domingo, 18 de julio de 2010

Nuovi scioperi alla Honda di Foshan

La ditta ha deciso di non pagare gli straordinari e di aumentare il volume di lavoro nelle ore normali. Proibito ai media locali di pubblicare notizie sugli scioperi. Le autorità temono che gli scioperi si possano diffondere a macchia d’olio.

Quasi 200 operai di una ditta di Foshan, che costruisce pezzi per la Honda sono da quattro giorni in sciopero, domandando un salario più alto. L’amministrazione minaccia di licenziare almeno 90 fra gli operai più radicali se essi non ritornato tutti al lavoro.

Lo sciopero alla Atsumitec Auto Parts nel distretto della città di Nanhai, è iniziato il 12 luglio scorso, dopo che la ditta ha deciso di tagliare gli straordinari e aumentare il volume di lavoro nelle ore normali. L’amministrazione della ditta ha anche deciso di togliere due giorni di pasto mensa assicurato, al martedì e mercoledì.

I tagli sono in parte dovuti alla crisi economica globale, ma in questo modo gli operai vengono privati di gran parte degli introiti. Il loro stipendio mensile è di circa 1070 yuan (circa 122 euro). Di questo, circa quattro quinti va per le spese di trasporto, affitto e cibo. Essi perciò arrotondavano lo stipendio – che serve per inviare soldi alle famiglie in campagna – proprio con gli straordinari. Gli operai hanno chiesto alla ditta di aumentare di almeno 500 yuan la paga mensile. Va detto che gli stipendi dei migranti sono circa la metà dello stipendio medio dei residenti.

Alla minaccia di licenziare i 90 operai più radicali, gli operai hanno promesso che se ciò avviene, tutti abbandoneranno il lavoro e cercheranno mezzi legali per proteggere i loro diritti. Ai media cinesi locali è stato proibito di pubblicare qualunque notizia sugli scioperi. Le autorità temono che diffondendo queste notizie si inneschi una nuova serie di scioperi per aumenti salariali in tutta la provincia del Guangdong.

Nelle scorse settimane una serie di scioperi agli impianti di Honda, Toyota e altre ditte hanno garantito agli operai un aumento di salario. Negli ultimi 30 anni il modello di sviluppo della Cina si è basa proprio sullo sfruttamento di manodopera a basso costo, proveniente dalla campagna. Il Paese è divenuto più ricco, ma gli operatori di tale ricchezza rimangono esclusi dal benessere.

Secondo Lu Huilin, sociologo all’università di Pechino, le autorità devono cambiare il modello di sviluppo perché esso sacrifica la dignità di milioni di lavoratori. “[Il Paese] ha usato in modo enorme il lavoro a basso costo… ignorando i diritti umani egli operai e una equità sociale… I giovani operai migranti resistono allo sfruttamento per istinto… Ma se non si cambia, i problemi emergeranno a fiumi”.

http://www.asianews.it

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