerza con la complicità dei vertici sindacali, che mirava al discredito della compagnia stessa presso l’opinione pubblica e al tempo stesso cercava di mantenere in positivo le finanze della compagnia. Un modo efficace per giustificarne l’eventuale chiusura e la successiva apertura al capitale privato, nazionale e/o straniero. Non credo di essere andata molto fuori strada.
Ad alimentare l’avversione popolare c'è anche il fatto che il sindacato degli elettricisti (lo SME) ha ottenuto una serie di conquiste nel corso degli anni che fanno risultare questa categoria lavorativa “privilegiata” agli occhi del resto dei lavoratori messicani, sempre meno garantiti e retribuiti.
Ma è quando lo SME pretende di partecipare nella produzione di altre energie rinnovabili e non (solare, eolica, geotermica, nucleare) e, soprattutto, nella rete di fibra ottica in via di installazione in tutto il paese – un’attività molto attrattiva che è già stata promessa a due ex governatori statali - che il governo decide di togliere di mezzo l'impresa e lasciare in mezzo alla strada 42 mila lavoratori dall’oggi al domani. Per non parlare poi del fatto che lo SME è storicamente sempre stato protagonista di lotte sociali e politiche, ha accompagnato movimenti indigeni, studenteschi, operai e contadini, è un baluardo della sinistra non moderata e ha una grande compattezza tra i propri iscritti.
La giustificazione ufficiale è che Luz y Fuerza costa all’erario pubblico 42 miliardi di pesos annuali, che i lavoratori godono di privilegi da sultani e che il servizio è di pessima qualità, rendendo tanto urgente quanto necessaria la sua chiusura. In realtà, i lavoratori guadagnano in media 6 mila pesos mensili (circa 300 euro) ed hanno prestazioni che qualsiasi europeo giudicherebbe nella norma, ma che in Messico risultano essere un lusso, una rara eccezione.
L'industria elettrica è rimasta dunque scoperta. Il governo non è nemmeno stato in grado di sostituire i lavoratori licenziati in tronco con squadre di crumiri; per far fronte alle numerosissime richieste di manutenzione e alle proteste per i continui black out in tutta la zona metropolitana, è ricorso al più bieco e grossolano sistema: prelevare di peso, praticamente sequestrare, i lavoratori di Luz y Fuerza e obbligarli a prestare servizio. Situazione denunciata dallo stesso SME e da vari lavoratori ai pochi mass media ancora obiettivi.
Il governo Calderón sta cercando di accelerare il processo di smantellamento e di sgretolare l'unità sindacale, tentando i lavoratori con quantiose liquidazioni che si incrementano di giorno in giorno nella speranza di dividere i lavoratori in lotta.
Il dubbio che hanno espresso oggi i manifestanti è: se si permette al governo di cancellare dal panorama nazionale un sindacato “scomodo” e di mettere le mani sulle risorse energetiche (in particolare sull'energia elettrica nazionalizzata da Adolfo López Mateos nel 1960), a chi toccherà la prossima volta?
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